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Il cerchio
di Jafar Panahi
Le storie di tante donne si intrecciano e si ricongiungono in un ideale
cerchio: alcune sono alle prese con maternita' difficili, altre escono
dal carcere senza prospettive. Panahi nel suo terzo lungometraggio
sceglie di parlarci della condizione della donna nella societa'
iraniana, abbandonando le metafore proprie del cinema iraniano e dei
suoi primi film per adottare un linguaggio piu' diretto. Peccato che
quello che guadagna a livello di denuncia sociale lo perda in poesia e
freschezza: senza piu' bambini da far recitare, senza
metacinema, senza gioco delle ripetizioni, il cinema iraniano
si dimostra contorto ed
irrisolto, lento e difficile da seguire. La censura del regime iraniano
aveva permesso la realizzazione di bellissimi film, la sua assenza, caso
piu' unico che raro, lascia i registi in balia di idee che non
riescono
ad esprimere se non in maniera pedissequamente documentaristica.
Intendiamoci, "Il cerchio" non e' un brutto film, e' un film
discreto ma comunque un grosso passo indietro per Panahi. Tempi moderni.
Graziano Montanini
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