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La
nona porta
di Roman Polanski
Dopo LA MORTE E LA FANCIULLA, il
regista polacco torna a cimentarsi con il Diavolo e affini.
Johnny Depp, cinico ricercatore di libri e interessato più al denaro
che alla moralità, viene incaricato di ritrovare gli ultimi due
esemplari di un manuale di "dottrina" demoniaca. Le cose
andranno man mano sempre peggio.
Polanski, che ha sempre avuto a che fare con il grottesco, e l'ha
sempre utilizzato in maniera non fine a se stessa, incappa proprio
in questo: il ridicolo è sempre dietro l'angolo, e l'intrigo non
convince a pieno, colpa di qualche eccesso forzato e di una sceneggiatura
poco lucida. Siamo ben lontani dagli incubi onirici di Rosemary's
Baby, si è invece molto vicini ai videogames (Depp è costretto a
superare svariate prove una dietro l'altra), se non al trash. Inutile
dire che ci si aspettava di più dal grande regista, che sembra aver
perso la scia del suo stile e della sua visionarietà. Rimane la
bella fotografia di Darius Kondhij e le prove dei bravi attori.
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