...ma il libro era meglio!

Liv TylerAccingendomi a scrivere questa recensione una premessa si impone come necessaria: non ho letto Il Signore degli Anelli se non le prime duecento pagine, ho letto, invece Lo Hobbit e un po’ di Silmarillion e non sono un grande fan di Tolkien. So di risultare impopolare, ma, eccezion fatta per la parentesi fiabesca di Lo Hobbit, trovo lo scrittore britannico assai pesante. I motivi per cui mi risulta ostico Il Signore degli Anelli stanno proprio là dove i suoi più grandi estimatori si esaltano e si commuovono: Tolkien non scrive solamente un romanzo, ma crea con una veridicità e una complessità senza eguali nella letteratura contemporanea un mondo, la Terra di Mezzo, con una propria storia (nel senso di storia come successione di epoche da un’ipotetica creazione in poi), una propria dettagliata geografia, una propria biologia delle razze, una propria fisica, una propria logica del possibile e dell’impossibile. Una complessità e una completezza senza pari, che per alcuni sono la porta sul mondo dei sogni, per altri un ostacolo che sbarra l’accesso alla Terra di Mezzo, tanto vasto è lo sforzo di immaginazione richiesto.
Detto ciò, l’impresa che Jackson tenta, di portare, cioè. Al cinema un colosso di tale portata, appare da subito come una di quelle sfide al limite delle possibilità umane. Come ricreare la Terra di Mezzo e le sue infinite sfaccettature solo con il linguaggio audiovisivo senza pesanti descrizioni verbali, senza migliaia di preamboli e di scene introduttive, di divagazioni e precisazioni? Come catapultare lo spettatore in questo mondo fantastico riuscendo a coinvolgere quei pochi che non conoscono o non apprezzano il romanzo e a non deludere (impresa ancora più ardua…) i grandi estimatori?

Jackson risponde a questi quesiti rivelando uno straordinario quanto parzialmente inaspettato talento visivo e un geniale piglio visionario, e punta sull’impatto delle immagini. Al di là di dettagliate considerazioni sulla narrazione su alcune scelte talvolta discutibili, sul piano puramente visivo il film è assolutamente straordinario. La freddezza spoglia di alcune superproduzioni ipereffettate è spazzata via d straordinarie costruzioni visive, eccessive e barocche: stupefacenti le scene di battaglia, cupe e apocalittiche, incredibili paesaggi e scenografie. Jackson "ascolta" alla perfezione gli spunti visionari suggeriti da Tolkien e li amplifica , addirittura li supera, eccede. Impossibile non rimanere affascinati e coinvolti davanti a tanta magnificenza: e questo straordinario "rapimento" consente allo spettatore di sorvolare su alcune imprecisioni cinematografico-narrative che, se da un lato risulterebbero forse invisibili per i tolkeniani più accaniti, potrebbero rendere meno semplice il compito a tutti gli altri. Mi riferisco a quelle evidenti mancanze nell’amministrazione della storia in cui talvolta incappa Jackson, soprattutto nella trattazione di alcuni personaggi: per prendere un esempio chiaro parliamo della regina elfica Galadriel, la quale davanti a Frodo dice improvvisamente di aver superato una prova e aver perso i poteri, suscitando nello spettatore medio le giustificate domande "ma quale prova?" e "quali poteri?" . E poi chi è questa Arwen (tralasciando momentaneamente i confronti testuali con il romanzo, considerati più avanti) che irrompe improvvisamente sulla scena facendo da deus ex machina? Come incappa negli hobbit? Come conosce Aragorn? Cosa gli regala? Come sappiamo che gli elfi sono immortali? Potremmo continuare a lungo, perché spesso si ha la sensazione che molti personaggi siano, per carenza di spazio, presi e gettati nella bolgia, nella speranza che la fama del libro "chiuda il buco". Inoltre alcune fasi della narrazione, come il drammatico "volo" di Gandalf, sono aritmicamente degli improvvisi singhiozzi, troppo "rapide" per risultare fluide nel contesto di una narrazione generalmente scandita e solenne.
Quindi, pur rimanendo tutti i meriti di un regista, Peter Jackson, che dimostra di avere personalità ed estro, pur restando, a nostro giudizio, il miglior fantasy al cinema, rimangono, anche, alcune imprecisioni di scrittura dovute a quelle che noi chiameremmo "poca cinematografabilità" di un simile, complesso romanzo, almeno in sole "nove ore".

