Paul, Mick e gli altri
Dopo il poco riuscito e schematico "Bread and
roses", Ken Loach torna in Inghilterra e continua il suo importante cinema
di denuncia affrontando, questa volta, il mondo delle Ferrovie Britanniche. Il
progetto nasce grazie alla collaborazione di un operaio della
British Rail, Rob Dawber, che scrive una lettera al regista per raccontargli la
sua esperienza di diciassette anni di lavoro e di come ha perso il posto a causa
della privatizzazione. Ken Loach si interessa subito al caso e
commissiona una sceneggiatura che Rob Dawber scrive
durante una convalescenza. Nel frattempo, però, gli viene diagnosticato un
tumore a causa del prolungato contatto con l'amianto sul posto di lavoro. Il
film viene terminato giusto in tempo per consentire a Dawber di vederlo, prima
di morire a 44 anni. Sembra la meta-trama di un lungometraggio, in
realtà e' il
contesto che ha portato alla nascita del bel film di Ken Loach sui problemi
insiti nella globalizzazione. Come al solito il regista ha le idee chiare, ma in
modo secco e non didascalico riesce a trasmettere i possibili problemi delle
privatizzazioni, facendo vivere le conseguenze di un discorso teorico
direttamente sulla pelle dei suoi protagonisti.
Il taglio e' da commedia sociale, si ride molto, si entra nelle vite di un
gruppo di operai e si diventa complici dei loro problemi, anche personali. Poi
la tragedia accade, ma senza tragicità. Proprio per questo risulta ancora
più incisiva e può essere interpretato come un invito a non accettare le regole
senza averle prima ponderate e capite, un invito a informarsi, a rendersi conto
che il mondo, e non solo del lavoro, sta mutando. Il rischio e' infatti quello
di trovarsi a vivere le estreme conseguenze di cambiamenti avvallati con la propria
indifferenza.
Luca Baroncini
------- Paul,Mick
e gli altri PAUL, MICK E GLI ALTRI di KEN LOACH - ken loach
the navigators
Paul, Mick e gli altri sono un gruppo di operai delle
ferrovie. Quando le ferrovie britanniche vengono privatizzate, si scontrano con
le nuove condizioni di lavoro, con i soprusi della direzione e con i tagli di
personale.
Ken Loach non ha mai fatto brutti film: anche le sue pellicole meno riuscite
sono sempre state perlomeno dignitose. E' anche vero, però, che nonostante la
sua grandissima fama non ha mai prodotto dei veri e propri capolavori.
Il limite maggiore del regista inglese e' sempre stato quello della
ripetitività: se realizzare film schierati politicamente non e' certo un
peccato, lo e' ripetere ad libitum sempre gli stessi concetti, con sempre gli
stessi personaggi, sempre negli stessi modi.
"Paul, Mick e gli altri" si inserisce appieno in questo discorso.
Buona pellicola sul tema della flessibilità del lavoro, scritta tra l'altro da
un operaio ferroviario, soffre moltissimo nel confronto con i film precedenti di
Loach, di cui non e' altro che una rielaborazione.
In sostanza un film che, preso come prodotto singolo, fa divertire e riflettere
(anche se la parentesi drammatica finale appare un po' posticcia, realizzata
appositamente per appagare il pubblico festivaliero), ma alla poetica Loachiana
non aggiunge nulla.
Voto: 7,5
Graziano Montanini
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