Pro Dancer in the dark:
un capolavoro!

Dancer in the darkIl maestro Danese ci ha insegnato come si può fare cinema moderno e rivoluzionario ai giorni nostri. Una lezione di comunicazione cinematografica, di dialettica emozionale che va ricordata, che resterà , scomodamente (ma e' proprio quello che vuole l'autore), impressa nelle gesta e nei concepimenti del futuro cinema. Inutile dire che il film va assolutamente visto e non con occhi stolti,conservatori oltre che retrogradi, ma superando sciocchi schematismi e cogliendone  gli elementi RIVOLUZIONARI che sono alla base del miglior film di sempre di Lars von Trier e della Danimarca , ormai vero e proprio motore di idee e modalità filmiche (salvezza del cinema di oggi). Un primo tempo che prosegue, quasi direttamente, gli stilemi narrativi e ideologici del precedente Von Trier (Le onde del destino), ma che , fin dai primi minuti di reale e potentissimo "Dark", sembra voler fare della "reversed" retorica tramite l'ironia al vetriolo (tipica di Von Trier), il realismo dei tempi e delle persone, la versomiglianza profondamente disturbante delle realtà ravvisata nella visione di una finzione sempre elegantissima e mai scontata. Il Musical e' solo una scusa per poter raccogliere tanti generi e tenerli insieme con la forza e il dirompente lirismo di una cantante che fa l' attrice per delle sue canzoni, in un connubio artistico risultato   raro e completo allo stesso tempo. Ecco allora che dietro alla canonica "storia" (che brutto termine) si nascondono immensi controlli emozionali ai danni dello spettatore che si abitua facilmente all' impatto di un film così particolare, rispondendo con interesse e religioso silenzio. Nel primo tempo si stabiliscono le regole della rottura, la base di uno sfondamento della retorica convenzionale, momenti di esposizione che culmineranno poi col primo grande momento memorabile del film (la fine del primo tempo termina che una scena da antologia, una scontro di una violenza e bellezza indicibili), che prepara il campo ad una seconda ondata (stavolta devastante e senza ritorno per lo spettatore) di potenza effettuale, esperienze audiovisive che travisano il documentarismo e la credibilità nettissima delle scene,  rendendolo a tratti epico e a tratti sconvolgente, oltre che coinvolgente, quest'ultimo vero ed ultimo fine della forma usata dal genio Danese. Finalmente il video digitale ha una sua identità linguistica, una sua imponente importanza cinematografica.
Alla fine del film la sala sembrava aver assistito ad una messa solenne, tanto e tale erano il silenzio e l' incredulità di fronte al potenza devastante dell' ultimo quarto d'ora del film. Ho sentito gemiti di gente che piangeva, visto gente che sudava,  ascoltato e distinto  gente che sospirava tremando... Malesseri che ritorneranno alla memoria quando si ripenserà a quella serata al cinema, accompagnati dalla voglia di un Danese di riscrivere il cinema secondo nuove regole: le sue.

BArrYZ

----- Dancer in the dark - DANCER IN THE DARK di Lars Von Trier - LARS VON TRIER con Bjork - BJORK, Catherine Deneuve - DENEUVE

Dancer in the darkParola superflua dire che Dancer in the dark sia un capolavoro. Giusto affermare la grandezza dell'opera. Un canto di amore e di morte.  Sinfonia di luci e ombre straordinaria. Una grande attrice.
"Dancer in the dark" è già una pietra miliare della storia del cinema.
Una primavera che si trasforma in autunno, un suono continuo all'ombra degli occhi socchiusi di Bjork. Von Trier è stato capace di raccontare la vita con il suo consueto stile, col la sua precisa cognizione estetica e registica del cinema. Il buon Lars ha la capacità, come nello splendido "Onde del destino" , di raccontare l'essenza del misterioso, il significato profondo dell'intera esistenza.
Un musical nel sogno di un operaia, il rumore come unica ancora di salvezza, di una miope condannata a morte. Ma la miopia è già nella vita stessa, in chi non sa ascoltare i suoni del sogno. Von Trier non si preoccupa, come sempre, della sensazione forzata, egli descrive. Il suo non è dirigere ma ondeggiare nel mondo delle immagini. Splendida fotografia, sgranature da antologia, coreografie deliziose. Von Trier è oggettivamente uno dei pochi geni viventi del cinema mondiale. A lui un lungo applauso intenso come quest'ultima opera. Un applauso forte come il canto di morte e di suoni che echeggia in una pellicola che è già nella storia. Voto: 9
FrancescoDue

