L'uomo in pių
di Paolo Sorrentino
Due vite scorrono in parallelo: un cantante di successo
con la carriera rovinata dalla cocaina e dall'irrequietezza e un calciatore
professionista le cui ambizioni vengono infrante da un incidente al ginocchio.
Che cos'hanno in comune i due personaggi?
Si chiamano entrambi Antonio Pisapia e dopo un periodo di splendore si ritrovano
alla deriva in un mondo che li rifiuta e che non riescono pių a comprendere. Il
film di Paolo Sorrentino parte subito bene, grazie ad una regia attenta a dosare
con equilibrio i vari elementi:
una luce fredda a contrastare il kitsch di look e scenografie dei terribili anni
ottanta in cui č ambientata la vicenda; una sceneggiatura ricca di sfumature
nella costruzione dei due Antonio
Pisapia a confronto; una colonna sonora ad effetto (anche se il tema conduttore,
cantato anche da Toni Servillo, ricorda molto da vicino nei primi accordi il
bellissimo "God thy will is hard ..." dal musical di Webber "Jesus
Christ Superstar") e due attori in stato di grazia.
Toni Servillo č a dir poco strepitoso e
riesce a rendere perfettamente l'esuberanza e la fragilita' del suo personaggio.
Andrea Renzi gioca invece di sottrazione e tramette con intensita' le sfumature
e l'angoscia del suo Antonio Pisapia. Peccato che la seconda parte, nel momento
in cui il rapporto tra i due protagonisti viene esplicitato, giri un po' a vuoto
e non mantenga le
premesse con una conclusione piu' irrisolta che convincente.
In ogni caso, un bell'esempio di cinema
italiano in grado di coinvolgere ed emozionare, progetto fortemente voluto dal
defunto Kermit Smith della "Key Films" a cui il film e' dedicato.
Irresistibile la didascalia che apre il film e che in qualche modo suggerisce lo
spirito ironico che, almeno fino ad un certo punto, accompagna la visione:
"E' meglio aver amato e perso che mettere linoleum nei vostri
salotti".
Luca Baroncini
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