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SE FOSSI IN TE
di Giulio Manfredonia
con Emilio Solfrizzi, Gioele Dix, Fabio
De Luigi, Paola Cortellesi, Lunetta Savino.
*** spoiler alert: level 2
Finalmente un film dichiaratamente "di genere". Genere
"commedia fantastica", in questo caso. E' un peccato che questa pellicola sia
uscita senza neanche troppa pubblicità e a fine stagione, perché è davvero ben fatta.
La sceneggiatura, la bravura e la simpatia degli interpreti, sono le cose che risultano
subito evidenti. Certo, non tutto è di "prima mano" (il soggetto spesso si fa
un po' troppo scontato, anche se è un peccato perdonabilissimo), ma in un panorama
asfittico come quello della commedia italiana, questo "Se fossi in te"
rappresenta una piacevolissima boccata d'aria.
Il debuttante regista si è fatto le ossa come aiuto regista in altre commedie come
"Matrimoni" (e si vede!) e le sue incertezze, dovute perlopiù al ritmo che
nella parte centrale rallenta appena, vengono ampiamente compensate con la sensazione di
complicità che tutto il simpatico cast trasmette allo spettatore.
Se non lo avete ancora visto, è il classico film da recuperare durante i ripescaggi
estivi.
DA TENERE: Come dicevo prima, la simpatia degli interpreti è davvero
contagiosa. Questo al di là del fatto che siano personaggi televisivi o meno. Qui sono
innanzitutto attori, buonissimi attori.
DA BUTTARE: Chi non va al cinema a vedere una commedia italiana se sulla
locandina non compare il nome di Boldi o di De Sica o chi, peggio ancora, non si fiderà
del sottoscritto bollando il film come la solita accozzaglia di cabarettisti televisivi.
Eh, eh, eh...
NOTA DI MERITO: La fantasia al potere! Com'è che i film italiani di
produzione recente che ricordo più volentieri sono quelli in qualche modo fuoriescono dai
soliti schemi? Ridetemi pure dietro, ma lavori come "Da grande" di Amurri o
"Sotto il ristorante cinese" di Bozzetto o alcuni dei film di Nichetti (a
proposito, ma che fine ha fatto il suo ultimo e pubblicizzatissimo film? A Verona non è
mai passato! Maledetti gestori da quattro soldi... tanti cinema e tutti con le stesse
pellicole...), o la stessa favola di "Pane e tulipani" di Soldini sono
quelli che mi rimangono più impressi nella memoria. Sarà per la voglia di evadere un po'
con la fantasia, scordando le "solite magagne" di tutti i giorni e che alla
sera mi devo sorbire, pagando, sul grande schermo? Questo senza nulla togliere ai
capolavori della cinematografia drammatica italiana come "La stanza del
figlio"... (no, dai, era solo una battuta: devo ancora avere il fegato di andarlo a
vedere...).
NOTA DI DEMERITO:
Produttori, un po' più di coraggio per cortesia! Non
esistono solo Salemme e Pieraccioni...
Ben, aspirante Supergiovane
Dedicato a tutti quelli che pensano che le loro
insoddisfazioni derivino dagli altri, dall'esterno, dalla societa' di cui si e'
vittima incolpevole. L'aspetto più interessante del film di Giulio Manfredonia
e' proprio questa responsabilizzazione dei protagonisti, che trovatisi per magia
ad avere l'opportunita' di vivere la vita di un'altra persona, tendono a
ricreare le stesse situazioni da cui cercavano di fuggire.
Il cinema ama molto giocare con il destino e negli ultimi anni si e' assistito a
un vero e proprio boom di scambi di personalita' e di surreali possibilita' di
dialogare con cio' che non si e'. Segno, forse, che il presente non e' poi cosi'
soddisfacente e consolarsi con i sogni non cambia la realta' ma puo' aiutare ad
accettarla e, chissa', a colorarla. Ecco quindi che anche il cinema italiano in
confezione minimale si butta nel gioco e inventa, o rielabora, una divertente
storia in cui tre persone, diverse e insoddisfatte, in una notte si scambiano
magicamente tra loro. Niente di originale, ma l'interessante sceneggiatura
affronta lo scambio con un certo brio e lo porta fino in fondo. Se la
realizzazione sconta piu' di una ingenuita', bisogna riconoscere che la commedia
funziona, gli interpreti sono quasi tutti a proprio agio e sembrano credere al
progetto piu' del regista, attento a certe sfumature psicologiche, ma non sempre
in grado di trasmettere in modo ritmato la verve delle situazioni.
Luca Baroncini
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