Denti
di G.Salvatores

dentiDue denti, enormi, angoscianti, e Antonio, inquietato fin da bambino, quando la sua immaturità era ancora simbolo di candore, quando i sogni materializzavano voluttuose morbosità, quando le sue viscere nascondevano la ripulsione dell'anima.
Il dolore sancisce l'implosione in un mondo avverso, Passato senza speranza, illusione del Ritorno, manifestazione ridondante dell'Essere.
La gelosia che lo preme, lo stringe, lo rinchiude; la solitudine che lo divide, lo umilia; l'estenuante ricerca della Felicità, sensazione mai provata, apodittico desiderio di cambiamento.
Catarsi di rinascita, distrutto ciò che si ha ancora, nuovo corpo dall'indistruttibile interno.
Antonio è un uomo afflitto da sempre da due denti abnormali, che la ragazza gli rompe con un posacenere durante una discussione. Questa ferita, che lo colpisce non solo esteriormente, lo spingerà in un viaggio onirico tra dentisti fobici, fulgidi ricordi del passato, visioni amareggiate del presente, terrore del futuro.
Salvatores tenta strade ancora più alternative dopo "Nirvana", adattando per lo schermo l'omonimo romanzo di Domenico Starnone. Le idee non mancano, e si sente anche la passione per un cinema diverso (cosa che in Italia particolarmente assume ben altro spessore), ma non si dà un freno e calca evidentemente troppo la mano sul surrealismo, sulla ricerca dell'effetto straniante, su un falso sperimentalismo: falso perchè ci si accorge ben presto che il manierismo schizza fuori da ogni inquadratura: incubi lynchiani, ossessioni cronenberghiane, un tocco trendy alla David Fincher, peccato che si passi anche sui territori dello Yuzna di "The Dentist", specialmente, come negarlo, nella sequenza che vede protagonista Paolo Villaggio, che interpreta la figura del dentista a tratti sadico in modo fin troppo grottesco e deformato, anche se in fin dei conti Yuzna è molto più impudico e disturbante nei confronti dello spettatore. Quindi un film con grandi potenzialità non sviluppate fino in fondo, colpa soprattutto di una regia mai "propria", uno stile mai personale al 100%, dimostrando ancora come Salvatores sia un autore in ritardo nei confronti delle nuove espressioni cinematografiche, e tenti disperatamente di risalire la strada.
Non che sia un film da buttare: regala molte sequenze intense, una bella   fotografia, bravi attori - Rubini su tutti, bravissimo -, una visione profonda e introspettiva della vita nei suoi lati oscuri come pochi film riescono, ma viene a mancare quella spinta necessaria a fare il salto di qualità.
Se vogliamo poi inserirlo nel contesto di cinema italiano, alcuni hanno parlato di film coraggioso, importante, come se potesse cambiare da solo uno sfondo parassitario ormai estremamente recidivo. Stiamo con i piedi per terra, perchè "Denti", nonostante sia una pellicola aliena nel nostro panorama non cambierà pressochè nulla.

Andrea D'Emilio

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