Incontro con Diego Lerman, regista di "Tan de repente"

Da dove nasce l’idea di "Tan de repente"?

Il progetto è nato nel 1998 per un cortometraggio. Con un’amica abbiamo scritto la sceneggiatura, ispirandoci al libro di César Aire che è uno scrittore contemporaneo argentino, ed abbiamo filmato in super 8 in modo molto sperimentale. Poi pero’ ho voluto approfondire lo script ed i personaggi fino a farne un lungometraggio. Dal libro abbiamo preso completamente solo due scene ed i nomi dei personaggi, tutto il resto è una nostra invenzione.

Che cosa volevi rappresentare in questa storia?

L’idea era quella di parlare della solitudine dei miei personaggi. Una solitudine che li porta ad essere irrequieti. E’ solo un caso che le protagoniste siano lesbiche perchè non questo l’argomento fondamentale del film.

Ma alla fine le loro solitudini si incontrano per diventare famiglia…

Si’ ma è una famiglia funzionale, nel senso che serve ad ovviare alle loro solitudini.

Ma è stato difficile per te parlare di tre donne?

Credo che un regista possa parlare di qualunque cosa, non solo di ciò che è o di ciò che ha vissuto. Altrimenti non si potrebbero fare film in costume o film di fantascienza! Anche se il fatto che fossero donne in qualche modo mi interessava sia come sceneggiatore che come regista, in realtà per la storia non è importante il sesso delle protagoniste.

E l’idea del bianco e nero è legata ad esigenze di budget o è una tua scelta?

Sicuramente per il budget che avevo non sarei riuscito a fare un film a colori, ma questa storia me la sono immaginata in bianco e nero fin dalla sceneggiatura. Credo che il bianco e nero si addica meglio ai personaggi ed al tema trattato.

Francesca Manfroni

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