La forza del passato
di P.Gay

Uno scrittore di libri per bambini scopre che il padre, che lui credeva fascista, era in realta' una spia del KGB. Il film di Piergiorgio Gay ha un grande difetto: cerca di affrancarsi dal minimalismo di tanto cinema italiano recente trovando un'idea interessante (l'ispirazione e' l'omonimo romanzo di Sandro Veronesi), ma fa ruotare tutto il film intorno a quell'unica idea. Lo stupore e l'incredulita' di Sergio Rubini (bravo e in parte) e la simpatia di Bruno Ganz non bastano a risollevare un copione privo di sorprese in cui la storia si dilata senza evolversi. Non c'e' infatti progressione drammatica, alla luce della shoccante rivelazione, nel tentativo da parte del protagonista di ricostruire il conflittuale rapporto che aveva con il padre. La sceneggiatura presupporrebbe una maturazione del protagonista e cerca di dare pepe alla storia introducendo qualche personaggio secondario, alcuni inutili inserti onirici con un bambino alter-ego letterario di Rubini e ipotizzando una crisi nel rapporto con la moglie. Ma questi ruoli si rivelano piu' un riempitivo che un ulteriore tassello nella crescita psicologica del protagonista. Poco aggiungono infatti l'occasione del tradimento con una donna conosciuta ad una conferenza letteraria (anche se il loro secondo incontro al bar e' orchestrato con sensibilita') e la confessione dell'infedelta' della moglie attraverso un monologo recitato da Sandra Ceccarelli nell'ennesimo ruolo di donna introversa, cupa, con occhiaie, di cui rischia di restare prigioniera. L'inconsueta ambientazione in una Trieste invernale ammanta la storia della necessaria malinconia e i Quintorigo offrono un originale commento musicale. Peccato non si esca dalla confezione garbata e dalle buone intenzioni.                 Luca Baroncini

----- La forza del passato - LA FORZA DEL PASSATO con SERGIO RUBINI - sergio rubini di PIERGIORGIO GAY - gay

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