Per ciò che riguarda il confronto serrato e testuale tra film e romanzo e la querelle sulla fedeltà delle scelte d’insieme di Jackson a Tolkien, non essendo in grado di istituire un simile confronto, ci siamo serviti dell’opinione di un grande estimatore della saga tolkeniana, laureando in Storia Medievale all’Università degli Studi di Pavia, il collega Andrea Maricelli:

La questione è semplice: "Quanto è fedele il film al romanzo?"
La risposta non lo è affatto.
Cosa significa "fedele" per un film che cerca di trasporre cinematograficamente la saga fantasy più famosa del secolo? Dovrebbe riportare tutti i dialoghi? Tutti i personaggi? Dovrebbe visualizzare tutte le descrizioni?
Se dovesse essere davvero così, il film non è affatto fedele, molti passaggi sono stati cancellati.
E’ completamente assente la figura di Tom Bombadil (e con lui quella della Dama Baccadoro e il pesaggio dei Tumulilande), probabilmente l’unico Essere della Terra di Mezzo a non risentire dei poteri malvagi dell’Unico Anello, e la principessa elfica Arwen, la Stella del Vespro, reincarnazione di Luthìen, appena nominata da Tolkien, appare almeno nel primo episodio della trilogia di Jackson come un personaggio in alcuni casi troppo risolutivo.
Ma c’è di più: tramite un’annotazione comparata, annotando i passaggi del romanzo ricordando le scene del film, si compone un quadro ancora più desolante. Qualche esempio: mancano completamente il trasloco di Frodo a Crifosso, nella terra di Buck, e gli episodi a questo correlati (sono circa altri due capitoli tagliati); la festa di compleanno iniziale, che nel romanzo di Tolkien è doppia (compie gli anni nello stesso giorno di Bilbo anche Frodo), ha un unico protagonista; i passaggi più divertenti del mirabile affresco sulla cultura hobbit sono ridotti al solo sbotto del vecchio Tronfipiedi (chi ha letto il libro ricorderà sicuramente per lo meno Lobelia Sackville-Baggins, odiosa ricca hobbit gelosa della casa di Bilbo); scomparso anche il capo elfico Gildor Inglorion, che gli Hobbit (i TRE hobbit, visto che Merry si unirà al gruppo solo a Crifosso e non, come asserito nel film, insieme a Pipino nelle terre del vecchio Maggot) incontrano prima ancora di passare il Brandivino; per quanto riguarda la scena della chiatta sul fiume non c’è nel libro alcuna traccia di cavalieri neri all’inseguimento della compagnia: i Nazgul sono alle loro calcagna, è vero, ma sono visti dagli hobbit solo quando questi sono sani e salvi sull’altra sponda del fiume. Si potrebbe anche continuare…

