L'anglaise et le duc
la nobildonna e il duca
di E. Rohmer
La nobildonna e' Grace Elliott, dama inglese
innamorata della Francia ed apertamente monarchica. Il Duca e' Philippe, Duca
d'Orleans e cugino del Re di Francia. Ex-amanti, si trovano entrambi a Parigi
durante la Rivoluzione Francese, cercando di non finire sotto la lama della
ghigliottina...
Tratto da una storia vera (il romanzo delle memorie di Grace Elliott), "La
nobildonna e' il duca" e' un buon esempio di cinema in costume rigoroso ma
innovativo, intenso ma non noioso.
Dal punto di vista visivo Rohmer riprende un'idea già sfruttata in un altro suo
film in costume, "Perceval le Gallois": utilizzare fondali apertamente
finti, per rendere l'atmosfera ancora più teatrale. Mentre
però nel Percival i
fondali erano set teatrali veri e propri, stavolta l'ottantenne regista
francese
sfrutta le possibilità della tecnologia digitale, fondendo a
computer attori
con ambientazioni dipinte a mano. Lascia invece abbastanza perplessi l'utilizzo
di una fotografia e di
colori volutamente televisivi, che rendono la pellicola in parte simile agli
sceneggiati televisivi dell'epoca d'oro.
Gli attori sono molto bravi. Su tutti spicca Jean-Claude Dreyfus, "le Duc",
già utilizzato in ruoli anche anomali dalla coppia Jeunet e Caro. Lucy Russell,
la nobildonna, dalla fisionomia incredibilmente simile a una Alicia Silverston
con 20 anni di più, gli fa da contraltare in ottima maniera. La sceneggiatura e' sempre sobria, mai noiosa ma mai eccessiva, e le due ore di
film passano alla svelta. Rispetto alle pellicole di Rohmer dell'ultimo decennio manca forse un po' della
freschezza che contraddistingueva il regista francese, ma nel complesso il film
e' sicuramente da vedere.
Voto: 8.
Graziano Montanini
------- L'inglese
e il duca - L'INGLESE E IL DUCA di E.Rohmer - ROHMER
(contiene spoiler - del resto la storia della
Rivoluzione Francese dovreste conoscerla già!)
Un film storico non può trasmettere ne' la complessità degli eventi ne' le
correnti di pensiero del tempo che mette in scena. Quello che gli chiedo è di
FARMI VEDERE il tempo passato, di comunicarmene lo stile ed il linguaggio e
l'ambiente. E naturalmente, già che c'è, una
bella storia non è male.
Rohmer ci rende splendidamente il passato della Rivoluzione Francese con mezzi
il più artificiali ed antinaturalistici possibili.
La vecchia Parigi è ricostruita con quadri lindi e precisi come stampe d'epoca
entro i quali si muovono gli attori e le masse. Niente musica, il che, al
cinema, dà un'impressione di irrealtà, ma qui ci ricorda quanto eccezionale
sia il nostro tempo nel suo rumore e nella sua disponibilità di
musica e suoni a comando.
I personaggi parlano con il linguaggio di un libro di memorie scritto a distanza
dagli eventi: infatti si tratta delle memorie di Grace Eliott, una procace
signora inglese che, dopo essere stata l'amante del Principe di Galles, lo
divenne del Duca d'Orleans, una delle figure più ambigue e meno
simpatiche della Rivoluzione: cugino del Re, ricchissimo e libertino, ebbe una
parte importante nello scatenare gli eventi nella prima fase della rivoluzione.
Poi venne trascinato dagli eventi fino a votare la morte del Re come deputato
della Convenzione, per poi essere ghigliottinato a sua volta.
L'amore fra la ultramonarchica Eliott ed il pragmatico Duca si sviluppa
lentamente, in un linguaggio formale, in piccoli ambienti di lusso sbiadito e
pare freddo, ma cresce poco a poco: quando, verso la fine, arrivano a baciarsi,
l'effetto è notevole.
Certo, è lento e stilisticamente tutto punta alla freddezza, malgrado la
vicenda incandescente. Quando una folla immensa porta su una picca la testa
della principessa di Lamballe la cosa non ci colpisce più di tanto; ma la scena
di fronte al Comitato di Sicurezza è ben più drammatica e termina con
l'anticlimax dell'apparizione di Robespierre.
Politicamente, la Rivoluzione è descritta come una Very Bad Thing: oggi sarebbe
stato sorprendente il contrario. Ma la cosa non infastidisce, non si sente
davvero l'ideologia di moda. Insomma, vennero commessi degli errori e degli
orrori.
In definitiva, bello da vedere.
P.S. Consiglio la lettura di Cittadini, di Simon Schama (Oscar Mondadori,
24000), al momento la miglior storia della rivoluzione francese in un unico
volume. Sostanzioso ma ne vale la pena. Schama non prova alcuna simpatia per la
rivoluzione ma il racconto è appassionante ed impeccabile, con un ricco
apparato iconografico.
Stefano Trucco
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