APOCALYPSE
NOW REDUX di Francis Ford Coppola con
Sheen e Marlon Brando
Proviamo a spaziare un po'...
Detto brutalmente: Francis Ford è (era?) un grandissimo
artista, ma non necessariamente un pensatore. Un pensatore
per concetti ed analisi, intendo dire. Le sue opinioni
esplicite sulla guerra in Vietnam non sarebbero
probabilmente state più interessaanti di quelle del New
York Times o del Village Voice. Ma naturalmente è riuscito a rendere
l'esperienza della guerra vietnamita come pochissimi altri.
In compenso John Milius era un pensatore (mediocre) ed un
altrettanto mediocre artista. Non pessimo: solo mediocre.
Come tanti altri ad Hollywood. Ma uno portato a pensare a se
stesso come un intellettuale. A chiedergli come la pensava
sul Vietnam probabilmente avrebbe parlato tutta la notte.
John Milius scrive la sceneggiatura di AN, riadattando il
romanzo di Conrad 'Cuore di Tenebra'; Coppola cerca di
girarla e, a un certo punto, scopre che è inutilizzabile.
In particolare, il finale.
Dal diario di Eleanor Coppola, 2 agosto 1976: '[FFC] non
poteva andare avanti a realizzare la sceneggiatura originale
di John Milius perchè non esprimeva veramente le sue idee,
e non poteva smettere perchè ormai erano stati spesi troppi
soldi.
Coppola si ritrova in mezzo al guado, senza un finale
praticabile. Notoriamente ne vennero girati tre (qui intendo
per finale proprio la scena finale, dopo la morte di Kurtz;
in un altro senso intenderemo come finale l'intero episodio
di Kurtz): 1) quello che vidi nella prima versione e che è
stato mantenuto nella nuova versione, cioè Willard uccide
Kurtz e se ne va, rifiutando di prenderne il posto;
2) lo stesso, ma poi arrivano gli aerei americani e
bombardano il tempio (qualcuno afferma di averlo visto); 3)
Willard prende il posto di Kurtz dopo averlo ucciso: questo
ultimo finale non l'ha visto nessuno, che io sappia, ed era
anche quello originale di Milius. Il film sarebbe stato
coerente, nella trama come nell'ideologia, ma di una
coerenza che Coppola finì per respingere.
Non sarete certo tutti d'accordo, ma credo di non essere
solo nel ritenere l'ultima mezzora di AN nella prima
versione 'a big letdown': dopo una serie di blocchi
narrativi incredibilmente vividi, tenuti insieme solo dal
movimento ascendente verso il mitico Kurtz, si giunge al suo
rifugio in una scena sconvolgente... poi appare lui e tutto si ferma, buio,
chiacchiere insensate, motivazioni confuse, una risoluzione
e via. Dopo averci descritto lungo tutto il film un modello
di eroe assoluto, un ufficiale che a 38 riparte da zero fra i marines e si
distingue rapidamente in combattimento (due o tre anni
prima) e che diventa il terrore dei vietcong perchè è
disposto a combattere come loro, ci troviamo di fronte un
appena semovente Marlon Brando ed una serie di riferimenti
scolastici ad idee quanto meno dubbie.
Coppola rifiuta la soluzione Milius ma non è davvero in
grado di proporre una alternativa coerente, avrebbe dovuto
rifare tutto il film. Risultato: stallo e confusione.
Nella nuova versione c'è un miglioramento evidente: il
personaggio di Kurtz acquista maggiore spessore, insomma si
avvicina a valerne la pena. Ma il dilemma non può venire
del tutto sciolto.
Torniamo a Conrad ed a cosa ne aveva fatto Milius. Un
organizzazione, impegnata in attività disdicevoli in una
regione povera e selvaggia invia un uomo lungo un fiume alla
ricerca di un suo dipendente sfuggito al controllo e che si
è macchiato, dicono, di crimini orribili.
L'Africa di Conrad è un posto insidioso e tutt'altro che
benigno: il suo Kurtz ha ceduto al suo fascino ed è
regredito, ha perso il suo carattere morale
civilizzato. Ma non c'è dubbio che i bianchi sono un gruppo
di criminali impegnati in un genocidio ignobile. Non c'è
equivalenza fra bianchi e neri.
Nel Vietanam di Milius, per motivi non spiegati (si presume
che tutti li conoscano) c'è una guerra in corso e gli
americani stanno perdendo contro un avversario durissimo.
Gli americani non sanno fare la guerra: bombardano,
uccidono, ma senza risultato. Kurtz ha capito come si deve
fare la guerra ma è ostacolato dai suoi superiori. Si ribella e loro vogliono
ucciderlo. Il Kurtz di Conrad è un vuoto mostruoso: quando
Marlowe lo raggiunge parla a lungo ma, per decenza, Marlowe
ci risparmia i suoi discorsi vaneggianti tranne poche frasi
impressionanti.