Immaginiamo però ora di guardare la questione da un altro punto di vista: appressiamoci a questa "fedeltà" non come un mero e oggettivo ricalco dell’opera originale, ma come l’appropriarsi del Cuore della Saga, come una prioritaria fedeltà emotiva obbligatoriamente mediata dal diverso strumento di comunicazione usato.
Ed ecco che il film diviene, attraverso un artificio semplice e complicato come la parola magica che apre l’ingresso delle miniere di Moria, straordinariamente fedele.
Il Signore degli Anelli di Jackson è il Signore degli Anelli di Jackson, non quello di Tolkien. La parola del creatore della Terra di mezzo non rimane, immutata, a presentarci una fotocopia del libro, ma riluce immanente in quasi tutto ciò che vediamo e sentiamo in queste tre ore di puro distacco dal nostro mondo. E’ un viaggio quello che ci propone il regista della trilogia. E’ una proposta di lettura del mito tolkeniano. E se ci si fida, se ci si fa trasportare fino a fondersi nel film, si ritroverà la stessa atmosfera che si respira nella "Compagnia dell’Anello" di carta.
Gimli il nano non potrebbe essere diverso: attento alle ricchezze, borioso e strafottente, ma immensamente addolorato e presente quando avverta la minaccia di Mordor direttamente sulla sua gente, sul popolo di Balin di Fundin, signore di Moria.
Legolas, Arwen, Elrond, sono anch’essi così come ce li siamo immaginati: insuperbiti dalla loro posizione privilegiata di immortali, inizialmente schivi nei confronti dei nani, ma anche stanchi dell’onere che l’appartenenza alla razza elfica porta con sé: l’essere custodi e guardiani, e il poterlo potenzialmente essere anche dell’Unico, diventa per loro un fardello troppo pesante. Qualche appunto personale su Galadriel invece lo farei: sono estremamente affezionato al passaggio del libro nel quale Galadriel regala tre dei suoi capelli d’oro a Gimli figlio di Gloin… peccato che né questa né altre scene siano state riportate. Ma questi sono giudizi soggettivi, che poco hanno a che fare con la nostra trattazione.
Che dire degli "Uomini mortali che la triste morte attende"? Aragorn e Boromir: l’onore e il rimorso, resi ciechi da attimi di avidità. Quale ammirazione suscitano però entrambi quando, chiamati al dovere dall’attacco selvaggio dell’armata Uruk-hai non si tirano indietro e ripagano con la virtù della spada attimi di debolezza propri del genere umano! Anch’essi sono ben delineati, e i tormenti del Boromir filmico invocano il sospetto, il disprezzo, la pietà e la compassione che già avevamo provato verso quello romanzesco. Non mi soffermerò su Gandalf e Saruman poiché credo che la fedeltà e l’amore con cui siano stati trattati questi due personaggi siano assolutamente visibili.

Per gli Hobbit il discorso è diverso: non ne avevamo mai visti al cinema, è la prima volta (dal lungometraggio animato che si proponeva lo stesso scopo della trilogia di Jackson) che assistiamo a stralci di vita di questo popolo di Mezzuomini, e devo dire che l’effetto è affascinante: sono simpatici, allegri, buoni e leali, coraggiosi più di quanto non pensino essi stessi di esserlo, e forse è per questo che l’Anello ha meno influenza su di loro di quanta non ne abbia sulle altre razze. Sono i personaggi tolkeniani per eccellenza, sono i suoi figli (in tutti i sensi, essi rappresentano fisicamente e moralmente l’età dell’innocenza), e appaiono così come ci sono stati descritti.
Questo discorso sui personaggi non vuol essere, in ultima analisi, una panoramica sui protagonisti del film solo rispetto al libro di Tolkien, bensì credo di poter affermare che, eccezion fatta per gli hobbit, guardando muoversi queste razze fantastiche sullo schermo, si colga meravigliosamente il typos di ciascuna di esse così come potremmo leggerlo (Marion Zimmer Bradley, Terry Brooks, Pat O’Shea, Michael Ende, Robert E. Howard) o giocarlo (parlo dei Role Playing Game) ovunque.
Ma altri elementi concorrono a formare questo mirabile e verosimile affresco: le ambientazioni, prima di tutto. Sia gli interni che i paesaggi d’esterno sono stati cercati o ricreati da un uomo che davvero ama il mito tolkeniano. Sono conscio del fatto che il Consiglio di Elrond nel libro non si tenga all’aperto, ma quale lieve imperfezione assolutamente perdonabile rispetto ai panorami bianchi delle Montagne Nebbiose, alle grigie e profonde immensità delle miniere di Khazad-Dum (per le quali, sono d’accordo con Gimli, l’appellativo "miniere" è fortemente riduttivo) e dei suoi interminabili saloni, all’altezza sconsiderata di Isengard, la torre di Saruman il Bianco, dalla quale un astuto movimento di macchina, seppur digitalizzato, ci fa cadere avvicinandoci al dramma di Gandalf prigioniero sulle sue sommità. Il blu riposante di Lothlorien, la terra degli elfi, si scontra fieramente con il rosso cupo, il giallo e il nero di Barad-Dur e dell’Orodruin (la torre di Sauron e il suo vulcano, nel quale la compagnia dovrà gettare l’anello), mentre il verde delle colline e la lente gialla della macchina da presa rilassano e tranquillizzano nella terra degli hobbit, la Contea.
Le musiche, infine, fanno da collante di questo mondo, sottolineando i diversi momenti senza mai sembrare inopportune e fuori luogo. Perfino il potente coro utilizzato per le cariche dei Nazgul diviene parte integrante del film, senza risultare ridondante delle loro figure.
La trasposizione di un libro in film porta spesso con sé il grande difetto di uniformare l’immaginazione dello spettatore verso un dato personaggio o luogo, e questo il più delle volte è un male.
Ma a mio parere Jackson non ha voluto dirci: "Il Signore degli Anelli è così". Egli ha bussato alle nostre case e ci ha sussurrato: "Queste sono le emozioni, le visioni e i sogni che Tolkien mi ha trasmesso."
Il risultato, quindi, in quest’ottica, è straordinario, una fantastica opera lirica, e per quante possano essere le obiezioni mosse su ciò che del romanzo si è dovuto a forza sacrificare, questo non cambia il risultato: finalmente, quarantotto anni dopo la sua prima edizione, il Signore degli Anelli di John Ronald Reuel Tolkien, è un film.
Una splendida porta sulla Terra di Mezzo.

