
La terza edizione del Festival-Era Barbera,
ci ha mostrato una quantità impressionante di titoli di medio livello,
pochissimi capolavori, clamorosi buchi nell'organizzazione.
Di
buon livello quasi tutti i film in concorso, a differenza degli scorsi anni dove
più volte ci eravamo messi le mani nei capelli...(O'fantasma su tutti...).
Tutto sommato giusto il premio a Moonsoon wedding, film piacevole, un po'
contorto, ma ben diretto e interpretato. Sullo stesso piano però avrei messo
"Il voto è segreto", "Sauvage innocence" (ingiustamente
ignorato) e Abril Des... Al limite dello scandalo le due coppe volpi: se proprio
si voleva premiare il cinema italiano, meglio dare qualcosa al coraggioso
"Luna Rossa", più che allo sciatto "Luce dei miei occhi".
Del
Cinema del presente ricordiamo il film forse più brutto del Festival,
"L'amore probabilmente", assolutamente inutile e a tratti quasi
volgare. Un piccolo rimpianto per non aver visto L'emploi du temps, da tutti
indicato come un capolavoro...
Emozionante il
nuovo Sokurov, con un'elegia del viaggio, il documentario su Ford e Hitchcok e
lo strepitoso primo tempo di Invincible di Herzog, con suoi magnifici ragni
rossi...( leggete in proposito la recensione).
Adrenalina
allo stato puro per Ghosts from Mars, dalla sceneggiatura praticamente
inesistente, ma dal fortissimo impatto emotivo! da applausi anche il primo tempo
di A.I., capolavoro mancato.
Disastrosa
l'organizzazione, mai ho visto negli ultimi 3 anni scene come quelle di
quest'anno, con interventi delle forze armate per sedare disordini, caos a
ripetizione, file infinite, spesso all'insegna del "chi è più furbo
entra".
Insomma un festival che ci ha
saputo ancora una volta emozionare, commuovere, fare incazzare, far ammalare
(quanta pioggia quest'anno!), far dormire poco (6 ore a notte quando va bene).
Lunga
vita al festival!
Vito

Il
casinò del Lido
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E ora un' opinione assai critica!
Il terzo festival della gestione Barbera e'
probabilmente anche il peggior Festival degli ultimi 5 anni.
La selezione dei film e' scarsa, piena di film fasulli e poco originali:
convincono pero', con le dovute eccezioni, i film americani, mai come quest'anno
interessanti ed innovativi. La qualita' delle pellicole orientali, sempre piu'
presenti nei festival del cinema, e' mediamente scarsa, colpa (o merito)
probabilmente del Far East Film Festival di Udine, che riesce tutti gli anni ad
accaparrarsi le migliori pellicole del mercato asiatico. In sintesi, mi hanno
convinto senza riserve "The others" di Alejandro Amenabar (un ottimo
horror, senza momenti di stanca), "Quem és tu?" di João Botelho (un
film formalmente impeccabile, una via di mezzo tra "Il mestiere delle
armi", "Palavra e Utopia" e "La regina Margot"),
"Hollywood, Hong Kong" di Fruit Chan (una commedia sulla Hong Kong di
oggi), "Bully" di Larry Clark (una sorta di "Delitto e
castigo" tra i giovani d'oggi), "Address Unknown" di Kim Ki-Duk
(gelido dramma coreano) "Waking Life" di Richard Linklater (un saggio
di filosofia a cartoni animati), "Abril despedaçado" di Walter Salles
(l'appassionante storia di una faida familiare in Brasile), "The Curse of
the Jade Scorpion" di Woody Allen (il solito Woody Allen), "John
Carpenter's Ghosts of Mars" di John Carpenter (forse il film migliore del
festival, fantascienza stile b movie), "Training Day" di Antoine Fuqua
(film poliziesco solido e senza troppi fronzoli), "Asoka di Santosh Sivan (filmone
popolare indiano, da amare od odiare), "Pistol Opera" di Seijun Suzuki
(l'avanguardia piu' pura, tra geometrie insospettabili e una trama quasi
incomprensibile), "Tape" di Richard Linklater (ottimo film da camera),
"Me Without You" di Sandra Goldbacher (discreta commedia ambientata
tra gli anni '70 e gli anni '80), "Invincible" di Werner Herzog (non
al livello dei suoi capolavori, ma comunque bello), "Tuhog" di Jeffrey
Jeturian (divertente riflessione sul cinema), "Monsoon Wedding"
(deliziosa commedia indiana) e "Reines d'un Jour" di Marion Vernoux
(commedia francese di stampo abbastanza classico). Per un totale di 18 film su ben 42 visti. Se a questi aggiungo anche
quelli che mi hanno convinto ma non fino in fondo (Birthday Girl, The Navigators,
How Harry Became a Tree, The triumph of love, From Hell, Heist, Rain, Gege),
arrivo comunque a salvare poco piu' della meta' dei film presenti al festival,
un po' poco rispetto agli scorsi anni. Senza contare che mancano i veri
capolavori, film al livello di "Brother", "Uttara", "Seom",
"La principessa e il guerriero", "Vengo", "La vergine
dei sicari"...
