Incantesimo napoletano
"E nata 'na criatura è nata milanese, 'a mamma a
chiamma Assunta, sì signori a chiamma Assunta". In una
famiglia di napoletani veraci della prima metà del secolo
scorso, con padre pescatore e mamma che lo aspetta a casa
per cucinare il capitone e i polipetti, nasce una bella
bambina la cui prima parola proferita è "mami".
Chiaramente la seconda è "papi" e con enorme
sgomento dei genitori, crescendo non solo la piccola
continuerà ad avere l'accento milanese, ma disdegnerà
impepata di cozze e babà, preferendogli panettone e
risotto. Arriva addirittura a sputare "o raù", il
ragù che gli zii cucinano con amorevole dedizione. A nulla
servono le lezioni di napoletano di un maestro o quelle su
nastri magnetici del tipo "'A penna sta 'n coppa o
tavolo". Il padre disperato tenta un'ultima e drastica
carta, mandare la bambina a Torre Annunziata, dove vivono i
napoletani "originali" che parlano il "torrese",
la forma più pura di napoletano. Ma al ritorno della
ragazza dieci anni dopo, le cose saranno molto peggiorate..
Tre anni fa due pubblicitari poco più che trentenni
decisero di utilizzare il girato di un amico su una
ottuagenaria napoletana, montandolo con il parlato di
un'attrice milanese della stessa età, per ottenere il
cortometraggio, omonimo ed embrione di questa pellicola. Ora
dopo i successi del loro ultimo corto "Piccole cose di
valore non quantificabile", Luca Miniero e Paolo
Genovese recuperano quell'idea per il loro debutto nel
cinema "vero". Ma l'operazione non è del tutto
riuscita: se l'idea del corto era fantasiosa e divertente,
non riesce però a reggere, almeno con la sceneggiatura che
i due hanno poi costruito su di essa, la durata del
lungometraggio. Tutta giocata sull'enfasi degli stereotipi
sui napoletani la pellicola ha comunque dei momenti
genuinamente molto divertenti, nonché due fantastici
attori, Gianni Ferreri e Marina Confalone, nei ruoli dei
genitori e la simpaticissima Clelia Bernacchi, già voce nel
corto, ad interpretare Assunta ad ottanta anni. Ma a parte
qualche momento azzeccato, tipo i siparietti degli zii alle
prese col ragù, la regia è spesso impacciata, specie
quando si allontana dalle soluzioni facili o già
sperimentate nei corti, e non riesce a mantenere
adeguatamente il tono grottesco nella piccola svolta
drammatica che la storia ad un certo punto prende. Un
esordio quindi non fulminante come molti si aspettavano, ma
"soltanto" divertente.
Antonello (da IAC)
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