BABA YAGA
IT 1973
colore/ 87' minuti
di Corrado Farina
con Isabelle De Funès, Carrol Baker, George Eastman, Ely
Galleani, Mario Giorgetti
Valentina, è un' affermata
fotografa pubblicitaria.
Una notte, mentre si
appresta a tornare a casa, rischia di essere travolta da
un'automobile, guidata da una strana donna che risponde al
nome di Baba Yaga.
Lo strano - quanto convenuto
incontro - provoca nella vita di Valentina, una serie di
"allarmanti" campanelli di allarme, e fanno
destare nella donna, una strana quanto
"inspiegabile" attrazione per quell'alone di
mistero, che circonda Baba Yaga, che sinuosamente sembra
tessere, un invisibile "ragnatela" intorno
a Valentina.....
Secondo lungometraggio di
Corrado Farina, ( che esordì nel 1971, con lo
stupefacente "Hanno cambiato faccia" ) che
avrebbe meritato, maggiore attenzione nel panorama del
thriller - horror italiano.
Per il 1973; "BABA YAGA"
rappresenta qualcosa di completamente diverso ed inatteso
- Corrado Farina - costruisce in una base gotica, una
storia dove la tecnologia e la razionalità, si scontrano
con l'elemento "oscuro" ed inspiegabile,
insinuando il dubbio, che il vero "orrore" non
è nel "non spiegabile", ma negli eventi
quotidiani che assumono improvvisamente una devianza
"ipermeccanica - tecnologica".
Il personaggio di Valentina;
( interpretata da una "gelida" e
"spiritata" Isabelle Funès ) che richiama
quello omonimo di Crepax - assume quella valenza di
"portabandiera" di un mondo
"perennemente" arido e razionale in preda ad
un'alone dove l'ignoto si insinua nella tecnologia stessa
- frutto della mente umana - si veda la sequenza in cui
Baba Yaga ( interpretata magistralmente da una "mellilflua"
Carroll Baker ) accarezza con "sinistro" piacere
la macchina fotografica di Valentina; che successivamente
"ucciderà" una modella .
La macchina; la tecnologia
stessa diventa il nemico dell'uomo, stritolato dalle sue
stesse manie e devianze; "l'ignoto" il non
"conoscibile", non fa altro che appropiarsi di
tutto questo, costruendo così , una ragnatela dove la
stessa Valentina con sottile piacere, sembra
"avvolgersi" in inquietanti visioni a sfondo
nazi - erotico dove l'uomo stesso assume le sembianze di
un freddo robot - piegato agli ordini di un potere malato
e contorto.
Appare chiaro quindi, che
Corrado Farina, costruisce con "BABA YAGA", un
invidiabile ed originale "fantastico -
sofisticato" dove l'occhio "indiscreto"
della macchina da presa; diventa la protagonista della
vicenda; proiettando lo spettatore in una
persistente e palpabile posizione da
"voyeur".
Ed è proprio questo
"dispettoso" e capriccioso "OCCHIO"
che guida Valentina in un mondo perennemente
oscillante tra il vero e il surreale, dove Baba Yaga,
assume la valenza di un "perverso" Caronte che
con un filo sottilissimo lega il destino della
protagonista stessa - facendo acquistare alla sequenza
"madre" della pellicola - ossia l'incontro
"intimo" tra Valentina e Baba Yaga, quel malsano
piacere che genera l'orgasmo, tra la vita e la morte.
Purtroppo la versione in
circolazione è amputata di 20 minuti, per il semplice
fatto, che il produttore, ritenne opportuno questo taglio
( SU QUALI BASI? ) - operato però sul negativo e non
sulla pellicola stampata - quindi facendo perdere del
tutto l'introduzione vera del film ( che inizia
immediatamente sui titoli di testa ) e alcune scene di
raccordo.
Ma anche così com'è "BABA
YAGA", resta uno dei più originali e stupefacenti
esempi di horror italico - dimostrando inoltre che Corrado
Farina, è da consegnare come uno dei "maestri"
di questo genere.
Mirco Sassoli
° Valentina Rosselli (personaggio
inventato nel 1965 dal disegnatore di fumetti Guido Crepax),
disinibita fotografa in Milano, viene insidiata da Baba Yaga,
signora di mezza età che si rivelerà essere una strega.
Guai in vista. Come storia non è male e nemmeno come
messinscena (il racconto inframmezzato da tavole originali
di Crepax e cadenzato dalle suggestive musiche di Piero
Umiliani), ma il ritmo è soporifero e il finale si rovina
per seguire gli stereotipi dei film demoniaci. Farina
interpreta l’uomo vestito da nazista e l’ufficiale
prussiano, mentre Franco Battiato (un santone vestito di
bianco nella scena dell’happening iniziale nel cimitero,
non presente in maniera completa in tutte le copie) e
Michele Mirabella fanno apparizioni lampo: la versione
finale è stata censurata del nudo integrale della Baker (ma
anche di quelli della De Funès), che forse vale la pena
riscoprire nel Dvd (ricco di altri extra) della preziosa
casa Anchor Bay Secondo e ultimo lungometraggio di
Farina (torinese, classe 1939) dopo …hanno
cambiato faccia, la cui carriera è stata stroncata dal
fallimento al botteghino: da allora ha girato spot,
documentari, cortometraggi, servizi televisivi e filmati
vari e si è dedicato soprattutto a scrivere racconti,
soggetti e romanzi. Ma il suo amore resta il cinema, che
spera di poter ri-praticare (www.corradofarina.com,
ricchissimo sito curato dai figli). FANT 80’ * ½
Roberto Donati
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