Renè
Problemi di peso? Nessuna paura: basta
fare un film e tutto si risolve! E’ questa l’idea che
sta dietro a "René" di Alain Cavalier. Infatti il
regista francese, dopo aver girato un documentario su una
compagnia teatrale che metteva in scena il "Britannicus"
di Racine, dove Joel Lefrancois interpretava Nerone, decise
di voler scrivere il suo film successivo "su
misura" per questo splendido e carismatico attore. Ma
mancava un’idea forte, perché tutte le sceneggiature che
venivano in mente a Cavalier sembravano in realtà troppo
comuni da far interpretare ad un tipo tanto vitale ed acuto
come Lefrancois. E anche sempre più sovrappeso, tanto da
aver raggiunto i 155 chili. E da qui nasce l’idea del
film: cosa c’è di meglio, per stimolare una dieta, che
seguirla passo passo con la macchina da presa? Magari
mettendoci anche in mezzo un po’ di fiction, in modo che
la storia della perdita di chili di Lefrancois non risulti
del tutto fine a se stessa; ma mostrando comunque sullo
schermo un personaggio che si modifica nel tempo, arrivando
a perdere almeno 30 chili.
Ma se l’idea risulta curiosa e ricca di
spunti, la storia che Cavalier gli ha costruito intorno non
è altrettanto coinvolgente. Le vicende del "piccolo
uomo" Renè che cerca di arrabbattarsi tra i problemi
della vita e che, in un momento di rabbia e depressione,
decide di sbarazzarsi dei suoi chilli superflui, sembrano
trattate in modo troppo superficiale per poter diventare
profonde riflessioni sui problemi della vita vera. E se
Lafrancois dà di sè una interpretazione davvero
eccezionale, questo non basta a salvare la pellicola dalla
noia profonda della mancanza di spessore e vitalità.
Ecco perchè Renè resta comunque un film
in un certo senso incompiuto, perché nella sua idea di
immortalare sullo schermo tutto quello che puo’ esserci
dietro al sacrificio del cibo, per una persona che fa di
questo il proprio rifugio, si perde dei pezzi importanti di
riflessione e delle opportunità reali di dire delle cose
nuove e moderne.
Francesca Manfroni
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