Il Kurtz di Milius parla, argomenta, legge Eliot: ci viene
presentato un eroe, non solo militare, ma anche umano e di
pensiero. L'eroe, è vero, sta cedendo alla pressione: perciò
Willard deve prenderne il posto. Un nemico mostruoso deve
essere combattuto con le sue stesse armi: crudeltà senza
limiti. Il soldato deve essere un combattente morale: per
far questo deve respingere il giudizio. Cioè, dev'essere un
puro uccisore, meno che umano, più che umano. La moralità
del guerriero sta nell'uccidere senza
chiedersi il perchè: la malvagità del nemico è
sufficiente giustificazione. Gli americani non lo capiscono,
sono troppo civilizzati.
Si tirano fuori teorie di fine 800 sulla vera regalità, sui
miti e riti della vegetazione, sulla morte del re, sui miti
arturiani, sul ramo d'oro dei sacerdoti di Nemi, sulla
perdita di virilità prodotta dall'eccesso di
civilizzazione, sulla necessità della guerra. Nel
complesso, roba buona per costruirci attorno un poema o un
romanzo: ma nel complesso una bella serie di pseudoconcetti.
Forniscono un'armatura su cui Eliot può organizzare la
poesia della Waste Land: se va bene, una metafora. Eliot
stesso lascia perdere abbastanza presto e si rifugia nel
razionalismo cristiano. Sono temi che Conrad conosce bene e
trasfigura e tratta per quello che valgono nel suo Cuore di
Tenebra.
Milius, mediocremente, li prende sul serio, alla lettera,
come altri mediocri prima di lui: 'una resurrezione violenta
del MITO, che esige la partecipazione ad una comunità
definita da pseudo-valori arcaici: la razza, il
sangue, il capo. Il fascismo è l'ARCAISMO TECNICAMENTE
EQUIPAGGIATO. Il SURROGATO decomposto del mito che esso
presenta è ripreso nel contesto spettacolare dei mezzi di condizionamento e d'illusione
più
moderni. (Esempio trash: l'Hell's Angel che vive il suo mito
di libertà post-civilizzata grazie al fatto che qualcuno,
da qualche parte, lavora con la tecnologia più avanzata per procurargli delle Harley
Davison. Film del 1970: The Losers, con gli Hell's Angels californiani di Sonny Berger vanno in Vietnam con le loro
Harley ed ammazzano un mucchio di comunisti. Una cagata che
solo qualche anno d'anticipo ha impedito di diventare un classico. Ma il film che la moglie di Bruce Willis guarda in
albergo in Pulp Fiction).
Depurata dei suoi aspetti mitologici, ridotta a misura
hollywoodiana standard, l'ideologia di Kurtz/Milius diventerà
il Rambismo che ha dominato l'intrattenimento patriottico
fin da allora. Milius stesso finisce per produrre il suo
corretto compitino repubblicano, Addio al Re, in cui Nolte
è una versione politically correct di destra di Brando. Un
film ben fatto e mediocre, come tanti.
Coppola intuisce il pericolo ma è troppo tardi. Le
contraddizioni non si risolvono. Il più grande regista del
decennio, l'uomo da cui si attende IL film sul Vietnam,
schiacciato dalla responsabilità fino all'orlo della pazzia
e della catastrofe, non farà un film fascista.
A questo punto si inserisce il più sostanzioso inserto
nella nuova versione di AN: la scena dei francesi. E' vero:
sembra un'altro film. E' vero: stilisticamente rallenta ed
appesantisce la parte finale del film, già più lenta e
pesante del resto. Ma sembra suggerire una terza via
dall'impasse e sarei curioso sapere chi l'ha scritta e come
Coppola l'ha poi realizzata.
Quando vediamo i francesi sono in perfetta uniforme ed
ordine militare; rendono gli onori militari al soldato
americano caduto. Sono oltre l'ultimo avamposto americano;
sono isolati da tutto ed in lotta contro tutti. Hanno respinto attacchi vietcong ed americani
e (forse) degli uomini di Kurtz. Non vediamo alcun orrore,
alcun cadavere impalato o mucchi di teste. Solo decor
Merchants-Ivory e discussioni interminabili e disgregazione
familiare: ma l'ordine militare è mantenuto. Sì, certo, simbolo del colonialismo europeo, ma anche terza via di
fronte all'alternativa posta da Milius fra la guerra falsa
degli americani e la guerra vera di Kurtz.
Per terminare, back to the real world. Se il rambismo di
Kurtz è l'immagine dominante dell'immaginario militare
hollywoodiano, la realtà è l'esatto opposto. Gli uomini
che vogliono far fuori Kurtz hanno capito la lezione del
Vietnam (a parte quella del controllo delle notizie): mai
esporre inutilmente al pericolo quella creatura
fragile e nervosa, il soldato americano. Bombardare,
bombardare dal più alto possibile contro avversari non in
grado di replicare. Poi, al massimo, mandare dei soldati a
ripulire il terreno. E' così che si vincono le guerre, non
dando retta a pseudo-intellettuali che prendono troppo sul
serio Eliot.
Stefano Trucco