Alla rivoluzione
sulla due cavalli
Non si può che solidarizzare con
Laura Morante (giurata al Festival di Locarno) per
l'agguerrita opposizione al film di Maurizio Sciarra,
vincitore a sorpresa del prestigioso Pardo d'Oro. "Alla
rivoluzione sulla due cavalli", infatti, presenta uno
spunto interessante, ma lo sviluppa in modo assolutamente
inerte. Da un lato e' curioso verificare gli effetti di
un'importante svolta politica dall'esterno (la
"Rivoluzione dei Garofani" del 1974 con cui il
Portogallo abbandona la dittatura), attraverso il viaggio
iniziatico di tre giovani di nazionalità diverse che per
partecipare all'evento
decidono di partire per Lisbona. Dall'altro, però, risulta
sconcertante la totale mancanza di spessore nel racconto.
Sembra di scorrere tra le mani delle cartoline che, al di la delle immagini, non riescono a comunicare nulla. I tre
protagonisti sono infatti manichini vuoti, la cui
problematicità viene sbrigativamente riassunta in poche
battute, rendendo il loro viaggio un pretesto narrativo di
scarso respiro. Non sono tanto gli attori, quindi,
fisicamente in parte per il ruolo, quanto l'inesistenza dei
personaggi, che parlano di niente in un raccontino pulito
che scivola via senza sbavature, non riuscendo però mai a
diventare ritratto generazionale, e nemmeno punto di vista
alternativo su un avvenimento storico. Resta il fascino di
un viaggio disorganizzato, la simpatia di un'auto divenuta
"mito", l'ennesima riesumazione di usi e costumi
degli anni settanta, qualche riscoperta musicale e
l'indiscutibile bellezza dei paesaggi.
Ma tutto accade senza scalfire e la presunta leggerezza
sprofonda nella superficialità.
Luca Baroncini
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