Venezia 2001

La terza edizione del Festival-Era Barbera, ci ha mostrato una quantità impressionante di titoli di medio livello, pochissimi capolavori, clamorosi buchi nell'organizzazione.

Di buon livello quasi tutti i film in concorso, a differenza degli scorsi anni dove più volte ci eravamo messi le mani nei capelli...(O'fantasma su tutti...). Tutto sommato giusto il premio a Moonsoon wedding, film piacevole, un po' contorto, ma ben diretto e interpretato. Sullo stesso piano però avrei messo "Il voto è segreto", "Sauvage innocence" (ingiustamente ignorato) e Abril Des... Al limite dello scandalo le due coppe volpi: se proprio si voleva premiare il cinema italiano, meglio dare qualcosa al coraggioso "Luna Rossa", più che allo sciatto "Luce dei miei occhi".

Del Cinema del presente ricordiamo il film forse più brutto del Festival, "L'amore probabilmente", assolutamente inutile e a tratti quasi volgare. Un piccolo rimpianto per non aver visto L'emploi du temps, da tutti indicato come un capolavoro...

Emozionante il nuovo Sokurov, con un'elegia del viaggio, il documentario su Ford e Hitchcok e lo strepitoso primo tempo di Invincible di Herzog, con suoi magnifici ragni rossi...( leggete in proposito la recensione).

Adrenalina allo stato puro per Ghosts from Mars, dalla sceneggiatura praticamente inesistente, ma dal fortissimo impatto emotivo! da applausi anche il primo tempo di A.I., capolavoro mancato.

Disastrosa l'organizzazione, mai ho visto negli ultimi 3 anni scene come quelle di quest'anno, con interventi delle forze armate per sedare disordini, caos a ripetizione, file infinite, spesso all'insegna del "chi è più furbo entra".

Insomma un festival che ci ha saputo ancora una volta emozionare, commuovere, fare incazzare, far ammalare (quanta pioggia quest'anno!), far dormire poco (6 ore a notte quando va bene).

Lunga vita al festival!

Vito

Lido

Il casinò del Lido

------------ E ora un' opinione assai critica!

Il terzo festival della gestione Barbera e' probabilmente anche il peggior Festival degli ultimi 5 anni.

La selezione dei film e' scarsa, piena di film fasulli e poco originali: convincono pero', con le dovute eccezioni, i film americani, mai come quest'anno interessanti ed innovativi. La qualita' delle pellicole orientali, sempre piu' presenti nei festival del cinema, e' mediamente scarsa, colpa (o merito) probabilmente del Far East Film Festival di Udine, che riesce tutti gli anni ad accaparrarsi le migliori pellicole del mercato asiatico. In sintesi, mi hanno convinto senza riserve "The others" di Alejandro Amenabar (un ottimo horror, senza momenti di stanca), "Quem és tu?" di João Botelho (un film formalmente impeccabile, una via di mezzo tra "Il mestiere delle armi", "Palavra e Utopia" e "La regina Margot"), "Hollywood, Hong Kong" di Fruit Chan (una commedia sulla Hong Kong di oggi), "Bully" di Larry Clark (una sorta di "Delitto e castigo" tra i giovani d'oggi), "Address Unknown" di Kim Ki-Duk (gelido dramma coreano) "Waking Life" di Richard Linklater (un saggio di filosofia a cartoni animati), "Abril despedaçado" di Walter Salles (l'appassionante storia di una faida familiare in Brasile), "The Curse of the Jade Scorpion" di Woody Allen (il solito Woody Allen), "John Carpenter's Ghosts of Mars" di John Carpenter (forse il film migliore del festival, fantascienza stile b movie), "Training Day" di Antoine Fuqua (film poliziesco solido e senza troppi fronzoli), "Asoka di Santosh Sivan (filmone popolare indiano, da amare od odiare), "Pistol Opera" di Seijun Suzuki (l'avanguardia piu' pura, tra geometrie insospettabili e una trama quasi incomprensibile), "Tape" di Richard Linklater (ottimo film da camera), "Me Without You" di Sandra Goldbacher (discreta commedia ambientata tra gli anni '70 e gli anni '80), "Invincible" di Werner Herzog (non al livello dei suoi capolavori, ma comunque bello), "Tuhog" di Jeffrey Jeturian (divertente riflessione sul cinema), "Monsoon Wedding" (deliziosa commedia indiana) e "Reines d'un Jour" di Marion Vernoux (commedia francese di stampo abbastanza classico). Per un totale di 18 film su ben 42 visti. Se a questi aggiungo anche quelli che mi hanno convinto ma non fino in fondo (Birthday Girl, The Navigators, How Harry Became a Tree, The triumph of love, From Hell, Heist, Rain, Gege), arrivo comunque a salvare poco piu' della meta' dei film presenti al festival, un po' poco rispetto agli scorsi anni. Senza contare che mancano i veri capolavori, film al livello di "Brother", "Uttara", "Seom", "La principessa e il guerriero", "Vengo", "La vergine dei sicari"...

