SANTA MARADONA
di Marco Ponti
E’ il titolo
della canzone con cui Manu Chao chiude i suoi concerti. E’
un inno alla realtà quotidiana che può trasformarsi in
epica, a un uomo che può diventare un mito, anche se
ribelle e controcorrente. Questa la filosofia di vita dei
due protagonisti che a Torino cercano di tirare avanti tra
un espediente e l’altro. Ed è proprio sui loro ‘sketch’
che si gioca il ritmo divertito e divertente del film.
Stefano Accorsi e Libero De Rienzo sembrano una coppia
affiatata e molto spontanea, Anita Capriolo, oltre ad essere
bellissima, è molto azzeccata nella sua venatura un po’
svampita da stravolgente ‘divina apparizione’. Mandala
Tayde pare invece un po’ imbambolata e poco a suo agio.
Il tema è quello che
oramai sta diventando il tormentone di Accorsi: il passaggio
alle responsabilità dell’età adulta. E, appunto perché
è un tema toccato e ritoccato, può passare in secondo
piano. Emerge allora il particolare montaggio che,
visibilmente rappezzato, dà un tono di libera creatività
ad una pellicola che intende presentarsi nella sua
sperimentalità. Se i contenuti forse languono per noia
reiterata, le immagini sono cariche di prospettive
simboliche, come il peso dell’amico zombie abbandonato in
uno scatolone di fronte alla casa di papà e mamma, oppure
il frammentarsi allucinato della ‘visione angelica’.
Sembra di ritornare alla tradizione cortese, ma il topos
della ‘donna angelo’ qui diventa sincera panacea. O è
solo un pretesto? Per crescere, per cambiar vita, o giusto
per non annoiarsi? Intanto il punto di vista si stringe
sempre più verso l’unico vero protagonista Accorsi. E
tutto ciò che gli ruota attorno appare inverosimilmente
catalizzato dal suo piccolo mondo, verso una visione troppo
egocentrica che non approfondisce e falsifica il carattere
degli altri personaggi abbandonati a se stessi.
Cinzia Bovio
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SANTA MARADONA di MARCO PONTI con Stefano
Accorsi
La speculazione
cinematografica sulla "generazione x" non sembra
ancora essersi esaurita. Ecco infatti Andrea e Bart, una
nuova coppia di "giovani, carini e disoccupati"
che alla soglia dei trent'anni non hanno nessuna intenzione
di conformarsi. Sono istruiti, un po' cinici e al
"sogno da realizzare" hanno sostituito il
tentativo di "cogliere l'attimo", se e quando
capita.
Ennesima operazione furbetta per far presa su studentelli
abbienti e fuori corso? Forse! Bisogna però riconoscere che
il film ha una certa freschezza, i dialoghi sono brillanti e
il ritmo, nonostante non
succeda poi tanto, risulta serrato. Il taglio surreale delle
sequenze permette di passare sopra alla poca credibilità di
molte situazioni. I soldi, ad esempio, non sono mai un
problema e non si capisce come i due protagonisti possano
permettersi un appartamento niente male e un tenore di vita
medio-alto senza fare effettivamente nulla di concreto.
Tutti i problemi diventano non-problemi e si risolvono in
botta e risposta sopra le righe, tanto divertenti quanto
inconcludenti. La poca aderenza rispetto alla realtà può
irritare, ma il film non si prende troppo sul serio, gioca
la carta del sorriso (e ci riesce!) e propone alcune idee
interessanti. Molte già viste in altri film (a partire dal
taglio narrativo alla Tarantino), altre più originali, come
il dilemma della graziosa Anita Caprioli sulla finzione al
cinema. Quanto all'interpretazione, gli uomini battono le
donne. Libero Di Rienzo ruba spesso la scena a Stefano
Accorsi, in parte e convincente ma ogni tanto un po'
forzato.
Anita Caprioli cerca di dare eterea leggerezza al
suo personaggio, riuscendoci solo a tratti, mentre Mandala
Tayde e' tanto carina quanto monocorde. Nulla di
particolarmente originale, quindi, ma una certa abilità (anche un po' ruffiana!) nell'assemblare situazioni e
personaggi permette al racconto di scivolare leggero fino al
finale aperto. Si dirà che i giovani sono diversi, che
l'analisi sociale e' superficiale, che e' impossibile
riconoscersi nei due protagonisti fancazzisti e
intellettual-chic, che non se ne può più di sentir parlare
di "crisi dei trent'anni", di responsabilità che
non si vogliono prendere, di amori che si incrinano senza
motivo, di vita che scimmiotta l'arte, ma "Santa
Maradona", lungi dall'essere un ritratto generazionale,
fotografa con leggerezza una certa mentalità. Forse più
"trendy" che vissuta in prima persona, ma avere
trent'anni nel 2001 e' ANCHE confrontarsi con il modo di
essere di Andrea e Bart e il film prova ad esserne ironica,
e un po' compiaciuta, cartina di
tornasole.
Luca Baroncini
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