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Il FAVOLOSO
MONDO DI AMELIE
(Le fabuleux
destin d'Amélie Poulain)
di
Jean-Pierre Jeunet con
Audrey Tautou, Mathieu Kassovitz, Dominique Pinon.
***** spoiler alert: level 1
Un capolavoro, inutile discutere. Cinque stelle a questo
film nessuno potrà mai contestarmele. Qualcuno mi
vorrebbe forse dire che la trama è piuttosto esile, che
il mondo reale è tutta un'altra cosa, che non possono
esistere situazioni così eccentriche e caramellose come
quelle del film?? Macchissenefrega!!! Quando un film ti
entra nel sangue (e di rado capita) e non ti lascia mai,
quando anche a distanza di diversi mesi dalla visione si
hanno vivi come allora i personaggi davanti ai propri occhi,
quando si ricerca tutto il possibile dell'autore della
meravigliosa colonna sonora, quando la frase "ma
quando cavolo uscirà nei nostri cinema Amélie?"
è il tormentone tra i fortunati che insieme a me lo
hanno visto la scorsa estate (in Francia è uscito da
quasi un anno sbancando i botteghini), quando ci si fa
fare da un'immagine di un fotogramma un poster di due
metri per uno e mezzo e lo si attacca sulla testata del
proprio letto, quando l'amico grafico, anch'egli
abbagliato dalla visione estiva, realizza un
fotomontaggio dietro l'altro con noi inseriti in
locandine del film, quando si è un po' depressi e basta
pensare che la fantasia e l'ottimismo ci potranno sempre
salvare... beh, scusate, ma proprio NESSUNO potrà mai
dirmi che "Il favoloso mondo di Amélie" non
è il MIO film del cuore. Correte a vederlo, perché,
in fondo, la vita è meravigliosa e alle belle favole
dobbiamo saperci credere.
DA TENERE: Divertente,
romantico, mai banale, con un'inventiva registica fuori
dal comune, splendidamente interpretato da attori che
sembrano nati per questo film. Ogni cosa è al posto
giusto, ogni particolare è stato curato nei minimi
dettagli... Devo aggiungere altro?
DA BUTTARE: I selezionatori di
Cannes 2001 che lo hanno ignorato e la credibilità
dell'Oscar se non lo vincerà quale miglior film
straniero. Moretti? Ma non fatemi ridere...
NOTA DI MERITO: Il ritorno
in grande stile di Jean-Pierre Jeunet al film
corale ed eccentrico; a differenza di "Delicatessen",
che aveva diretto insieme a Marc Caro, questo però
rappresenta l'aspetto più solare e "pulito",
anche se sempre grottesco, della sua poetica.
NOTA DI DEMERITO: La
distribuzione italiana ci ha messo quasi un anno per
farlo uscire da noi dopo otto mesi di successo
in Francia ed un riscontro a dir poco eccezionale
anche negli USA.
SITO UFFICIALE: http://www.amelie-lefilm.com/intro.htm Dopo
esservi innamorati del film, scaricate i temi del
desktop: ce ne sono per tutti i gusti. Tra l'altro c'è
anche una simpatica guida per visitare i luoghi, reali,
dove a Parigi è stata girata la pellicola.
Ben, aspirante Supergiovane
---- Il
FAVOLOSO MONDO DI AMELIE - con Audrey Tatou - AUDREY TATOU
Piaciuto immensamente - penso che lo andrò a rivedere.
1) In questo film ci sono tutte (ma proprie tutte) quelle
cose che non ci sono nei 'veri' film (come The Score, per
esempio, o Il Pianeta delle Scimmie): dalla voce fuori
campo al flou, da piccoli inserti animati a sguardi
rivolti agli spettatori, da inserti in bianco e nero ad
accelerazioni ad angolature oblique a troppi primi
piani... La storia c'è ma non è una di quelle belle
storie compatte e drammatiche e raccontate con 'economia':
invece è pieno di digressioni, scenette, a parte...
Insomma, tutte quelle cose che dovrebbero esserci in un
film ma che, per qualche motivo, di solito non ci sono e
non ho mai capito perchè.
2) Si ride parecchio.
