NUEVAS REINAS (Nuove
Regine)
Regia: Fabián Bielinsky
Interpreti: Ricardo Darín, Gastón Pauls,
Leticia Bredice e Tomás Fonzi
Anno di produzione. 2000
UNA STORIA DI AMICIZIA, INGANNO E
ROVINA

Buenos Aires, all’inizio
del nuovo secolo. L’economia argentina è sinonimo di
crisi. Licenziamenti, svalutazione e blocco dei salari
smettono di essere notizia per camuffarsi dentro il caos
finanziario. Il bisogno e la mancanza di aspettative possono
portare facilmente alla disperazione a meno che si abbia una
"professione". Una destrezza propria, un talento
naturale che possa offrire quella poca fiducia necessaria
affinché un individuo riesca a tirare avanti per qualche
giorno in più.
Così è Marcos
(Ricardo Darín), o almeno così si lo si vede. Un
personaggio alquanto lesto, astuto e di grande inventiva che
crede sempre di avere un asso nascosto nella manica. La sua
destrezza sfrutta la cupidigia del povero, gioca con le
apparenze, corrompe volontà ma che gli dà appena da
sopravvivere.
In questo contesto
Marcos incontra Juan, un ragazzo ingenuo e disperato,
interpretato da Gastón Pauls. E insieme fanno un lungo giro
nelle due ore di proiezione, 24 ore di vita dei personaggi,
in cui la possibilità di dare il colpo definitivo e di
ritirarsi si affievolisce o sfuma con la stessa facilità
con la quale la trama gira su se stessa sorprendendo lo
spettatore.
Narrato a ritmo di
thriller americano comunque senza perdere la
psicologia dei personaggi, Nuevas Reinas è riuscito
ad essere il film più visto dell’anno in Argentina e
portarsi a casa ben sette premi da vari festival, compreso
quello del 7° Festival Latino Americano di Lleída (Spagna)
del 2001.
Una coincidenza
poco abituale, tra il pubblico e la critica, che deve fare i
conti con il duro riflesso della società argentina e la
bravura del regista Fabián Bielinsky nell’ adattarlo alle
coordinate del giallo rendendola una visione
interessante . Cinema e letteratura utilizzano i segni
esterni della Depressione economica per frugare nel
desolante paesaggio etico in cui la natura umana si
barcamena nelle sue situazioni difficili.
A parte la buona
sceneggiatura, il film praticamente si sostiene grazie alla
magnifica recitazione della coppia protagonista. Ricardo
Darín e Gastón Pauls arrivano a farci credere nell’amicizia,
nell’inganno e nella rovina, passando da una situazione
all’altra con una naturalezza sorprendente.
Il premio alla
sceneggiatura per Nueve Reinas,
ricorda il percorso di produzione del film di
Belinsky, nato proprio da un premio alla miglior
sceneggiatura in un concorso bandito dalla casa di
produzione Patagonik Film Group in Argentina, nel 1998.
La storia costruisce uno strabiliante intrigo giocato sul
tema del trucco e dell’inganno. Due incalliti truffatori
si incontrano a Buenos Aires, si fanno soci per un giorno, e
avviano una girandola di raggiri ed imbrogli sempre più
sofisticati. Ad un certo punto si presenta l’occasione
della vita, la possibilità di vendere ad un miliardario
spagnolo una contraffazione di una serie di francobolli
rarissimi, le Nueve Reinas (Nove Regine) della Repubblica di
Weimer. Attraverso una serie di peripezie ai limiti
dell’incredibile e ostacoli superati con superba genialità
l’affare va in porto, ma al più giovane della coppia
sorge il dubbio sull’irrealtà di tutto quanto è
accaduto…
Sembra d’obbligo il riferimento a La casa dei giochi
di David Mamet, e i richiami possono essere molti per un
film che si basa anche su regole di genere e su una tematica
già quasi classica: Il bidone, di Fellini, La
stangata di George Roy Hill, oppure il più recente Pacco
doppiopacco e contropaccotto di Nanni Loy. A proposito
di quest’ultimo c’è una coincidenza suggestiva in Nueve
Reinas, nascosta nel reiterato riferimento alla canzone
di Rita Pavone Il ballo del mattone, che funge anche
da sigla di chiusura. "Il mattone" è infatti la
popolare truffa napoletana, descritta nel film di Loy, che
consiste nel sostituire all’ultimo momento la merce
venduta al malcapitato cliente con un mattone, appunto. Un
ponte tra Napoli e Buenos Aires, una parentela tra
micro-mondi della truffa che il titolo della canzone evoca
segretamente. Infine, a concludere con i riferimenti, per la
perizia narrativa mostrata dall’esordiente Belinsky, che
si è fatto le ossa in più di un decennio di lavoro nella
pubblicità, la critica argentina lo ha paragonato all’Aristarain
degli anni ’70, maestro nell’arte del racconto filmico.
Nueve Reinas riprende il gioco di
specchi del teatro nel teatro, della messa in scena interna
alla diegesi, con il suo caratteristico e affascinante
effetto di confusione tra realtà e finzione, e lo fa in un
modo talmente efficace (corroborato anche
dall’ambientazione in un albergo extra-lusso della seconda
parte del film), che il dubbio di irrealtà suggerito da uno
dei personaggi trasporta lo spettatore in una dimensione
quasi metafisica, che ci ricorda la profondità del gioco
nel gioco (di virtuale nel virtuale) di un film per altro
così diverso come Existenz di David Cronenberg.
Ma, parallelamente, lo sguardo sulla Buenos Aires
contemporanea mantiene un tono realistico che fa emergere,
pur nell’artificiosità ed eccezionalità della storia, la
vita quotidiana del sotto mondo di truffatori e picari
moderni che la popolano. Sono figure di un certo fascino per
lo spettatore, perché la loro attività si basa
sull’ingegno e non sulla violenza, il repertorio dei
trucchi costituisce una vera e propria tradizione, e inoltre
perché hanno anche un codice etico (infatti il truffatore
truffato è anche quello che trasgredisce ogni regola
morale). Tuttavia, la loro massiccia presenza nella realtà
urbana può anche fungere da indicatore del livello di crisi
economica in cui versa attualmente il paese.
A cura di
Valentina Casagrande