Raye
Makhfi
(Il voto e' segreto)
di Babak Payami
Un'urna elettorale viene paracadutata, una donna sbarca
su una spiaggia e incontra un soldato, che la dovrà accompagnare insieme
all'urna in un viaggio di una giornata per permettere di votare agli elettori
più sperduti.
Babak Payami e' regista iraniano di nascita, ma canadese d'adozione, avendo
lasciato l'Iran non ancora maggiorenne ed essendoci tornato per dirigere la sua
opera prima: "Un giorno in più". Questa premessa e' fondamentale per
riconoscere con maggiore facilità ne "Il voto e'
segreto", nei suoi piani sequenza rubati alle pellicole di Kiarostami,
nella sua trama presa da un cortometraggio di Makhmalbaf, nel suo uso di attori
non protagonisti, un tentativo di costruire a tavolino un film iraniano da
festival incollando con un esile pretesto una serie di divertenti aneddoti sulle
elezioni in Iran. Il film e' piacevole, poetico e divertente al tempo stesso,
non si può negarlo, ma premiarlo per la miglior regia al Festival di Venezia
senza accorgersi di quanto proprio le soluzioni registiche siano una
rimasticatura di autori ben più bravi, e' segno di miopia cinematografica della
giuria. Speriamo che tutto questo non porti ad un'invasione di cloni in un
settore, quello del cinema d'essai, che proprio negli ultimi anni sta
soccombendo sotto i colpi di registi che realizzano pellicole senza sentimento
sull'onda delle mode del momento.
Graziano Montanini
----- Raye
Makhfi: il voto è segreto - IL VOTO E' SEGRETO
Ci tengo solo a dire che un altro dei
premi della giuria di venezia, "il voto è segreto", rappresenta
a a mio avviso la fine di un cinema (quello iraniano) che non ha più nulla da
dire, se non attraverso i suoi poetici e di maniera campi lunghi, alle sue
inquadrature interminabili, ad una maniera estetica e narrativa, che , da
vecchio iraniano, "kir mano kosht", cioè mi ha rotto le scatole. E' un
cinema bloccato dal proprio linguaggio forzato. Un cinema che ha
prodotto grandissimi film come "Tame guillas" "Badkonake sefid"
"Zire derakhtan zeitun". Ma che ora appare ripetitivo, scontato,
noioso, antropologico forse, ma poco interessante.
Insomma se per caso capitasse nella vostra città non vedetelo.
Francesco
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