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MALENA
e i defilè sui viali di Sicilia
Probabilmente,
Tornatore, fra
qualche mese ci rinfaccerà la statuetta dellOscar che lAmerica del cinema che
conta quella de La politique du business gli avrà tributato: la Miramax ha
già da tempo messo in moto la sua macchina promo-con-vincitrice per far
piacere Malèna agli americani, e può darsi anzi esiste più di un motivo per far
pensare ad una quasi certezza che vi riuscirà. Qui da noi, certo è vero, Malèna
non ha turbato i sonni di molti e la debacle italiana dellultima opera del regista
siciliano evidentemente ha a che fare con le aspettative di cinema
nellaccezione più rispettosa e nobile di quellarte andate deluse dal
più bravo e intellettualmente onesto cineasta italiano. Il ripetuto defilè
cinematografico di una Bellucci esageratamente stilazzata in passerella sugli anonimi
viali di un paese di Sicilia alla fine non paga: troppo poco per farne un film, che
allinizio doveva raccontare di certe turbative pre-adolescenziali di un gruppetto di
"picciotti" siciliani alle prese con le visioni reali della donna più
eroticamente affascinante e venereggiante del paese. In pieno regime di camicerato nero,
il film si "imbelluccisce" di ritratti dambiente che avrebbero preteso
maggiore significanza attorica, mentre la storia "sviene" di continuo, non si
racconta, non dà notizie di sè. La maestria di regia non riesce a farci consci di aver
assistito a un film indimenticabile, mentre certe figure filmiche di poesia che avevano
accompagnato ad esempio "La leggenda del pianista sullOceano" restano mere
comete sconosciute in caduta libera sulle gambe e sul seno della "Nostra". A
Tornatore, che stimiamo, non possiamo che augurare di vincerla ugualmente
limmeritata statuetta e aspettarlo a una nuova prova di cinema così profondamente
in-formato di quella inebriante filmo-poeticosofia che lha sempre contraddistinto.
Da Tornatore vogliamo un cinema che sia veramente da paradiso.
Gianluca Mattei
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