Zora la vampira
dei Manetti brothers
recensione epistolare

Gentili Manetti Bros, ho visto il vostro film animato da uno spirito benevolo e assolutamente non prevenuto, soprattutto dopo aver letto i vostri interventi, umili, intelligenti e circostanziati.
Devo dire però che il film è indifendibile e cercherò di esporre in breve il perchè. Ma prima le note positive: innanzitutto non è vero (come dicono alcuni) che la fotografia del film è tutta da buttare; il fastidio dovuto alla pellicola sgranata o ai personaggi fuori fuoco si riferisce solo a brevissime sequenze. Inoltre tutta la polemica sull’audio di commento che poi diventa diegetico (nella scena con la musica dei Sottotono) è assolutamente infondata. Ci sono alcuni momenti godibili: l’inizio col tormentone "Massimo!" e la solidarietà di borgata; i primi momenti in cui Dracula, con il suo aplomb, si trova ad interagire con i ragazzi del centro sociale; il prefinale ambientato a Napoli con il massacro dei vampiri, alcuni momenti di montaggio serrato ed originale (lo spleet screen che mostra i furti del servo), nonché tutta la colonna sonora, davvero bella.

Il problema è che il film manca di una struttura narattiva forte che possa rendere coerente tutto l’intreccio, e giustificare alcuni momenti felici che pure ci sono. In certi snodi narrativi il film sembra tirato via. Esempio: quando Chef Ragoo va in bagno e sente la conversazione tra il rasta e il servo, con quest’ultimo che si lamenta perché deve trovare un lavoro per soddisfare il suo padrone, innamoratosi di Zora; ebbene, subito dopo Chef Ragoo vede il vampiro e gli intima di lasciare stare Zora. Ma come faceva a sapere che era lui il padrone di cui il servo parlava, non avendolo mai visto prima?

Inoltre il vampiro gli risponde di andare a vedere come sta la sua ragazza. Ma come faceva a sapere che si trattava della sua ragazza? Una doppia presupposizione senza fondamento è davvero troppo!

In generale, si fa fatica ad appassionarsi alla vicenda: il registro varia dal tono grottesco alla commedia, all’horror "innocuo" e allo pseudo "thriller", ma senza riuscire ad amalgamare il tutto. Ad esempio, perché non avete puntato sul pedale del gore? Ne sarebbe potuta venire fuori una cosa alla Peter Jackson, davvero divertente (tra l’altro il Manetti che recita nel film gli assomiglia). Inoltre il pistollotto morale messo in bocca al vampiro nel finale è davvero irritante. Non c’è cosa più sbagliata, a mio avviso, che imbastire il film di sovrastrutture edificanti tanto esplicite, tra l’altro offendendo l’intelligenza dello spettatore che godrebbe molto di più a giungere da solo alle conclusioni morali di un film. La prospettiva migliore è la sospensione del giudizio: lasciate parlare i fatti.

Insomma, l’impressione è che il film metta troppa carne al fuoco, senza però riuscire a governare il tutto. Voi vi lamentate della negativa accoglienza del pubblico, ma la mia risposta è: che vi aspettavate? In fondo, secondo me, non era difficile prevedere che il film non avrebbe avuto un successo travolgente. Infatti avete scelto di parlare dell’ambiente dei centri sociali, dell’hip hop, della cultura antagonista (tra l’altro si vede che l’ambiente lo conoscete e ciò che ne viene fuori è realistico), ma non prevedevate che così facendo vi sareste posti ai margini? In fondo stiamo parlando di fenomeni culturali "di nicchia", che interessano solo una fascia sporadica di giovani (senza per questo esprimere un giudizio negativo).
Quello che in altri campi è un successo non sempre rimane tale se tradotto nel cinema: ad esempio il fenomeno Piotta (da cui mi pare abbiate preso le distanze) si e sgonfiato subito quando ha provato a cimentarsi col cinema. Io ho una mia teoria per spiegare questi fenomeni: il successo del Piotta, più che legato alle vendite del suo CD (mi sembra che non abbia mai superato le 50.000 copie) è, più in generale, un successo mediatico (articoli sui giornali, ospitate varie in TV, canzoni tormentone in radio, videoclip a tutte le ore su MTV), che però viene percepito dagli utenti finali come gratuito. Nel cinema il successo si misura con le sale piene, i biglietti venduti, la tenitura del film, in altre parole con un atteggiamento attivo e consapevole dello spettatore, che sceglie quel film e non un altro. Stando così le cose, Zora la vampira non è un film di massa, non ha le carte per piacere al pubblico che frequenta le sale oggi. Aggiungete che si tratta di un film italiano, su cui vige un eterno pregiudizio, e che manca di una promozione adeguata, e il risultato non è più tanto misterioso come si potrebbe pensare. Sulla questione della promozione, bisogna dire che avete ragione a dire che essa è stata insufficiente e inadeguata, e che in Italia funziona solo quando è inutile perché il film si regge sulle proprie gambe.

Però nel vostro caso io avrei cercato di creare tutto un fermento intorno al film, almeno a Roma: che so, un po’ di feste nei centri sociali dove è stato girato, con l’esibizione dei vari gruppi, oppure qualche proiezione gratuita del film per alimentare il passaparola.

Inoltre, pensandoci bene, avreste anche potuto andare ospiti a Carramba che fortuna, che in fondo costituisce il motore che spinge Dracula a lasciare la Transilvania. Sarebbe stata una cosa divertente e dissacrante. Guardate che non era una cosa difficile: io ho lavorato a Carramba e vi posso dire che gli autori (Giovanni Benincasa e Fabio Di Iorio) sarebbero stati ben contenti di avere Toni Bertorelli e Zora. Inoltre la Carrà è molto spiritosa e ama chi fa ironia su di lei.
Spero di esservi stato utile.

Raffaele Napoli

Recensioni