Les Revenants
di Robin Campillo
 

Robin Campillo ha alle spalle una carriera in diverse professioni del cinema: sceneggiatore assieme a Laurent Cantet per A tempo pieno, montatore tra le altre cose ancora con Cantet per Risorse Umane, regista di documentari. Les Revenants è il suo primo lungometraggio di fiction e ha partecipato al festival di Venezia nella sezione Orizzonti, segnalandosi soprattutto per un soggetto originalissimo.
I morti, o meglio un discreto numero di essi, inspiegabilmente resuscitano. Non hanno per
ò nulla che fare con gli zombie di Romero, si tratta invece di persone dalla salute inattaccabile, senza alcun segno di decomposizione o ferite, in grado di muoversi, pensare e parlare. Solo più lentamente. Forse la notte dormono, forse fingono. Nessuno sa perchè sono tornati, ma i redivivi non hanno alcun intento aggressivo.

La giunta comunale del paese francese ove è ambietata la vicenda, supervisionata dal governo, cerca di reintegrarli nelle famiglie e sul lavoro, nel frattempo li raccoglie in un centro dove studiarli, in modo comunque discreto. Col procedere del film diverse caratteristiche dei redivivi vengono rese note, ad esempio il loro calore corporeo è inferiore e possono quindi essere facilmente distinti e monitorati dall'alto con l'uso di telecamere termiche e mongolfiere. Il mistero del loro ritorno è comunque insoluto, anche perchè il loro comportamento è poco spiegabile. Infatti sono ritornati alla vita ma cercano spesso di scappare dalle famiglie e sono impegnati in misteriose attività notturne, a cui nemmeno il monitoraggio areo sa dare un senso.
Il mistero del ritorno dei redivivi e la loro natura a tratti inquietante
è il cardine della pellicola, ma attorno a questo ruotano riflessioni sociali e psicologiche. Infatti è necessario ridare il lavoro ai redivivi per aiutarli a recuperare la propria identità, ma questo ha conseguenze potenzialmente apocalittiche per li mercato del lavoro. Oltretutto i redivivi sono più lenti e tendono come ad entrare in stati simili alla dormiveglia, come se si incantassero sognando ad occhi aperti, quindi per alcuni il ritorno al lavoro è impossibile o contempla una inevitabile dequalificazione.

Anche le persone, di fronte all'innaturale ritorno dei redivivi affrontano diversi problemi e reagiscono nei modi più diversi. Alcuni rifiutano completamente i morti ritornati e nemmeno vogliono sapere se tra questi c'è un qualche parente o amante o amico, lasciando così i redivivi nei centri. Altri li accettano ma finiscono per essere logorati dalla loro scarsa partecipazione alla vita e dalla constatazione che, seppur identici nell'aspetto, i redivivi non sono le persone che erano prima della morte. Altri ancora, nonostante questa presa di coscienza non riescono a separarsi dai redivivi stessi.

E' dunque l'elaborazione del lutto il vero tema del film, ma anche i redivivi, e qui sta l'originalità della vicenda, sono comunque dei personaggi dotati di una loro umanità, uno di loro addirittura lotta per una vita che non può davvero riavere, soffre per un declassamento professionale e in una scena stupenda, di fronte ad un monotono lavoro alla pressa, ricorda finalmente flash della sua vita precedente. Sono quindi non solo i vivi a dover fare i conti con il desiderio di tenere i morti a sé nonostante la loro natura, ma anche i morti stessi a dover affrontare la separazione e a superare la soglia.
Il film non svela il mistero dei redivivi, resta ambiguo senza risultare però criptico né didascalico. Stilisticamente l'ottima recitazione del cast, un calibrato cinemascope ed una regia misuratissima, a tratti fredda e distanti, a tratti sottilmente ambigua e distrubante, comunque sempre efficace, permettono alla pellicola di mantenere un fascino misterioso. L'aspetto però davvero innovativo di Les revenants, quasi miracoloso dato il soggetto, è sia il realismo con cui è trattata una vicenda dai toni surreali e fantascientifici che l'empatia e la compassione che attraversano tutto il film. In un festival dove i lutti, da subire ed elaborare, sono stati una costante Les revenants è stato, con Vital di Tsukamoto, l'unico film a dire qualcosa di nuovo in modo originale sul tema. Campillo dunque si segnala come un quasi esordiente da tenere d'occhio negli anni a venire.

A margine una cosa appare sorprendente: che qualcuno abbia prodotto, e pure con mezzi non indifferenti, un film con un tale soggetto. Immaginare una simile operazione in Italia, ove le storie sembrano da anni segregate all'ambito famigliare o alla crisi generazionale, risulta inconcepibile.

Andrea Fornasiero

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