----- Dancer in the dark - DANCER IN THE DARK di Lars Von Trier - LARS VON TRIER con Bjork - BJORK, Catherine Deneuve - DENEUVE

Selma, (Bjork) è una ragazza della repubblica Ceca emigra negli Stati
uniti  per lavorare in una fabbrica e mantenere se stessa ed il
figlio. E' in America per mettere da parte dei soldi per far operare agli
occhi il ragazzino, ma  ha dei seri problemi con la vista e teme che la
stessa cosa possa accadere a lui- Vicino a lei ci sono amici o presunti
tali:  la collega Kathy (Catherine Deneuve) e  il poliziotto Bill
( David Morse ); ma la vita di Selma è interamente fatta di illusioni e di
fantasia. La sua vista precaria le permette, come vuole il titolo, di
"Danzare nel buio" e i suoni, che siano quelli di una fabbrica o  quelli di un treno, le permettono  di immaginarsi in un musical, di inventarsi un mondo alternativo, fatto di visioni e canzoni deliziose.
Un giorno questa vita viene interrotta da un omicidio che porta Selma alla orribile petizione della galera.

Lars Von Trier, con questa sua ultima pellicola ha magicamente estratto il suo più splendido capolavoro. Difficile chiamarlo film, difficile definirlo un musical. Sarebbe più ovvio chiamarla una tragedia , una sinfonia di morte e di colori. Von Trier , come aveva già fatto ne "Le onde del destino" , cede alla protagonista lo scettro tragico di una donna esclusa. Racconta una straziante avventura, un film pieno di amore, ma denso e crudo,dimostrando grande abilità nel mischiare sogno e realismo, estetica stile "dogma", magici colori ed inquadrature.
A mio modesto parere, questo è il Von Trier più completo. Non disdegna le rigide regole della telecamera a spalla, del fuori fuoco, dei movimenti a schiaffo. Tutte forme registiche già viste in "Idioti" o in "le onde del destino". Ma dall'altra parte si adagia ai colori, ai suoni della natura e delle note. In parole povere è un Von Trier che si compiace, persino nelle scene più crude, cioè quelle finali. Il suo è un gioco mai retorico. Selma in carcere e il suo urlo di disperazione sono una tra le parti più belle ed indimenticabili che il cinema ci ha mai narrato.
La scelta del musical non è altro che una funzionalità estetica ed esistenziale. Estetica perché in questo modo Von Trier esce dalle etichette dogmatiche del suo cinema, ma soprattutto esistenziale perché il regista danese si espone, partecipa alla sofferenza di Selma, trovando uno spiraglio: il musical, il colore del buio, l'illusione di immaginare la propria vita.
Per questo Selma, come la Bess  di "Le onde del destino"  è un eroina
moderna, che sacrifica la vita in nome di un 'illusione. Come in Bess Mc Neill c'è la   "riconciliazione" con il compagno vittima di un infortunio di lavoro, nel personaggio interpretato da Bjork vi è l'eterno sacrificio tra vita e morte, tra illusione e rassegnazione.
Grazie a questo Von Trier  ci ha permesso  di cogliere questo aspetto
dell'esistenza, ma soprattutto ha dimostrato di essere uno dei cineasti più innovativi   e più grandi del cinema mondiale.
E concedetemi l'affermazione: uno dei pochi geni viventi.

Francesco