La divisione in due concorsi, cosi' come e' concepita, e' indifendibile. Indifendibile perche' divide i film in prodotti di "Serie A" e di "Serie B" (le motivazioni della direzione, secondo cui nella sezione "Cinema del Presente" sarebbero presenti i film piu' innovativi, crollano di
fronte alla presenza nella sezione principale di "Waking Life", una delle pellicole piu' sperimentali degli ultimi anni), assegnando quindi premi dal diverso valore. Meglio sarebbe allora un unico concorso in cui far confluire tutte le pellicole, oppure la suddivisione dei film nei due concorsi secondo regole ben precise (ad esempio si potrebbero mettere in "Cinema del Presente" quei registi che abbiano meno di quattro film al loro attivo, realizzando cosi' due concorsi paralleli, uno per autori affermati, uno per le nuove leve).

Troppo alto il numero dei lungometraggi di fiction non retrospettivi: ben 75, contro i 71 dello scorso anno. Questo ha acuito ancor di piu' i classici problemi del festival, con lunghissime code per vedere i film, un numero insufficiente di repliche, e la relegazione di pellicole anche in concorso (come "Sabado", di Juan Villegas) in sale inadeguate (clamorosi quest'anno gli esempi di "Tape", con Uma Thurman e Ethan Hawke, letteralmente assediato dagli accreditati, e di "The Curse of the Jade Scorpion", film di Woody Allen mostrato in proiezione unica alle 13.30 di Sabato con accesso per accreditati e pubblico contemporaneamente). Ridurre a 60 i lungometraggi di fiction (6 al giorno per 10 giorni) gioverebbe sicuramente alla qualita' dei film (di un'ulteriore scrematura si sente il bisogno) e alla fruibilita' degli
stessi.

Pessima l'organizzazione per l'ingresso alle sale, con regolamenti che cambiavano ogni giorno, accesso in sala da ingressi sempre diversi, casi di spettatori PAGANTI che si vedevano rifiutare l'accesso in sala (perche' erano stati fatti entrare erroneamente prima gli accreditati) e,  nella Sala Palagalileo, personale di sorveglianza incompetente. Esempio lampante della cattiva organizzazione e' la proiezione di "John Carpenter's Ghost of Mars". Finisce il film precedente, "Triumph of Love", e all'apertura delle porte della sala si vede che la pioggia e' fortissima. Si iniziano allora le procedure di sgombero della sala (tra una proiezione e l'altra gli spettatori devono sempre uscire e rientrare dalla sala), ma la gente non vuole uscire alla pioggia. Il responsabile allora decide di lasciare le persone in sala, fa entrare un po' delle persone che da 40 minuti erano in fila sotto un diluvio incredibile e poi dice "Mi dispiace, la sala e' piena". Al che le persone in fila protestano (e' loro diritto entrare, erano le persone all'interno che dovevano essere fatte uscire) sfondano le barriere ed entrano, con grande rischio per la sicurezza... il responsabile, accortosi di aver fatto un madornale errore e di stare rischiando una vera rivolta, preferisce allora fare finta di niente e il film inizia regolarmente.

Terribili infine i nuovi servizi igienici installati al PalaBNL, realizzati interamente senza acqua, compreso il sistema di lavaggio mani che consisteva nello strofinarsi le mani "a secco" con un gel chimico...

Speriamo che il prossimo anno si migliori, perche' cosi' com'e' Venezia rischia di diventare la parodia di un vero Festival del Cinema...

Graziano Montanini

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