3) Piacerà a quanti amano il romanzo di Georges Perec 'La
Vita: Istruzioni per l'uso'. Se non l'avete letto ma vi è
piaciuto il film, sapete cosa dovete fare.
3) Oggi più che mai, il termine fantasy è stato
appropriato da un genere letterario/cinematografico molto
ristretto (un po' come il termine 'creativo' sequestrato
dai pubblicitari). Amelie è un meraviglioso fantasy
urbano moderno: si cerca di reincantare il mondo
quotidiano piuttosto che impacchettare e spedire la
fantasia in un mondo lontano e confortevolmente
irraggiungibile.
4) C'E' IL COMPAGNO STALIN!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
5) Prima che qualcuno tiri fuori la parola 'buonismo': sì,
il film pende un po' dalla parte del bene e Parigi sembra
candita (è bella, ma forse non così bella). Ma
l'umorismo ed un fondo di tristezza e dolore impedisce che
il risultato sia troppo zuccheroso. Già che ci siamo: il
'cattivismo' è altrettanto fatuo del 'buonismo' ed è
apprezzato da persone spesso peggiori.
6) C'è un numero esagerato di primi piani della
meravigliosa Audrey Tatou - e funzionano tutti! Se non
funzionasse lei non funzionerebbe il film. Inoltre,
non conoscendola affatto, non siamo distratti dal ricordo
di film precedenti, non ci aspettiamo che si comporti o
atteggi in un certo modo, non possiamo fare paragoni con
il passato - un difetto di quasi tutti i film, in realtà.
Già col prossimo film ci ricorderemo che era stata Amelie
Poulain.
7) Per il momento, miglior film dell'anno, certo il
campionato è lungo ma Amelie mette una seria ipoteca
sullo scudetto...
Stefano Trucco
----- Il FAVOLOSO MONDO DI
AMELIE - con Audrey Tatou - AUDREY TATOU
Nata in una Montmartre da sogno, Amelie e` una
bambina infelice: il padre, medico apprensivo, la tiene
reclusa in casa. Mancandole il contatto con gli altri
bambini, costruisce un universo tutto suo. Immagina di
fabbricarsi i vinili come le crepes, mangia le fragole
come estensioni delle proprie dita, ritualmente lascia libero
un pesciolino rosso con attitudini suicide.
Divenuta signorina (e che signorina!), Amelie trasporta
nel mondo adulto suppellettili animate, quadri parlanti,
reliquie del passato che narrano in prima persona (per
mezzo del voice over); e poi s'improvvisa dispensatrice di
felicita` non senza successo. S'innamora infine di un
sognatore pari suo e vince le difficolta` del caso con
mille stratagemmi, dopo un tentativo fallito che si
conclude letteralmente con il suo scioglimento.
Dunque. Tolta tutta la sovrastruttura visuale, il film e`
decisamente troppo lungo e a tratti noioso. Moltissime
inquadrature della bella e brava Audrey Tautou, occhi
nerissimi che bucano lo schermo, non bastano. La prima
parte, sull'infanzia fantastica di Amelie, e`
straordinaria sebbene non originale (fa venire in mente,
per esempio, un interessante "Piccoli fuochi" di
Peter Del Monte, molto piu` lunare e cupo); ma quando la
"missione" della ragazza comincia a prendere
forma, il gioco si fa peso e ripetitivo, il fuoco di fila
di trovate si attenua e prende la via di un umorismo
smielato e prevedibile.
Jeunet da` si` alle illusioni di Amelie una forma visiva
smagliante, amplificando l'idea fino alle conseguenze
estreme, ma pecca di presunzione. Per esempio
l'"abbordaggio" di Mathieu Kassovitz, che dura
qualcosa come 15 minuti di pedinamento delle frecce.
Insomma, per me il ritmo e` decisamente troppo blando.
Fondamentalmente povero di storia, il film e` poco o nulla
in una confezione splendida; la sua arma numero uno e` il
richiamo visivo ad un'innocenza perduta, ad un mondo
primitivo di giochi che l'adulto medio si presume avere
dimenticato. Jeunet, in altra parole, tira le corde giuste
e finisce per realizzare un giocattolone da commozione.
