Salò o le 120 giornate di
Sodoma
IT-FR
1975 di Pier Paolo Pasolini con Paolo Bonacelli, Giorgio
Cataldi, Umberto Paolo Quintavalle, Aldo Valletti, Elsa
De’ Giorgi, Hélène Surgère, Sonia Saviange
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a Hard Project:
un viaggio nel cinema erotico/hard d'autore
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Nel 1944/45 quattro gerarchi fascisti imprigionano in una
villa alcuni ragazzi e ragazze per soddisfare le loro
perversioni psicopatologiche, eccitati dalle fantasie
erotiche di tre narratrici. Un film che ha l’impatto di
una mazzata nel corpo: rielaborando (insieme a Sergio Citti
e Pupi Avati non accreditato) i fatti della Storia con i
racconti del marchese De Sade e con una struttura a gironi
come una sorta di Inferno dantesco, Pasolini non arretra di fronte
a nulla e ci consegna una tremenda denuncia del potere e
della dittatura come fonti di ogni iniquità e nefandezza
dalla quale niente, nemmeno la Chiesa, si salva (uno dei
torturatori è un monsignore). L’uomo, sia vittima che
carnefice, ridotto a bestia o peggio, senza possibilità di
riscatto. Le scene di coprofagia sono tra le più
sconvolgenti mai viste; e pensare che molte altre scene
pensate non sono
neanche state girate (tra cui quella in cui
si dovrebbe vedere un topo inserito e cucito dentro la
vagina di una donna). L’unico episodio della “trilogia
della morte” che Pasolini aveva ideato di realizzare,
simmetricamente e specularmente alla precedente “trilogia
della vita”, è, però, fin troppo estremo ed è
sicuramente penalizzato da una visione non piacevole, se non
proprio insostenibile – anche se questo era l’intento
del sempre provocatorio autore. Con un soave sottofondo
musicale (musica sacra di Carl Orff) che aumenta
l’angoscia e l’oppressione. Può piacere o disgustare,
ma non può non far discutere e questo gli rende merito.
Pasolini fu assassinato da uno dei suoi “ragazzi di
vita” poco dopo la lavorazione del film e il produttore
Grimaldi, all’uscita nelle sale, fu processato e assolto
“per corruzione di minori e atti osceni in luogo
pubblico”. Aldo Valletti è doppiato per l’occasione dal
regista Marco Bellocchio. In confronto,
Full Metal Jacket è un film per bambini.
DRAMM 112’
* * *
Roberto Donati
Il film mi pare essere una grande e terribile
"allegoria", di che cosa però non so, forse della Morte? della Storia? della vita del
regista? Sotto il profilo narrativo ho assistito a un fluire di idee,
un succedersi di situazioni senza soluzione di continuità,
e un ripetersi del male quasi "a oltranza".
Perché tutto questo insistere sulla merda? Merda nei
discorsi, merda da mangiare, immersioni nella merda, merda
nei vasi da notte, merda sui pavimenti, merda in bocca ...
Perché si vedono solo rapporti anali?
Anali uomo-donna, anali uomo-uomo. Sembra che l'unico tipo
di rapporto sessuale ammissibile nella "casa" fosse di quel
genere. Perché allora il fascista sbeffeggerebbe le due lesbiche? Perché i fascisti
ucciderebbero come cani il ragazzo bianco e la ragazza nera sorpresi a
trombare normalmente?
La storia di fondo con i 4 fascisti - se poi c'è veramente
- mi sembra il mezzo per scatenare all'interno di questa casa
"chiusa" le più nefaste energie.
Sconvolgente, non ho di che dire, nei contenuti.
Straoooordinario, sotto il profilo cinematografico, almeno
sotto l'ottica dell'Inesperto.
