Monsoon wedding
di M. Nair

Mira Nair non descrive più le classi umili delle metropoli indiane, come in Salaam Bombay, per il piacere dell'occidente ricco e bene intenzionato..  L'india e' tante cose, tra cui una borghesia ricca, gentile, fondamentalmente decente, di cui non sappiamo quasi nulla.  Ad essa Mira Nair dedica questo, che e' una specie di remake de "Il padre della sposa" in ambiente indiano.  A New Dehli una grande famiglia si riunisce per il matrimonio di Pimmi e Hemant, un matrimonio arrangiato dai genitori.  Non tutto e' come sembra, la sposa non e' proprio una donzella illibata e non tutti i parenti sono buoni come sembrano; ma tutto finisce bene, e i cattivi sono svergognati.  Un vero film indiano, dice la Nair.  E, a quanto pare, ogni film indiano che si rispetti parla di figli ribelli alle buone tradizioni che alla fine si adattano ad esse.  Ma io penso che ne faccia, e molta.  Qualcosa di simile capita anche qui, e fra canti, balli e tanta allegria il film finisce bene.  Così Hemant a un certo momento dice "Il matrimonio e' un rischio: una persona scelta dai genitori, una trovata in discoteca, che differenza fa?".  badate bene, il punto della trama non e' che il matrimonio sia organizzato, ma e' ben altro.  Nella gioia generale anche la servitù trova l'amore.  Il film diverte, e' simpatico ed e' stato applaudito a lungo alla fine.  Ma non lascia niente, in fondo all'anima.      

--- Monsoon wedding - MONSON WEDDING di Mira Nair - MIRA NAIR, Leone D'oro a Venezia 2001

A Nuova Delhi, in occasione di un matrimonio organizzato, si riunisce una famiglia. Le storie s'intrecciano, quasi tutte con risvolti romantici e divertenti. Non manca il momento social-drammatico. Poi...pioggia. Inframmezzato da bellissimi spaccati di vita della capitale
indiana, la storia della famiglia narrata da Mira Nair è un divertente e divertito canto all'amore e all'incontro tra diverse realtà sociali. Un po' di furbo manierismo, qua e là, non tolgono nulla alla piacevolezza di questa pellicola. Bellissime le musiche. Un primo premio appare esagerato per un film piacevole ma non indimenticabile.
Francesco

--- Monsoon wedding - MONSON WEDDING di Mira Nair - MIRA NAIR, Leone D'oro a Venezia 2001

Magari non si sarà meritato il Leone d'Oro, magari è effettivamente un film leggero, un film indiano da esportazione, ma si esce dal cinema più allegri. Qualcuno ha criticato la Nair, già regista di Salaam Bombay, di aver dato un immagine troppo benestante dell'India. Ma naturalmente in India ci sono anche le famiglie borghesi rappresentate in  questo film. No, un film indiano deve farci vedere solo indiani poverissimi. O almeno molto mistici. Il fatto che quella indiana sia una delle industrie informatiche  in maggiore sviluppo del mondo non può essere preso sul serio. Invece in questo film vediamo gente largamente benestante, vestiti coloratissimi, donne quasi tutte grasse, musica da discoteca indiana, talk show televisivi che si chiamano Delhi.com, parenti che si riuniscono da mezzo mondo - Stati Uniti, Australia, Qatar. Si balla e si canta molto.
Molto henne. Continui confronti fra tradizione indiana e modi occidentali. Anche gli uomini in giacca e cravatta hanno l'aria troppo colorata. Un tipo che mangia garofani come facevo io in campagna da bimbo. E' un matrimonio combinato, i due sposi non si sono mai visti e lei ha una storia con un'altro. Amore o dovere? 'Non è molto differente se il marito te lo presentano i genitori o se lo incontri in discoteca'. La tragedia si insinua, raggelante, ma il finale è gioioso e come in una commedia classica si sposano tutti, signori e servi. Ogni tanto si esce dalla casa e vediamo le strade di Delhi in tutto il loro caos - da l'idea che camminare lì sia una fatica terribile. Tutto trasuda, tutto si corrompe e fiorisce, tutto si accavalla. 10 minuti e i  rapporti familiari sono troppo complicati da seguire. Una infinità di zii e cugine. Il golf club ha l'erba alta ma si gioca lo stesso.
La famiglia è ricca ma la catastrofe economica è sempre ad un passo, tutto è precario in una civiltà millenaria.
Ci si rende conto che parecchie battute e dettagli ci sfuggono. A un certo punto si cita con ironia Bollywood. Ma questa  sembra una versione realistica proprio di questi film lunghissimi e pieni di amore, lacrime, balletti e vecchietti buffi  sempre affamati. Si balla: ma solo quando è normale farlo. Si piange d'amore: ma non nel giardino del maragià.
E nessuno viene rapito dai banditi. E comunque alla fine sono tutti molto contenti di essere molto indiani.
Stefano Trucco

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