X-Men
di Bryan Singer
Cinema e fumetto sono due arti strettamente legate, sia
tecnicamente che, spesso, nei contenuti; il filo che lega questi due sistemi di mettere in
immagini una storia si srotola lungo tutta l'avventura terrena dell'umanità, a partire
dalle pitture rupestri, attraversando l'arte del bassorilievo, dell'affresco, dei
cantastorie fino alle prime vignette su carta stampata ed alle prime pellicole, di
conseguenza le trasposizioni in un senso o nell'altro di trame, situazioni e personaggi
ottengono sempre risultati di buon livello.
Questa ultima trasposizione ipertecnologica delle celeberrime strisce Marvel dedicate agli
umani mutanti, realizzata in maniera esemplare, rende giustizia ad un modo di fare cinema
che troppo spesso precipita nella banalità di un puro sfruttamento commerciale del
successo ottenuto sulla carta stampata, limitandosi a donare l'incantesimo del movimento
alla staticità delle vignette disegnate.
Certamente il buon risultato di questa operazione è indissolubilmente legato alla
qualità degli effetti speciali utilizzati, ma i mezzi tecnici, per quanto raffinati,
hanno comunque bisogno di una mano che li sappia utilizzare nella maniera più giusta e
meno invasiva possibile, ed in questo Bryan Singer dimostra una buona sensibilità,
mettendo la tecnologia al suo servizio senza farla precipitare nell'eccesso, impedendole
di diventare la protagonista assoluta della pellicola.
Dopo "I soliti sospetti" e "L'allievo", questo ancor giovane regista
continua a mostrare un'ottima capacità di fare cinema, spaziando in vari campi
dell'immaginario e del reale apparentemente senza sforzo alcuno, confezionando prodotti di
buon livello tecnico e rappresentativi del genere in cui si vanno ad inserire.
Acerbi Sergio
Wolverine, dai poteri rigeneranti e dagli
artigli di adamantio, Tempesta, col potere di controllare gli eventi metereologici,
Ciclope, che spara raggi color rubino dagli occhi, Jean Grey, telecineta, e Rogue, che
può rubare il potere degli altri mutanti, sono gli X-Men, un gruppo di mutanti, nuova
frontiera dell'evoluzione. Guidati dal Professor X devono combattere contro l'ostilità
della razza umana e contro la Confraternita dei Mutanti, guidata dal malvagio Magneto.
Dopo il buon lavoro fatto con Blade, e visto che alla regia abbiamo l'ottimo Singer, era
lecito aspettarsi da "X-Men" un nuovo passo verso la consacrazione definitiva
dei supereroi Marvel nelle sale cinematografiche, fino a poco tempo fa di dominio
esclusivo dell'universo DC (Superman, Batman). E se la consacrazione in effetti c'e',
visto che il film e' comunque superiore ai baracconi colorati in cui Joel Schumacher ha
trasformato gli ultimi Batman, non si può peròrimanere pienamente soddisfatti del
risultato. Dal punto di vista tecnico abbiamo ottimi effetti speciali digitali associati a
un trucco degli attori spesso appena sufficiente (Toad e Sabretooth sono un po'
"artificiosi") e a scene di combattimento girate malamente, con coreografie
nettamente inferiori a un qualsiasi film medio di Hong Kong o, giusto per stare in
America, ad un Mortal Kombat: i colpi vengono sferrati goffamente (unica eccezione forse i
combattimenti di Mistica), e i (troppo?) lunghi voli a seguito di questi sono artificiali
a dir
poco. Dal punto di vista narrativo poi abbiamo una struttura molto classica del tipo
"presentazione uno a uno degli eroi - introduzione dei cattivi - sfide fino al
combattimento finale", che se può non stonare in un film di Batman o dell'Uomo Ragno
non rende invece con fedeltà l'atmosfera dei fumetti degli X-Men, molto
più simili ad
una telenovela e che sarebbero quindi stati resi meglio con un film stile Magnolia, con
più storie intrecciate. In atmosfera, comunque, il finale, che risolleva un po'
l'insieme. Per stavolta ci accontentiamo.
Accion mutante.
Graziano Montanini
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