(Andrea Maricelli, Università degli Studi di Pavia, Dipartimento di Storia Medievale)

Simone Spoladori

---- Il signore degli anelli - IL SIGNORE DEGLI ANELLI di P.Jackson

Punto primo: Il film non c' entra assolutamente nulla con il libro, e' ispirato al libro e attinge a piene mani dalla trama ma sia la trama stessa che i personaggi, i luoghi e addirittura il "feeling" ed i sentimenti sono ASSOLUTAMENTE diversi rispetto al libro e in alcuni casi addirittura opposti.
Punto secondo: Il film, preso come film, e' veramente bello. E' una sintesi tra guerre stellari e l' ultimo pianeta delle scimmie con la differenza che ha un ambientazione piu' potente, una trama piu' ricca e un background talmente complesso che chi ha fatto il film non ha bisogno di inventare assolutamente nulla.
Questo e' in sintesi il mio parere, mi aspettavo tutt' altra cosa ma dalla sala sono uscito felice perche' ho visto un bel film che non mi ha deluso. Mi aspettavo di vedere "il signore degli anelli" e mi sono ritrovato a vedere tutt' altro ma questo tutt' altro e' stata la ragione per cui mi e' piaciuto. Perche' LOTR (il libro) non e' stato rovinato e al suo posto ho trovato qualcosa "ispirato" al signore degli anelli e che quindi non lo va a rovinare o intaccare.

