The Others
di A. Amenabar

The others1945, isola di Jersey: Grace vive sola con i suoi due figli, che non possono esporsi alla luce del sole a cuasa di una grave malattia, in una grande casa vittoriana, attendendo il ritorno del marito dalla guerra. Un giorno, però, nella casa cominciano a sentirsi strani rumori e ad accadere strani eventi...
"The others" e' probabilmente una dei migliori horror degli ultimi anni, e conferma Alejandro Amenabar come giovane astro nascente del cinema fantastico. Ispirata a "Giro di vite" di Henry James, la pellicola entra già dalle prime immagini in un atmosfera tetra e decadente, e ci regala un perfetto gioco di tensione che avvolge lo spettatore per tutto il film. Fotografia, musiche e attori sono perfettamente indovinate, e il ritmo non cala mai nemmeno per un attimo. L'unico appunto che si potrebbe fare al film e' la ricerca a tutti i costi del finale con colpo di scena, che tanto va di moda negli ultimi anni: realizzare il film in funzione del finale infatti non permette di approfondire tematiche che avrebbero potuto essere interessanti, e alla fine rende il film più convenzionale di quello che avrebbe potuto essere.
Un film, comunque, da vedere assolutamente.
Graziano Montanini

Alejandro Amenabar, dopo il fulminante esordio con "Tesis" e il successo internazionale di "Apri gli occhi", continua il suo personale cammino di scoperta e approfondimento dei confini. Dov'e' che finisce il male e comincia il bene? Cosa e' reale e cosa lo diventa nella mente? Quanti mondi si sfiorano in uno stesso istante? Gli interrogativi che il giovane regista pone sono di indubbio fascino, come e' indiscutibile il suo talento visivo e la capacità di creare un'atmosfera inquietante in cui far muovere i personaggi. Se poi si considera che Alejandro Amenabar oltre che dirigere un film, generalmente lo scrive e ne compone pure le musiche, risulta evidente che il risultato finale sia una diretta espressione delle sue ossessioni e del suo interessante punto di vista.
Come già in "Apri gli occhi", la sceneggiatura e' molto dettagliata e con una prima parte di attesa in cui scoperte graduali alimentano la tensione narrativa. La seconda parte, invece, sembra girare un po' a vuoto e finalizzata a creare l'attesa per il colpo di scena finale.
L'idea, davvero bella, sarebbe stata forse più efficace per un cortometraggio e alcune forzature (tipo la frase di lancio "nessuna porta deve essere aperta prima che l'ultima sia stata chiusa" o il ruolo dei tre domestici) risultano efficaci per la creazione dell'atmosfera e per dare sostanza al film, ma non trovano poi effettiva giustificazione.
Perfettamente a suo agio Nicole Kidman in un ruolo di donna fredda, fragile e misurata.
Luca Baroncini

Nicole Kidman

Sono morti, Nicole Kidman e i suoi due bambini. Li ha uccisi lei, togliendosi poi la vita. Solo che ancora, lei e il piccolo, non lo sanno. Praticamente isolati in una grande casa sull'isola di Jersey, preda di presenze e rumori inspiegabili, hanno accanto a loro un terzetto di servitori, assolutamente gotici nell'aspetto. Originale premessa, il loro ruolo è ovviamente far accettare alla Kidman la sua morte, il fatto di essere, lei stessa, come loro un fantasma. Inquietante, claustrofobico, originale senza dubbio, The Others spaventa senza mostrare altro che foto, ombre, eventi inspiegabili e protagonisti attanagliati dal terrore, dalla paura.
La storia è ben gestita, sebbene con qualche lungaggine e caduta di ritmo, laddove si sofferma troppo spesso sul rapporto tra i due bambini, di cui solo la femmina è a conoscenza e portatrice della tragica realtà. E la trama, la sceneggiatura, sono assolutamente oneste, diversamente da quella vaccata del Sesto Senso, che gestiva alcune scene in maniera assolutamente scorretta solo per salvaguardare la sorpresa finale.
Raccontato quindi dalla soggettiva di una splendida e bravissima Kidman, il film si scopre e si rivela quasi a metà, quando capiamo lo stato delle cose. Una pecca? Forse. Sta di fatto che ormai vi siamo dentro e talmente "umano" è il fantasma Kidman che l'idea che The Others, gli Intrusi non siano altro che dei vivi che abitano effettivamente la casa, non ci sfiora, sino alla drammatica sorpresa finale.
Bel film, non un capolavoro, ma bel film. Ottimo inizio di stagione.
Guglielmo Pizzinelli

"The others" di Amenabar, rende sublime e terrificante un atmosfera che è sia gotica che fiabesca. Un atmosfera che rimanda alle novelle dell'800, fatte di fantasmi, villette all'inglese e tanta nebbia. Amenabar è la dimostrazione di come si possa fare ora , un horror classico, sfruttando clichè cinematografici già stranoti, presenti in film come "Il sesto senso" o "Shining". E in un certo modo facendo un film teorico, come in un fece Zemeckis con "Le verità nascoste".
L'impostazione scenica e le regia, è retta da unita di spazio molto racchiusa, dove il regista , attraverso stacchi veloci, ossessivi primi piani e movimenti di macchina vertiginosi, crea un atmosfera di "soggettività". La soggettività della percezione di essere vivi o morti, di vedere la realtà in un modo piuttosto che un altro. E' un film di fantasmi, senza vere e proprie innovazioni di linguaggio. Ma un film pulito, girato benissimo, dove i salti dalla sedia e l'interazione-appagamento del pubblico è garantita, grazie alla perfetta fotografia da esterni e la musica d'atmosfera curata dal regista in persona. Un film che dimostra come si può ripartire dai classici e reimpostare una nuova ottica di horror, fatta di leit motiv azzeccatissimi e un soggetto ben combinato (se si esclude la inutile forzatura del personaggio bigotto religioso della Kidman e un finale che si sforza troppo a spiegare e meno a raccontare)
Voto: 7
Francesco Picerno

In una ricca dimora vittoriana, nel 1945, vive una donna (marito in guerra) con 2 bambini che non possono stare alla luce del sole. Un giorno arriva la servitù che la donna cercava. Forse.
Dopo 2 prove interessanti ma non del tutto convincenti come Tesis e Apri gli occhi, Amenabar ci offre finalmente una prova matura: The Others è un horror gotico che tiene lo spettatore incollato alla sedia, e, anzi, ha il pregio di crescere sempre di più, fino a sfociare in un bellissimo finale molto teso, ma anche molto dolce. Buona parte del merito va a una Kidman assolutamente perfetta. Ottimo anche il resto del cast. Magnifica la fotografia.
Francesco

Recensioni

Home

Archivio