Ricercatissimo nei particolari (la sedia di Machintosh[?],
gli affreschi murali [Leger?], i quadri alle pareti [il ciclista di Sironi],
gli arredi, la disposizione degli attori sulla scena quasi essi stessi
facessero parte del mobilio della casa, a volte composti a trittico
pittorico, le ragazze nude sulla scala illuminata dall'alto, la sala con in fondo
tre porte di cui
solo quella centrale aperta su una scala, il ragazzo nudo
addossato alla parete in posa manieristico-michelangiolesca, la scena
dell'eplorazione
dei culi rassomigliante a una performance di arte moderna,
moderna accumulazione di corpi senz'anima e senza volto, e sono solo alcune delle
cose che mi vengono in mente).
Quasi apocalittico quando le ragazze immerse nella merda
(ispirata dalla pena riservata agli adulatori della II bolgia di Malebolge?)
gridano una frase del tipo "Dio mio perché ci hai
abbandonato?". Spaventoso il finale del film con le sevizie cui vengono
sottoposti i ragazzi e le ragazze nel cortile del palazzo, mentre i
fascisti a turno osservano la scena dalla finestra con un binocolo. Le scene
sono viste da lontano attraverso lo strumento ottico, il campo visivo a
volte è ristretto a quello del binocolo. Si alternano inquadrature da lontano
e zoom su singoli martiri. Assistiamo alle sevizie ma non udiamo
neppure un lamento, perché il regista ha voluto che la scena fosse totalmente
muta, affinché noi vedessimo soltanto senza udire (forse perché la finestra è
chiusa e i rumori non si possono sentire dall'interno della casa?).
I corpi sono nudi come nelle rappresentazione dell'Inferno.
Corpi nudi, sevizie e torture non si vedevano anche nel
tableau vivant del Giudizio Universale di Giotto nel "Decameron"?
Sono quelli una loro anticipazione e questi uno sviluppo in azione di ciò che
sembra assomigliare all'inferno sulla terra, o all'inferno dantesco?
Perchè durante le sevizie che si sviluppano in cortile, il
gerarca fascista
di turno tocca gli organi sessuali del partigiano? Perché durante l'osservazione dalla finestra di questa
specie di spettacolo infernale, in sottofondo risuonano le note di Carl
Orff? E cosa centra Bach (mi pare) come accompagnamento ai morbosi
e schifosi
soliloqui della bionda megera di mezza età? Funzionano in questo film i giochi di rimando con precedenti
film? Oltre alle torture del Giudizio Universale di Giotto, gli
uomini e le donne legate mani e piedi a terra non richiamano quelli destinati
a essere sbranati dai cani in "Porcile"? Il banchetto matrimoniale in cui uno dei fascisti sposa un
ragazzotto e in cui viene servita la "prelibata delizia" (per
usare un eufemismo) non è la caricatura cattiva e perversa del banchetto nuziale di
"Mamma Roma", anche come impostazione scenografica e inquadratura?
Fermo qui la mia "immaginazione".
E' difficile restare indifferenti di fronte a tanta
nefasta genialità...
L'Inesperto Cinematografico ha concluso.
MG, l'inesperto cinematografico
E il film che rappresenta
metaforicamente il potere nella società capitalistica.
