I fantasmi di Marte
Ghosts of Mars
di John Carpenter

Fantasmi di MarteMarte, 2176. Il tenente Melanie Ballard (Natasha Hentsridge) ha il compito di consegnare alla giustizia il criminale James "Desolation" Williams (Ice Cube). Quando però arriva a Shining Canyons, la base e' totalmente deserta, e strani esseri si aggirano nei dintorni.
Delle persone arrivano in una base e la trovano deserta. Strane creature si aggirano nei dintorni. Questo plot e' forse uno dei più abusati dal cinema di fantascienza-horror, a partire da "Alien" fino al recentissimo "Pitch Black". Ma John Carpenter colpisce ancora una volta nel segno, reinventando il tutto nel segno del western-heavy metal, e con un'enorme dose di ironia.
Difficile non notare nelle "creature" che si aggirano nella base, abbigliate in una via di mezzo tra Marilyn Manson e Alice Cooper, la parodia dei metallari (anche perche', nel caso avessimo dei dubbi, la colonna sonora heavy metal composta da Carpenter stesso provvede presto a fugarli), e non accorgersi che, guarda caso, contro di loro lotta il rapper Ice Cube. E difficile anche non divertirsi quando Carpenter fornisce come unico rimedio all'invasione quello di assumere droghe (non svelo niente di importante, non temete...).
Per 100 minuti l'adrenalina sale, e il regista americano dimostra di essere uno dei pochi a riuscire a realizzare un film senza punti morti, in un momento in cui la verbosità e' diventata un vanta e molte delle pellicole in circolazione abbisognerebbero di consistenti tagli.
Voto: 9.
Graziano Montanini

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Anno 21e qualcosa, ambientazione Marte, colonie terrestri. Una squadra di polizia deve riportare da una prigione a una città del pianeta rosso, un presunto criminale. Ma nella colonia del prigioniero qualcosa di strano è nell'aria.
In quest'ultimo film, Carpenter prende tutti in giro. Se stesso: si autocita a più non posso: la cosa, distretto 13, fuga da new york, il villaggio dei dannati, vampires, ecc... lo fa con estremo gusto e ironia. Prende in giro lo spettatore: il regista firma un suo "dal tramonto all'alba": dopo 40 minuti belli, seri, tesi e splendidi, il film prende tutt'altra piega: un b-movie a pieno titolo, con dialoghi volutamente terribili, battuta finale compresa.
Prende in giro i critici, perchè li divide. Quindi? Bravo Carpenter, a noi estimatori del falegname piacerà, gli altri si astengano.
Francesco

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Cos'e' successo a John Carpenter, regista discontinuo dall'innegabile talento e fantasia capace di dare voce e corpo alle nostre paure con film del calibro di "Halloween", "Fog", "La cosa", "1997 - Fuga da New York", fino al piu' recente "Il seme della follia"?
In "Fantasmi da Marte" manca un elemento essenziale per consentire ad un B-movie di mantenere freschezza e vivacità: l'ironia. Comicità involontaria e gusto trash, infatti, hanno bisogno di leggerezza per diventare ironici, mentre tutti i personaggi si prendono terribilmente
sul serio.
La trama ha più di un'affinità con "Pitch Black" (esempio di B-movie riuscito), ma il problema fondamentale e' che non si crede mai a ciò che si vede e diventa impossibile stabilire qualsiasi complicità con i personaggi che si affannano sullo schermo: tutto e' già visto e l'atmosfera non supera i confini di un set costruito senza troppa fantasia in una miniera abbandonata del New Mexico. Marte e' solo un pretesto per inscenare la trita resistenza di un piccolo gruppo di varia umanità circondato da minacciosi fantasmi tornati in vita per riappropriarsi del pianeta.
Superata l'aspettativa di un minimo di tensione, e' comunque possibile farsi quattro risate: basta vedere una poco credibile Pam Grier con frangione, occhialoni e impermeabile nero taglia XL o la faccia da Yoghi del super cattivone di turno (ma può un cattivo chiamarsi Desolation?), oppure i pigiami post-atomici e post-"Thriller" degli zombie-marziani. Per non parlare dell'ingenuità dei dialoghi infarciti di maschilismo di maniera. La seconda parte, poi, inanella una serie infinita di combattimenti privi di qualsiasi atmosfera che ricorda più un concerto di Marilyn Manson (di cui il capo-zombie e' fotocopia) che un horror fantascientifico.
Bandita ogni logica narrativa e qualsiasi possibilità di restare coinvolti, resta una domanda: che intenzioni aveva John Carpenter? Fare un film di grezzo intrattenimento riassumendo in malo modo i "topoi" del suo cinema o prenderci tutti in giro?
Opterei per la seconda ipotesi, anche se sicuramente qualche critico illuminato riuscirà a vederci l'apoteosi del western, il potere terapeutico della droga, l'avvento di una società matriarcale, lo spassosissimo gusto per le citazioni, le difficoltà di integrazione tra culture diverse, eccetera, eccetera.
Luca Baroncini

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