Brucio nel vento
di S.Soldini
Protagonista assoluto della nuova opera di Soldini è
Tobias, "nato in un villaggio senza nome di un paese
senza nome", fuggito adolescente dopo aver accoltellato
l'amante della madre prostituta (il suo vero padre).
Tanti anni dopo, in Svizzera, Tobias è operaio in una
fabbrica di componenti per orologi. Cerca di annullare lo
squallore della vita d'operaio immigrato attraverso l'arte
delle parole, scrivendo poesie. Sogna da sempre un amore
assoluto e alla donna del suo sogno ha dato il nome di Line.
Quando rincontra per caso una sua compagna di scuola, figlia
legittima dell'uomo che crede di aver ucciso (quindi la sua
sorellastra) Tobias Ë sicuro di aver trovato Line e farà
di tutto per averla.
Come si percepisce chiaramente dalla trama, Silvio Soldini,
non ha dormito sugli allori che un film come Pane e Tulipani
aveva generato. Ha cambiato registro, lasciando la commedia
agrodolce che lo aveva contraddistinto, per nuovi territori
drammatici. Cambia anche il punto di vista. Se fino ad ora
eravamo abituati a scandagliare attraverso le sue opere la
complessità dell'animo femminile, con Brucio nel vento
siamo di fronte ad un protagonista maschile. Soldini, cerca
di non trovarsi nei panni del regista che è obbligato a
girare lo stesso film (di successo) per anni. Brucio nel
vento attraverso una regia preziosa, elegante, sembra voler
appartenere di diritto al miglior cinema europeo. La sinossi
sembra procedere per inerzia, sospinta dal vento. Bloccata
dalla maestosità della natura che è elemento fondamentale
della narrazione.
Come un animale ferito, Tobias, cerca rifugio dal senso di
colpa che lo perseguita, dalla vergogna di una famiglia che
non ha mai posseduto, nei boschi innevati e raggelati
dell'algida Svizzera (fotografata mirabilmente da Luca
Bigazzi).
La natura è la sua vera madre. Rigenera in lui un'energia
primordiale che attraverso il filtro delle emozioni
brucianti Tobias rigetta sulla carta attraverso la matita.
In una frase del film il protagonista afferma che non
bisogna essere nulla per essere uno scrittore. Tobias è un
nulla puro, capace di essere impregnato dalla fenomenologia
della terra e del cuore. Il contrasto fra la freddezza del
paesaggio e la bruciante energia delle passioni Ë forte, ma
la narrazione per immagini raggela più volte il racconto
controllando ogni possibile deriva sentimentalista. Soldini
filma con la stessa attenzione grossi eventi e piccoli
banali rituali quotidiani. L'incesto, i tre omicidi tentati,
restano sullo sfondo, quasi come necessari momenti di
catarsi o concatenazioni inevitabili del destino. Più volte
si ha l'impressione che la ricerca disperata di Tobias,
riguardi il metafisico, o la parte di noi che non Ë
condizionata dalla praticità quotidiana. Lo specifico
filmico, cerca di possedere la stessa purezza emotiva,
attraverso immagini liriche, visionarie, che sublimano la
passione facendo propendere la narrazione verso la forma
tragica.
Brucio nel vento è anche un film sul rapporto tra scrittura
e immagine, emozione e visione. Il regista non si limita a
trascrivere la poesia lacerante del romanzo, ma ricerca una
nuova grammatica della regia, capace di impregnare le
immagini di una purezza rarefatta, raccontando quello che
non è raccontabile: il vento, gli alberi, la neve e
l'amore. La violenta fragilità del cinema di Soldini esce
allo scoperto. Attraverso intensi primi piani, morbidi
carrelli, la macchina da presa sfiora i protagonisti
riuscendo, con una levità di tocco Rohmeriana, nell'intento
di portare il cinema del regista vicino all'astrazione non
mostrabile della poesia.
Paolo Bronzetti
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