I DECAMEROTICI,
SECONDO ATTO!
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Saluti amici, finalmente eccovi la seconda puntata dedicata
ai "decamerotici". Come promesso, dopo l'introduzione della scorsa puntata,
adesso verranno trattati quei film che, purtroppo, solo pochi hanno avuto la
"fortuna" di vedere.
Le prime pellicole di questo genere furono, come spesso
accade, anche le più originali, o comunque quelle che maggiormente si avvicinavano al
modello pasoliniano. Notevole è, ad esempio, il "Boccaccio" (1972) di Bruno
Corbucci, che riesce a trovare un risultato molto buono, anche grazie ad attori già
abbastanza navigati, come Montesano, Pippo Franco, Alighiero Noschese e la Koscina. La
trama riprende novelle tratte dal "Decameron", partendo da tre personaggi
centrali: Buffalmacco (Montesano) e Bruno degli Olivieri (Franco) che sono sempre alla
ricerca di nuove beffe da fare ai danni del povero Calandrino tale Andrea Fabbricatore).
Il film ebbe un buon successo e viene reputato dai critici come probabilmente il prodotto
migliore di questo filone. Nello stesso anno inizia anche la trilogia di Mino Guerrini,
col suo "Decameron 2", che nelle intenzioni del regista avrebbe dovuto
continuare il film di Pasolini. L'opera, invece, non è chiaramente all'altezza del
modello e comprende sei episodi col tema centrale delle beffe a scopo erotico. Tra gli
attori vorrei solo segnalare il grande Mario Brega (se non lo conoscete vergognatevi! Vi
do un aiuto: è il padre di Verdone ne "Un sacco bello". Un idolo!). Ho detto
prima della trilogia di Guerrini, che, sempre ad imitazione di Pasolini, dirige tra il
1972 ed il 1973, oltre a questo primo film, anche "Gli altri racconti di
Canterbury" e "Le favolose notti d'Oriente". Di queste due pellicole solo
la prima ci interessa per la sua trama, poiché riprende le novelle di vari autori, anche
se il risultato non è dei migliori, anche perché non si riesce a capire se il regista
vuole stare nel serio o nel frivolo. Gli attori, scusate l'ignoranza, son per me
pressochè sconosciuti.
Altro capostipite di questo genere fu "Il
Decameron proibitissimo" sempre del 1972, diretto da Franco Martinelli (pseudonimo di
Mario Girolami). Qui, almeno all'inizio, viene rispettata la trama originaria, in quanto
comincia con dei giovani che si rifugiano in un castello per sfuggire alla peste e
dicidono di passare il tempo raccontandosi storie piccanti.
Particolarità è che ogni
storia si svolge in una diversa area geografica italiana diversa, passando da Firenze a
Napoli, alla provincia veneta. Ma passiamo ora a film più conosciuti e che, spero per
voi, abbiate potuto vedere.
Primo per fama, definito ormai un classico è (tenetevi
forte): "Quel gran pezzo dell'Ubalda, tutta nuda e tutta calda" (1972) di
Mariano Laurenti. Questo è uno di quei film che dividono la critica, in quanto gli
esponenti colti (come ad esempio il Mereghetti) lo reputano, per dirla alla Fantozzi,
"una cagata pazzesca" (anche se esprimono il loro giudizio con parole più
moderate il loro effettivo giudizio è questo), mentre altri, che hanno un'idea del cinema
un po' meno accademica, riescono a vedere un che di buono. Per quel che mi riguarda, io ho
riso vedendolo e ciò mi basta. L'intento del film alla fine è quello, e se riesce a
raggiungere lo scopo significa che in qualche modo è fatto bene. Passiamo alla trama: il
buon Lapo (Pippo Franco) tornando dalla guerra arrapato come un mandrillo maniaco, ha come
unico interesse quello di congiungersi finalmente con la moglie Fiamma (Karin Schuber), a
cui avevo fatto fare una cintura di castità per avere la certezza della sua fedeltà.
Chiaramente la moglie aveva trovato subito un modo di farsi beffe della cintura e del
marito, trastullandosi con un numero indefinito di amanti. Oltre a ciò la furba Fiamma non
ha nessuna intenzione di congiungersi al marito ed inventa la scusa di aver perso la
chiave della cintura, in realtà da lei sottratta a quel fesso di Lapo per non unirsi con
lui in modo biblico (per non dargliela!).
Così il povero Lapo si trova cornuto e
mazziato, finché non conosce la moglie del mugnaio Oderisi (Umberto D'Orsi) suo vicino,
ossia la mitica Edwige. Per poterla conquistare il nostro Lapo le prova tutte, arrivando a
camuffarsi da pittore per potersi appartare con lei con la scusa di dipingerla. Intanto
Oderisi cerca di fare altrettanto con Fiamma, finché i due marpioni si accordano di
scambiarsi le moglie (altro che club privè!). Però entrambi cercano di fregare l'altro e
comprano degli strumenti di castrazione pensando di punire l'altro. Così riescono solo
nel castrarsi a vicenda, ed invece della conquista della moglie altrui conquistano un
posto nel coro delle voci bianche, mentre le due mogli cercano altri giovani amanti. Il
film è uno dei più riusciti del filone, riuscendo ad unire tutti i motivi delle commedie
sexy con quelli del genere decameronico: la furbizia femminile che si fa gioco della
voglia degli uomini e che, con l'arma del sesso, riesce a metterli totalmente alle proprie
dipendenze, lasciandogli credere nel loro presunto potere. Gli attori sono in forma,
soprattutto Pippo Franco che da al personaggio di Lapo una comicità stranita e goffa,
mentre le due protagoniste femminili emergono per la loro bellezza. Visto il successo del
film, che costato 90 milioni ne incassò 700, il furbo Laurenti ne fece subito un clone
sfornando in poco tempo "La bella Antonia, prima monica poi dimonia", che ha
quasi gli stessi protagonisti (a parte Pippo Franca e questa e un'assenza che conta), La
trama.
Metto in nota solo una mia piccola considerazione: ma questi critici riescono a ridere o
pensano che il buon cinema sia solo quello non comico? Penso che sia un vizio di fondo,
poiché, a parte rarissimi casi, mai attori comici hanno avuto riconoscimenti se non in
fondo alla loro carriera. Sembra che far ridere sia più facile che far commuovere, e
scusatemi, ma questo per me è falso. Poi si vede che degli attori geniali come Totò
vengano snobbati in vita e onorati da morti. Questi sono solo pareri personali e se volete
rispondermi e dirmi le vostre opinioni sono disponibile.
Il Macchi
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