Il mnemonista
Quando non c'erano i libri c'era la memoria dell'uomo a ricordare le storie, la storia,
le informazioni e le emozioni, magari utilizzando tecniche particolari come i palazzi
della memoria.
Chiunque si sia avvicinato alla scienza cognitiva sa che il nostro cervello funziona
per accumulazione, piu' che per riduzione: paradossalmente piu' cose dobbiamo ricordare,
meglio lo facciamo, basta creare dei legami. Internet, in fondo, e' nata come emulazione
spontanea di questo modello: la matrice della rete corre parallela a quella della mente
umana, con la stessa incredibile mancanza di teleologia. Il protagonista di questo
interessante film di Paolo Rosa, al suo primo lungometraggio dopo anni di geniali
sperimentazioni con il suo Studio Azzurro, non vuole costruire palazzi della memoria, ma
semplicemente non puo' farne a meno. La sua mente non puo' fare a meno di associare e di
creare storie che imprimono indelebilmente nella sua memoria qualunque cosa, dalla vita
nel grembo materno alle formule matematiche fino alla cena di 3 anni fa.
Straordinario palcoscenico per due attori d'eccezione (Sandro Lombardi e Roberto
Herlitzka), Il mnemonista si perde per strada quando sceglie il barocco felliniano per
raccontare come quest'uomo condannato a ricordare cerchi di azzerare la sua mente. Rimane
comunque un notevole viaggio all'interno della mente umana e delle sue tortuosita', tanto
piu' geniale nei suoi momenti minimalisti, buffamente accompagnato in sala da un The Cell
che, perseguendo ambizioni simili, percorre ben altre strade.
Mafe
Vai
a Italia Zone, recensioni film italiani