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Il cinema di Hong
Kong: non è tutto oro quello che luccica...
Se ne fa un gran parlare al giorno d'oggi, se ne
tessono le lodi, la dirompente modernita' e spesso spiccano forti *autori* che si fanno
notare e conoscere anche nel resto del mondo, in Europa in particolare. E' il caso di Wong
Kar-Wai, sceneggiatore navigato che ad un certo punto decide di fare il regista. Non a
caso l'ho definito *autore*, perche' dopo aver visto questo suo ultimo film, non si puo'
fare a meno di eticchettarlo (brutta parola eh?) come tale, ma nell' accezione piu'
negativa e triste del termine. E si' che questo film non e' per nulla acciarpato, ne'
straordinariamente ampolloso o gonfio, ma solo troppo sincero, fin troppo chiaro.
E' cioe' chiaro che non bastano delle buone composizioni cromatiche (ammetto che a
tratti vi sono) o delle interessanti inquadrature, a fare il bene di un film. Non bastano
neanche le storie d'amore *al contrario*, quelle trovate narrative che tendono a
mostrare i dolori e le misteriose crisi del rapporto di coppia.
No, non basta. Non ci si puo' accontentare di alcuni compiaciutissimi movimenti di
macchina (giri ostentati all' inverosimile che sfociano nello specchio riflesso o corridoi
vuoti attraversati rasoterra...ecc ecc.) o di effetti visivi estemporanei(con uscite a
volte davvero sconvenienti, come, per esempio, i futili e ridondanti SlowMotion...).
Per non parlare della musica (ripetitiva) che e' invece usata per emozionare
didascalicamente la piattezza di scene che spesso desidererebbero essere commoventi.
Non si possono forzare delle plateali velleita' sperando che la loro resa poetica possa in
qualche modo legittimare scelte cosi' smaccatamente *autoriali* che alla fine risultano
pensanti per i piu' e magari , invece, liricamente ottime per pochissimi(troppo
tolleranti?) spettatori. Quel che e' certo (per me ovviamente!) e' che il film alterna
momenti (rarissimi) di valida atmosfera rarefatta e decomposta, a vertiginosi cali d'
umilta' che portano il film verso inspiegabili estremismi narrativi e stilistici
(soprattutto staticita'), un problema che poteva essere superato cercando di stupire meno
le emozioni ed esibendo ancora meno la propria *sensibilita' d'artista* che, spesso, piu'
che essere incompresa, e' risultata non necessaria o di troppo.
Questo film mi ha costretto a rivedere drasticamente la figura di Wong Kar-Wai, regista
che avevo ritenuto valido nei 2 precedenti film (piu' Angeli Perduti che Hong Kong
Express), avendo ravvisato , in embrione, l'esplosione di *autorialismo* che c'e' stata in
questo film e che solo ora riesco a percepire con consapevolezza nei 2 lavori precedenti.
Insomma un film che va controcorrente nella Hong Kong dei film a triplice velocita' e
dalla cinematica visiva hiper-reagente (Tsui Hark, per esempio): Kar Wai applica approcci
Europei del vecchio cinema d' autore immersi un contesto completamente stonato e a lui
alieno.
Ora come ora, se dovessi esprimere una preferenza in forma quantitativa (da 1 a 10) : 3.50
BArrYZ
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