Tosca
di B. Jacquot
Una versione filmata dell'opera di Puccini, che conferma il fatto che l'opera
si presta molto ad essere riprodotta al cinema (vedi: Flauto magico di Bergman,
Don Giovanni di Losey, Cenerentola di Ponnelle). Un versione precedente,
in prosa e senza musica, di Magni, era una ben misera cosa, a confronto. Jacquot
filma il grande dramma romantico e risorgimentale con passione e partecipazione.
In questi casi le cose di cui parlare sono due, il lato musicale e quello
filmico. La versione operistica aveva due ottimi interpreti, Angela
Gheorghiu (Tosca, una voce tonda e piena, ma non una Tebaldi, anzi con toni
drammatici che ricordano la Callas) e l'immenso Ruggero Raimondi. Mario
Cavaradossi e', come al solito, un urlatore ben poco sottile, e Roberto Alagna
canta benino, ma recita malissimo.
Invece Gheorghiu e Raimondi sono capaci di tenere il gioco scenico in maniera
ottima, in un film girato in gran parte in primi piani specie nell'atto secondo.
Gli altoparlanti tenuti troppo alti disturbavano l'ascolta, trasformando in
rumore gli acuti dei tenori e i pieni
dell'orchestra.
Jacquot ha visto di certo la versione televisiva della Tosca nelle locazioni
originali, e filma certe scene a S. Andrea della Valle, Palazzo Farnese, e
Castel S. Angelo; ma poi passa alle ricostruzioni in studio di interni ed
esterni, e da' un giusto aspetto scenico alla
vicenda. Filma le scene principali nei toni di oro, rosso, grigio, colori
violenti e primari: l'Italia passionale e scaltra di Stendhal e' sempre al fondo
dell'inconscio dei francesi quando pensano a noi. Gli interventi del
regista sono pochi, e quasi sempre molto sensati. Qualche scena in bianco e nero
ci mostra l'orchestra e i cantati in "borghese" fuori scena, alcuni
gesti sono ben reduplicati. Ad esempio nella scena dell'assassinio Scarpa
brandisce il salvacondotto come un coltello, con lo stesso gesto Tosca brandisce
un coltello vero. Il
mutamento pił importante e' la fine del primo atto. Jacquot elimina la
processione del te deum, e quello che in Puccini e' una mescolanza di sacro e
profano, fede e lussuria, diviene nel film una vertigine di Scarpia, la cui
ragione vacilla per il desiderio di Tosca.
Certo, bisogna amare l'opera: questo e' un film per chi si appassiona ad una
certa musica; ma chi e' un appassionato di Puccini troverą bellissimo il modo
in cui viene indagata la mente di Tosca quando canta "Vissi d'arte",
romanza in cui la pia cantante si congeda, apparentemente, dal suo pudore -
cosi' crede Scarpia - mentre nella realtą si congeda da sentimenti ben
pił
profondi, l'umanitą e la paura di Dio. E si dispone all'assassinio.
Vai
a Festival di Venezia 2001