Come in "Dancer in the dark", c'erano spettatori
dietro a me che sospiravano e singhiozzavano. Senza fare
paragoni troppo spinti fra i due film, ma solo restando
sul piano della furbizia: e` raro che un film mi faccia
incazzare, ma questo e` uno di quei casi. "Amelie"
e` una bufala, una commediola discreta immersa in quintali
di melassa e piena di colpi bassi. Un film ultra
sopravvalutato. Senza essere un abisso di infamia, sia
chiaro, ma non meritevole del successo che sta avendo.
Claudio Castellini
------ Il
FAVOLOSO MONDO DI AMELIE - con Audrey Tatou - AUDREY TATOU
La storia: Amélie, ragazza innocente che vive a
Montmartre, lavora come cameriera e scopre di avere un
talento naturale nell'aiutare la gente a raggiungere la
felicità.
Si applica quindi con perizia per aiutare le esistenze
delle persone che conosce, dando una mano al destino.
Quando incontra Nino, un collezionista di piccole cose
effimere, sente che la felicità sta bussando alla sua
porta.
Scopre così che, a volte, Ë più difficile aiutare se
stessi che gli altri. Certo, l'esile trama, non può in
nessun modo chiarire il successo di un film, che dopo aver
creato un fenomeno di costume in Francia Ë riuscito a
rapire milioni di spettatori in tutto il globo.
Questa volta Jeunet ha trovato davvero la chiave giusta,
per far breccia nel cuore degli spettatori, abbandonando
il mondo grottesco e ansiogeno di "Delicatessen"
e "Alien la clonazione", per esplorare
attraverso la stessa tecnica del realismo magico, il lato
chiaro dell'esistenza. La ricostruzione di una Parigi
fuori dal tempo e dai guai della metropoli contemporanea
è perfetta. Quasi troppo visto che diverse testate
specializzate hanno criticato pesantemente il suo carico
sdolcinato e diabetico, di buoni sentimenti, che cerca in
ogni modo di voler allontanare le preoccupazioni del tempo
presente, rappresentando una Francia quasi anni '40,
depurata dalle etnie, e ripulita dalle nuove povertà.
Forse si è persino esagerato nelle critiche, visto che
nessuno si sogna di fare gli stessi appunti alla maggior
parte delle pellicole che provengono dagli USA (spesso in
queste vi è pure l'aggravante della banalizzazione della
violenza). La favola contemporanea di Jeunet, in ogni caso
è esplicita fin dall'inizio. Presenta i personaggi
protagonisti della vicenda, attraverso le particolarità e
le piccole manie (come rompere la crosta alla creme
Brulé, o far scoppiare le bollicine dei fogli da
imballo), costruendo un elogio della felicità
dell'effimero, del piccolo e del quotidiano. Rifugge la
complessità incontrollabile del mondo globalizzato, per
abbracciare il microcosmo del quartiere e dei destini
possibili che si sfiorano ogni giorno nei caffè. La
tavolozza dei colori usati dal regista è come sempre
avvincente, ma questa volta pare essere più controllata e
maggiormente al servizio della narrazione. La leggerezza
efficacemente ricercata, attraverso complessi movimenti di
macchina, scenografie suggestive, contrasti cromatici
lievemente surreali trasporta lo spettatore in un mondo
ricostruito. L'impasto generato appassiona, incantata. La
Parigi abitata da pittori pazzi, scrittori maledetti,
portiere dal cuore infranto, droghieri insensibili,
tabaccaie ipocondriache, bevitori gelosi, chiede solo di
essere seguita con la razionalità dei sogni e la cecità
dettata dal cuore.
Certo l'operazione non è priva di furbizie, di malcelati
sentimentalismi e melliflue carinerie. In ogni caso, a
volte, dovremmo lasciare a casa parte del nostro cinismo.
Ricordarci che il cinema è soprattutto sogno e artificio
(vero Mélies?) lasciandoci trasportare dalla fantasia. La
capacità creativa di un regista come Jeunet, riesce a mio
parere, dove Lasse Hallstrom con Chocolat aveva fallito.
Ovvero ne circoscrivere la morale all'interno della
pellicola stessa. Mostrando il trucco e l'artificio che
sta dietro al suo mondo fantastico e autoreferenziale. A
giudicare poi dal volto sereno e positivo degli spettatori
all'uscita della sala, Jeunet con mestiere, furbizia,
tecnica è pienamente riuscito nel suo intento. Del resto
gli occhi neri, grandi e profondi di Amelie (Audrey Tatou)
sono davvero irresistibili. Possono convincerci, per un
istante, che una corsa in motorino abbracciati alla
persona che sia ama è la felicità.