Salò spiega usando allegorie e metafore, il rapporto che ha
il potere con le persone che gli sono sottoposte, un
rapporto metaforicamente sadista, de sade è solo un
pretesto per esternare tutta la sofferenza di Pasolini per
una società irrimediabilmente votata al consumismo piu
sfrenato, anche i 3 gironi danteschi sono solo un pretesto,
e lo si capisce bene dai nomi dei gironi, quello delle
manie, della merda e del sangue, guardando il film sembra di
vedere un tg dei nostri giorni, il teatrino del sesso e
della morte, una democrazia che sotto la sua maschera
nasconde il fascismo dell'era globale, un fascismo non piu
di stampo politico, dato che la politica e morta, ma di
stampo economico, per dirla con pasolini, nella società
capitalistica globalizzata in cui viviamo tutto diventa
mercificazione, anche il sesso e la morte, protagonisti
numeri 1 della televisione che ci rende tutti complici,
vittime e carnefici compiaciuti. Per pasolini il sesso di
questi anni è obbligatorio, brutto e indigeribile, per cui
abbiamo il sesso inteso come merda e scatofagia, è la
rappresentazione metaforica del rapporto del potere con
coloro che gli sono sottoposti, di quella che Marx chiama la
mercificazione dell'uomo, la riduzione del corpo a oggetto
attraverso lo sfruttamento. Il sesso estremo inteso come
violenza , tortura e morte, il gesto sodomitico è il più
assoluto per quanto contiene di mortale per la specie umana,
il più ambiguo, per questo accetta allo scopo di
trasgredirle , le norme sociali, e infine il piu scandaloso,
perche pur essendo il simulacro dell'atto generativo, ne è
la totale derisione. E il sadomasochismo e la sodomia
illustrano bene il rapporto del dominante col suo
sottomesso, proprio del sistema capitalistico, pasolini odia
i corpi e gli organi sessuali divenuti da gioia e liberta
per gli umili in epoche reppressive ad atroce espressione di
violenza in epoche permissive. Nel girone della merda il
significato e questo: l'ansia del consumo è un'ansia di
obbedienza a un ordine non pronunciato. Ognuno sente
l'ansia, degradante, di essere uguale agli altri nel
consumare, nell'essere felice, nell'essere libero: perché
questo è l'ordine che egli inconsciamente ha ricevuto, e a
cui deve obbedire, a patto di sentirsi 'diverso'. Mai la
diversità è stata una colpa così spaventosa come in
questo periodo di tolleranza. L'uguaglianza non è stata
infatti conquistata, ma è una falsa uguaglianza ricevuta in
regalo, mitica e incisiva la metafora della merda servita su
vassoi d'argento, tutto cio che ci propinano non e altro che
merda afrodisiaca, merda fatta uscire con un marchio
prestigioso a caratteri d'oro. A distanza di 25 anni
Pasolini come un veggente aveva capito lo sfacelo a cui
stavamo andando incontro, ha pagato il suo sforzo con la
vita.
Lo sconsiglio vivamente a coloro che non considerano il
cinema come arte, e non potrebbero capire. Lo sconsiglio
inoltre ai deboli di stomaco e lo reputo vietato ai minori
di 18 anni a piena regola, in quanto si tratta di un film
estremo, dai contenuti che superano l'oscenità seppur senza
sfociare nel volgare. Il sesso diventa un mezzo per attuare
il potere, arma con cui controllare il popolo, e con cui
annientarlo. Non più arma di seduzione o strumento sensuale
con cui attrarre, ma solo una consueta forma di violenza; i
corpi nudi diventano figure 'normali', oggetti, figure rosa
ammassate sui pavimenti; seni, natiche e falli diventano
incolori, perdòno ogni significato simbolico, si
trasformano in insignificanti dettagli privi di pudore abbandonando
i loro contenuti erotici o sensuali. La violenza è estrema,
ma non è il fattore che forse colpisce di più, la violenza
o il sesso in Salò non sono gli elementi più sconvolgenti,
in quanto siamo abituati dai media a vederli all'ora
di pranzo, ma colpiscono soprattutto le sequenze
escrementizie: questo perché oggi siamo abituati al sesso e
alla violenza da un sistema capitalistico", e dai mezzi
di comunicazione. E in Salò questo concetto è enfatizzato
per sottolineare la violenza che ci circonda, che diventa
sempre più "normale". Oggi come allora. C'è chi
vede nel suicidio della pianista la coscienza di Pasolini,
sconcertata di fronte alla volgarità estrema del periodo, e
dai sensi di colpa per il suo maggior delitto, cioé quello
di essere omosessuale, mai perdonato dalla società di
allora.
ZERO COOL (da IAC)
30 esimo di Salò
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