Lucky Break
di Peter Cattaneo

Lucky BreakIl regista inglese Peter Cattaneo, dopo lo strepitoso successo del brillante Full Monty, si trova nella spiacevole posizione di chi, atteso al varco, è costretto a ripetersi avendo, però, esaurito la scorta di buone idee al primo, fortunato colpo. Ecco, quindi, che l’intero soggetto è ripreso dallo svedese Breaking Out di qualche anno fa, che raccontava una vicenda quasi identica con molta più verve e brillantezza. Ecco che la sceneggiatura tessuta per l’occasione evidenzia una sconcertante disomogeneità di ritmo e di toni, caratterizzandosi per clamorosi buchi e momenti di vera apatia. Ecco che nel riproporre un meccanismo furbescamente analogo a quello del fortunato Full Monty, ossia un’edulcorata (ma almeno nel film d’esordio, tralasciando un certo semplicismo, efficace) fusione di leggerezza comica e di impegno sociale, il regista britannico sbaglia le dosi, ottenendo il risultato di non far ridere e di non far nemmeno riflettere. Il carcere in cui è ambientato il film sembra Disneyland, con il direttore che canta, suona e scrive musical, la psicologa che sembra uscita da un concorso di bellezza e che interagisce con i carcerati con strabiliante disinvoltura, e questi ultimi, i carcerati, che scontano la loro pena con la leggerezza di bambini in colonia. Se almeno il quadro fosse coerente, si potrebbe pensare ad una scelta stilistica votata in tutto e per tutto alla leggerezza, peccato che la sceneggiatura si comprometta con il grossolano episodio del suicidio di uno dei carcerati, disperato perché il figlio non gli parla, la moglie lo tradisce, la guardia carceraria gli fa i dispetti. E proprio la figura della guardia crudele e spietata costituisce uno dei lati più grotteschi di un film, a nostro giudizio, completamente fuori tiro: riprendendo i cliché del cinema carcerario e dei suoi aguzzini, Cattaneo finisce per disegnare un personaggio ridicolo, in cui i tratti stereotipati mal celano una piattezza e un vuoto sconcertanti. Soporifero.
Simone Spoladori

---- Lucky Break - LUCKY BREAK di Peter Cattaneo - PETER CATTANEO, regista di Full Monty

Sembra scritta da un elaborato software la sceneggiatura dell'ultimo film di Peter Cattaneo, che ha impiegato quattro anni per riprendersi dall'inaspettato successo mondiale di "Full Monty". Ha infatti tutti gli elementi messi al posto giusto per coinvolgere il pubblico e divertirlo, mantenendo inalterato lo stesso mix di "vita dura & tenerezza" che ha fatto la fortuna di "Full Monty".
In realtà il ripetersi della stessa formula non garantisce per forza il medesimo risultato. Il soggetto infatti (identico a quello dello svedese "Breaking out" di qualche anno fa) sconta luoghi comuni e buonismo in dosi davvero eccessive: la prigione in cui e' ambientata la vicenda sembra Disneyland tante sono le opportunità che offre, i caratteri dei personaggi sono calibrati al millesimo (tutti, tranne il "cattivone" di turno, sono in fondo "buoni", ma nelle varianti duro, intellettuale, aggressivo, finto-cattivo, fragile, ecc.), c'e' pure la possibilità di innamorarsi (e di organizzare una spartana ma romantica cena a lume di candela), il direttore e' un caricaturale patito di musical, e non manca il momento tragico che in una commedia a remoto sfondo sociale serve comunque a ricordare al pubblico che la vita, eh si'!, mica e' tutta rosa e fiori. L'insieme e' piacevolmente innocuo, ma il difetto principale e' quello di dare un'ambientazione realistica (il carcere) per poi costruirvi sopra una favoletta senza nerbo con il fine di accontentare (e soprattutto non scontentare) un po' tutti.
Luca Baroncini

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