Le fate ignoranti

Nazione: 

Italia

Anno: 

2000

Genere: 

Drammatico

Durata: 

105'

Regia: 

Ferzan Opzetek

Cast: 

Margherita Buy, Stefano Accorsi, Serra Yilmaz, Andrea Renzi, Gabriel Garko.

BuySembra una tragicommedia almodovariana ambientata in Italia. Con meno vitalità latina e grottesche esasperazioni. Con più dubbi e interrogativi sospesi. Senza la genialità e la compiutezza dell’autore spagnolo.
Il film del regista turco, già autore de Il bagno turco e Harem Suare, divide la narrazione in due momenti: prima e dopo l’improvvisa morte di Massimo, marito e amante esemplare. Brevissimo il primo "stacco" che si differenzia dal successivo soprattutto per l’utilizzo di una diversissima gamma cromatica, che diventa poi più variopinta, disordinata e colorata. E’ il momento in cui esplode nella vita della borghese Antonia un mondo di emarginati che solidarizza fino a costruire una nuova famiglia, nella quale il "normale" di turno, il medico che scopre la seconda vita del marito defunto, scopre i valori veri che forse, ma l’allusione non è esplicita, sono solo un dovere di forma nelle famiglie tradizionali.
Cosa nasce tra Michele, l’amante di Massimo, e Antonia? Scoprono di condividere una certa sensibilità amando entrambi il poeta turco Nazim Hikmet, lo stesso che paradossalmente aveva fatto conoscere i due uomini in una libreria. Lei riprende a vivere e a piacersi, ma lui si giustifica "E’ solo nostalgia. Nostalgia per una vita normale", e allora il film prende posizione attraverso un espediente scaramantico che, per il finale sospeso, si trasforma in metafora sibillina: si dice che quando il bicchiere cade e si rompe una persona amata è andata via. Lei simula la fuga, ma il bicchiere caduto dalle mani di Michele…
Troppi però sono gli interrogativi insoluti e le frasi lasciate a metà: non è stato focalizzato il rapporto di Antonia con la madre, donna piuttosto originale, la caratterizzazione dei personaggi minori pare solo sfumata, e i problemi politici turchi vengono appena abbozzati in un incomprensibile dialogo tra Serra, la donna turca, e il fratello, mentre sullo sfondo si allude alla manifestazione romana del Gay pride, più esplicitamente mostrata – insieme a momenti di vita sul set - nelle scene filmate per i titoli di coda. Tutte leggere pennellate che affrescano una visione di insieme ma sacrificano il particolare.
Un pesante interrogativo si rovescia del resto anche sui protagonisti: meglio dire la verità o mentire alle persone amate? Antonia, dopo essersi accorta di aver vissuto con un uomo che per difenderla dalla verità l’aveva condannata a un’esistenza fasulla, non sopporta il ripetersi della menzogna e con coraggio rivela a Ernesto, il malato di Aids che sopravvive nella vana attesa del suo uomo, la morte dell’ innamorato. Si moltiplicano ancora altre domande: chi sono allora le fate ignoranti? Coloro che vivono in un mondo incantato senza conoscere la verità?
Cinzia Bovio


L'idea di base del nuovo film del regista italo-turco Ferzen Ozpetek e' molto bella e attuale. "Le fate ignoranti" potrebbe essere infatti interpretato come una riflessione sull'evoluzione che la struttura familiare ha subito nel tempo, fino ad arrivare ad un equilibrio in cui il sesso, la consanguineita', le etichette sociali, perdono il peso asfissiante che da sempre ostacolano la libera esternazione delle pulsioni dell'individuo. Ed e' affascinante, e non priva di inquietudine, anche l'idea che le persone che ci vivono accanto, e di cui pensiamo di sapere tutto, coltivino a nostra insaputa una parte misteriosa, segreta e quasi inaccessibile, che non impedisce la complicita' ma, forse, la fortifica.  Lo spunto narrativo da cui questa riflessione prende vita e', oltre che forte, molto coinvolgente e ricco di sfumature. Le interessanti implicazioni della storia, pero', perdono presto di incisivita' a causa di vari elementi che non funzionano. Prima di tutto gli interpreti. Se Stefano Accorsi risulta convincente in un ruolo difficile, Margherita Buy pare poco convinta nel tratteggiare la protagonista del film e il suo dolore che diventa nuova consapevolezza. Si limita ad attraversare la storia con un'aria di manierato spaesamento senza picchi, e la sua recitazione sottotono non comunica il dolore, il groviglio dei pensieri e l'evoluzione della sua rinascita. Anche il rapporto con la madre, pur avendo una funzione sdrammatizzante, pare una serie di sketch da fiction televisiva alla Sandra Mondaini e Raimondo Vianello. Cio' che piu' annacqua la potenza del soggetto, pero', e' il quadretto di varia umanita' in cui vive Stefano Accorsi, dove il buonismo la fa da padrone e i personaggi si riducono presto a macchiette prive di spessore. Qualche momento ispirato c'e', l'inizio al museo e il fotogramma con cui si conclude il film, ma in mezzo, il potenziale ampio respiro del film risulta presto soffocato dalla banalita' e dal luogo comune.
Luca Baroncini de "Gli Spietati"

Due sponde di uno stesso fiume, due rive totalmente diverse, agli antipodi, inconciliabili, ma come spesso avviene nei film, facilmente percorribili parallelamente nello stesso istante. Era questa la vita di Massimo, colto e benestante uomo sposato, bisessuale all'insaputa di tutti o quasi, consorte compresa, prima che partisse per il suo viaggio ultraterreno e lasciasse soli in Terra moglie, Antonia (margherita Buy), ed amante, Michele (Stefano Accorsi).
Due mondi opposti, simboleggiati da due sfondi, due case: l'una il dipinto della tranquillità, villa con giardino in zona agiata, vista sul lago, con tanto di amache fuori ed opere d'arte dentro, l'altra una palazzina dei quartieri bassi, il cui fulcro, la casa di Michele, è ritrovo per tutti gli inquilini, omosessuali, travestiti e non, e cuore di un'amicizia, profondo sentimento che lega tutti indissolubilmente. Lo stesso mondo nel quale Antonia si imbatterà, senza saperlo, con l'intento di ripercorrere le tracce di una vita nascosta lasciate dal marito e dalla quale sarà conquistata, per l'unione e l'altruismo che da questa piccola comunità traspirano. Michele, un bravissimo Stefano Accorsi dimagrito ed asciutto, si ritroverà così faccia a faccia con la sua ex-rivale, donna sensibile oltre che bella, ed a poco a poco ne nascerà un legame, sempre più forte, sul quale il film lascerà un punto interrogativo.
Storia ben concepita, sviluppata senza leggerezza in ogni piccolo passo, senza però soffermarsi eccessivamente a scapito del ritmo, costante e relativamente alto. Delineati quanto basta i personaggi non fondamentali, in modo da suscitare bene il senso di altruismo all'interno del gruppo di amici, dove il problema di uno è il problema di tutti. Molto bravi i due protagonisti, che prendono in mano e con decisione il ruolo, dando magnificamente spessore ad una sceneggiatura già di per sé molto buona. Se non è proprio il tripudio di conferma per la rinascita del cinema italiano, poco ci siamo, poiché qui si ritrova, finalmente, dopo Muccino e Moretti, una storia originale, ambientata con gran dovizia di particolari, con ottimi attori ed il supporto di una colonna sonora inaspettata che, tra viole e tamburi, colora le scene di tristezza o gioia, sottolineando riflessione od azione e completando così l'insieme di ottima fattura dell'intero film.
Francesco Rivelli

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