Paolo Bronzetti
---- Il
FAVOLOSO MONDO DI AMELIE - con Audrey Tatou - AUDREY TATOU
Amelie e' giovane e carina, ma anche frigida e asociale.
Attraverso l'incontro con altri personaggi probabilmente
usciti da un manicomio cerchera' di riscquistare la parvenza
di una vita normale. Per chi ha visto tutti i
precedenti lavori di Jeunet, Amelie non e' certo niente di
nuovo. Molte delle trovate geniali del film vengono infatti
dai primi cortometraggi, oppure da opere di altri registi.
In "Foutaises" ad esempio avevamo l'elenco delle
"Cose che mi piacciono, cose che non mi
piacciono". In "Pas de repos pour Billy Brakko"
avevamo una storia raccontata in modo frammentario (come la
lettera che amelie compone da pezzi di altre lettere).
L'infanzia di Amelie sembra uscire pari pari (come
atmosfere) dal bellissimo e sottovalutato "Leolo"
di Lauzon. Lo stesso Collignon puo' in un certo qual modo
ricordare il macellaio di Delicatessen. Niente di
nuovo quindi, ma semplicemente il collage dell'intera
poetica di un autore concentrata in un solo film, intriso di
melassa e buonismo. Ma sbaglierebbe chi pensasse che
questo e' un giudizio negativo. Amelie e' un bel film, non
un capolavoro ma un bel film. Un inno alla riscoperta delle
piccole cose, un insieme di trovate spesso scollegate tra
loro ma incredibilmente efficaci (come la bellissima storia
del nano da giardino). Non facciamoci prendere pero'
da quella strana abitudine di sopravvalutare un film solo
perche' ci fa sentire piu' buoni.
Graziano Montanini
-----Il FAVOLOSO MONDO DI
AMELIE - con Audrey Tatou - AUDREY TATOU
Non c'è bisogno di scomodare maghi, draghi e incantesimi
per narrare una fiaba. Jean Pierre Jeunet lo fa con la
semplicità di chi scatta un'istantanea... e ci presenta
Amelie.
Bella, certo, ma di quella bellezza di chi non si è fatta
strappare la gioia di vivere, dai fatti tristi della vita;
di chi riesce a trovare la tranquillità nella solitudine
della propria casa, e di chi sogna che, dietro ad ogni
sconosciuto, c'è un universo da scoprire. Un pò come in
"Un amore, forse due", dove i due protagonisti
inventavano storie sui passanti... ma la differenza è che
qui, tutto ha il sapore di un mondo visto attraverso gli
occhi di un bambino. Di una bambina anzi, di ventitrè anni:
grandi occhi scuri, vivaci e profondi.
Una bambina che però, non ha mai fronteggiato la paura di
vivere, e la sotterra sotto mille attenzioni per le
esistenze altrui. Spesso, le persone esageratamente
altruiste, sono le prime incapaci di indirizzare le proprie
esistenze. Così Amelie, che come Zorro, si erge a paladina
degli oppressi, rischia di perdere un'occasione che potrebbe
lasciare il suo cuore "secco e fragile" come le
ossa dell'uomo di vetro.
Un'infanzia solitaria ha reso Amelie quella meravigliosa
sognatrice, capace di descrivere i più reconditi pensieri
dei personaggi di un quadro; ma anche impotente di fronte
all'emozione d'amore, che la fa fuggire, nascondere, negare.
Ma come in tutte le favole, arriva il lieto fine, ed è
bello pensare che il suo atto di fede verso l'amore, la
renderà felice per il resto dei suoi giorni.
Esagerato? Forse sì... magari già visto, o ricco di
citazioni. Ciò non toglie che si parla di un film
coloratissimo e delizioso, che diverte e commuove con la
stessa immediatezza; un film che regala qualcosa in più a
chi ha vissuto un'infanzia come quella di Amelie, e che,
nelle sue "stranezze", ritrova dei comportamenti
comuni.
Maggie
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