Il cartone animato e' DI GRAN LUNGA piu' "signore degli anelli" del libro e se penso a quel cartone fatto film sarei uscito dalla sala molto piu' deluso, appunto perche' sostanzialmente uguale al libro.
Il punto e' che per es. mentre Harry Potter (che proprio non m'e' piaciuto) prende una pagina si e due no dal libro con il risultato che vien fuori un macello mischiato che non ha senso logico ne emotivo, FOTR si muove su un binario del tutto diverso...
I punti chiave del libro ci sono tutti resi anche abbastanza fedelmente ma TUTTO CIò che li collega, che fa "sostanza" e' COMPLETAMENTE diverso, come ho già detto non solo, oggettivamente, la trama (pur seguendo la stessa decina di tappe) e' completamente diversa ma i personaggi stessi sono stravolti nel loro senso, nei loro sentimenti e nella loro crescita. Ciò che non rende questo fatto un difetto gravissimo e' che questa terra di mezzo e questi personaggi stanno su una "realtà alternativa", già appena si apre il libro ci sono sostanziali differenze ma POI tutto il fluire del film tiene conto di questa diversità, ha un senso suo, emozioni sue e quindi personaggi suoi.
Il Gandalf, il frodo, l' aragorn del film sono pure loro ispirati al libro ma FONDAMENTALMENTE diversi nel comportamento e nell' essenza. Peter Jackson pare aver preso il libro e averlo riscritto a modo suo, secondo la sua sensibilità, per questo ne esce fuori qualcosa CHE NON E' il signore degli anelli ma E' SEMPRE PER QUESTO che il film acquista un suo spazio, una sua idea e delle sue emozioni.
Chi ha letto il libro troverà un film che ha poco a che spartirci, chi ha visto il film e leggerà il libro, troverà' qual cosa di profondamente diverso.
Ma dove e' il miracolo e che chi ha letto l' uno riuscirà probabilmente ad apprezzare l' altro e viceversa.
Giustissime erano le parole di PJ quando diceva che il film sarebbe piaciuto a chi non ha letto il libro o a chi lo ha fatto tanto tempo fa, perche' mantengono la stessa impronta staccandosi però su due mondi distinti ma che possono esistere senza nuocere l' uno all' altro.
E riuscire a fare una cosa del genere proprio non lo ritenevo possibile. Aspetterò dunque un futuro vero LOTR ma seguirò comunque con ansia lo sviluppo di questo "spin-off".

Mi piacerebbe parlare piu' in dettaglio di quel che intendo per personaggi stravolti ma mi ci vorebbe un bel pò di tempo, un esempio per tutti: Il Gandalf saggio, posato, sempre sicuro di se stesso e appoggio insostituibile di Frodo non e' lo stesso.
Prova sentimenti di paura, mostra la sua preoccupazzione e non si mostra padrone della situazione, non svolge un ruolo di "saggio" ma solo di "potente".
Mentre sul libro al conciglio di Elrond lui ed Elrond stesso sapevano già DA TEMPO chi avrebbe preso parte alla compagnia e quale sarebbe stata la loro missione nel film questa particolarità non e' presente.
Frodo si offre spontaneamente a portare l' anello addirittura uscendone come eroe e mettendo fine ad una animata discussione quando, invece, sul libro Frodo decide di portare l' anello perche' abilmente COSTRETTO da Gandalf e Helrond secondo un sistema che i due stavano mettendo a punto da un pezzo (dato che Frodo era giunto a Gran Burrone vedendolo come la FINE del viaggio e felice di restare per sempre con Bilbo). Gli hobbit stessi non paiono che una tra le "razze" umane, a parte l' aspetto fisico sembrano dei campagnoli umani quando invece Tolkien ha fatto uno sforzo grandissimo per rendere gli Hobbit qualcosa di profondamente diverso da un uomo, non solo nell' aspetto ma nel modo di pensare, nel modo di agire, negli interessi, nei piaceri ecc...(un esempio su tutti: nel libro Sam e' "servitore" di Frodo e lo chiama padrone, niente di tutto questo compare nel film ovviamente per rovinare un concetto di amicizia che sarebbe stato preso male dal pubblico).
Nel film non c'e' nulla di tutto questo, i quattro hobbit sembrano presi dai Goonies piu' che da veri hobbit.
Ma potrei continuare veramente all' infinito.
Concludo dicendo che ciò che e' piu' "LOTR" e ciò che e' venuto meglio è Legolas, un capolavoro.
Arwen poi e' magnifica. E non posso aggiungere altro su di lei, l' inquadratura delle labbra penso che me la sognerò per gli anni a venire...

P.S. Quello che spaventa di piu' nel film non sono orchi, goblin o cavaglieri neri ma Bilbo e Galadriel!!!

Tet_Zuo  (da IAC)

Lord of the rings di Barbara Mella

Speciale Il Signore degli anelli