La divisione in due concorsi, cosi' come e' concepita, e' indifendibile.
Indifendibile perche' divide i film in prodotti di "Serie A" e di
"Serie B" (le motivazioni della direzione, secondo cui nella sezione
"Cinema del Presente" sarebbero presenti i film piu' innovativi,
crollano di
fronte alla presenza nella sezione principale di "Waking Life", una
delle pellicole piu' sperimentali degli ultimi anni), assegnando quindi premi
dal diverso valore. Meglio sarebbe allora un unico concorso in cui far confluire
tutte le pellicole, oppure la suddivisione dei film nei due concorsi secondo
regole ben precise (ad esempio si potrebbero mettere in "Cinema del
Presente" quei registi che abbiano meno di quattro film al loro attivo,
realizzando cosi' due concorsi paralleli, uno per autori affermati, uno per le
nuove leve).
Troppo alto il numero dei lungometraggi di fiction non retrospettivi: ben 75,
contro i 71 dello scorso anno. Questo ha acuito ancor di piu' i classici
problemi del festival, con lunghissime code per vedere i film, un numero
insufficiente di repliche, e la relegazione di pellicole anche
in concorso (come "Sabado", di Juan Villegas) in sale inadeguate
(clamorosi quest'anno gli esempi di "Tape", con Uma Thurman e Ethan
Hawke, letteralmente assediato dagli accreditati, e di "The Curse of the
Jade Scorpion", film di Woody Allen mostrato in proiezione unica alle 13.30
di Sabato con accesso per accreditati e pubblico contemporaneamente). Ridurre a
60 i lungometraggi di fiction (6 al giorno per 10 giorni) gioverebbe sicuramente
alla qualita' dei film (di un'ulteriore scrematura si sente il bisogno) e alla
fruibilita' degli
stessi.
Pessima l'organizzazione per l'ingresso alle sale, con regolamenti che
cambiavano ogni giorno, accesso in sala da ingressi sempre diversi, casi di
spettatori PAGANTI che si vedevano rifiutare l'accesso in sala (perche' erano
stati fatti entrare erroneamente prima gli accreditati) e, nella Sala Palagalileo, personale di sorveglianza incompetente. Esempio
lampante della cattiva organizzazione e' la proiezione di "John Carpenter's
Ghost of Mars". Finisce il film precedente, "Triumph of Love", e
all'apertura delle porte della sala si vede che la pioggia e'
fortissima. Si iniziano allora le procedure di sgombero della sala (tra una
proiezione e l'altra gli spettatori devono sempre uscire e rientrare dalla
sala), ma la gente non vuole uscire alla pioggia. Il responsabile allora decide
di lasciare le persone in sala, fa entrare un po' delle persone che da 40 minuti erano in fila sotto un diluvio incredibile e poi dice
"Mi dispiace, la sala e' piena". Al che le persone in fila protestano
(e' loro diritto entrare, erano le persone all'interno che dovevano essere fatte
uscire) sfondano le barriere ed entrano, con grande rischio per la sicurezza...
il responsabile, accortosi di aver fatto un madornale errore e di stare
rischiando una vera rivolta, preferisce allora fare finta di niente e il film
inizia regolarmente.
Terribili infine i nuovi servizi igienici installati al PalaBNL, realizzati
interamente senza acqua, compreso il sistema di lavaggio mani che consisteva
nello strofinarsi le mani "a secco" con un gel chimico...
Speriamo che il prossimo anno si migliori, perche' cosi' com'e' Venezia rischia
di diventare la parodia di un vero Festival del Cinema...
Graziano Montanini
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