Placido Rizzotto
di P.Scimeca

placido rizzottoLa grande sorpresa del festival, applausi a scena aperta per una storia sulla mafia finalmente lontana dalla banalità e dal pianto facile.

Ogni anno, grazie a Dio, ci viene donato un bel film di fattura tradizionale, impegnato, ben diretto, che tiene viva la fiammella dell'antica tradizione del cinema politico italiano - quello vero, non le sciocchezze sessantottine tipo Pugni in tasca.  L'anno scorso vi fu Del perduto amore di M. Placido, ora questo film di Scimeca.  La storia semplice di uno dei tanti sindacalisti, attivisti, politici che in Sicilia hanno cercato di opporsi alla Mafia e sono morti nel tentativo. Il regista e' molto bravo, sa realizzare stacchi efficaci e classici - visti infinite volte, ma sempre belli: un ragazzo corre, ed eccolo uomo, che corre ancora, ma per altre ragioni.
Il film inizia in modo molto emozionante, dopo la scena introduttiva, e prosegue senza stancare mai, ne' eccedere nella retorica. Il protagonista muore presto, molto prima di quanto ci si aspetti, come presto, troppo prematuramente, vengono colpiti nella realta' coloro che si oppongono al potere mafioso.   Della mafia si vede l'evoluzione, da organizzazione di campieri dedita allo sfruttamento dei braccianti, ad organizzazione criminale di ampio raggio.  E la descrizione di una lotta per l'occupazione delle terre diviene la storia di una investigazione, condotta da un giovane ufficiale dei carabinieri dal nome celebre, investigazione realizzata a pezzi, a mosaico, con l'accaduto che viene alla luce man mano che la vendetta di un padre colpisce gli assassini dei figlio. Un po' troppo insistita la forma della ballata, l'imamgine del cantastorie, il tentativo di epicizzare - specie nella stretta di mano finale.  Ma e' bellissimo il dialogo in dialetto siciliano, non troppo stretto e abbastanza comprensibile, ma duro, essenziale, assolutamente scarno ed asciutto.
Tra gli intepreti, Paquale Mazzarella e, nella parte del padre, suo padre.  Mazzarella e' un attore eccellente, riesce a passare dal personaggio di Proust, nel film di Ruiz, alla figura di un siciliano duro, serio, senza cedieanti, che tratteggia in modo del tutto convincente.  E' un attore che dovrebbe lavorare di piu', ed essere sfruttato come meritano le sue capacita'.  Non male nemmeno colui che interpreta Luciano Liggio, detto Lo Sciancato, ottuso e violento come e' giusto che sia.
Chi immagina che la Mafia e la Sicilia siano quella, macchiettistica e in fondo piacevole, dei romanzi di Camilleri, vada a vedere questo film.  Ne trarra' qualche insegnamento.

CN

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