Il signore degli anelli
di P.Jackson
Con Elijah Wood, Ian McKellen, Viggo Mortensen, Ian Holm, Christopher Lee

Per chi fosse stato in una grotta negli ultimi mesi, dico solo che "Il signore degli anelli" e' l'evento cinematografico dell'anno. Tratto da un libro di culto, narra la storia della battaglia tra bene e male in un mondo popolato da elfi, nani, orchi, goblin e altre creature fantastiche, e tutto ruota intorno ad un anello di incommensurabile potere. Il film presenta solo la prima parte di questa storia, che si svilupperà in altre due pellicole per un totale di almeno 9 ore.
Mi trovo nella situazione ideale per recensire "Il signore degli anelli": appassionato di Tolkien, ho letto il libro più volte una decina di anni fa, non ho quindi ricordi abbastanza precisi da rovinarmi il film con pretese filologiche, ma allo stesso tempo ho ben presente l'atmosfera e il coinvolgimento del romanzo.
Proprio per questo trovo però difficile recensire il film senza fare riferimenti precisi a scene ed avvenimenti che vi accadono, per cui se non avete ancora visto (o letto) "Il signore degli anelli", e non volete anticipazioni, e' meglio che non proseguiate nella lettura.
Il film e' probabilmente quanto di meglio si poteva realizzare dal testo di base, se escludono alcuni errori di non grossa portata:
1) Il potere dell'anello e' un potere molto sottile, un potere magico difficile da descrivere. Le scene iniziali, purtroppo, fanno credere il contrario, mostrando come questo dia un potere incredibile in battaglia. Ridurre il potere dell'anello a questo significa minare la credibilità dell'impianto di base della storia (perchè tanta fatica per un anello che ti rende solo piu' forte fisicamente?).
2) Gollum, da quello che mi ricordo delle opere di Tolkien, non e' sempre stato Gollum. Era una creatura (un hobbit, mi sembra) che si e'trasformata per colpa del potere di corruzione dell'anello stesso. Sorvolare su questo aspetto (sarebbero bastate due frasi ad inizio film,
quando si parla di lui) significa non far capire bene come l'anello possa corrompere le persone.
3) I cavalieri neri, come trovano Frodo? Che i cavalieri percepiscano l'anello quando viene indossato e' chiaro. Ma a volte sembra che riescano a percepirlo anche quando Frodo non lo indossa (altrimenti non si spiega come lo trovino sempre), altre volte invece sembra di no (come nella scena della taverna). Un po' di chiarezza avrebbe giovato.
4) Arwen. Tutti gli appassionati si sono lamentati per l'inserimento di questo personaggio. Filologia a parte, il personaggio di Arwen e' inserito senza alcun motivo. Non basta certo una parentesi romantica da 30 secondi per rendere il film piu' appetibile al pubblico femminile, e per di piu' tante cose non vengono spiegate (Cos'e' il pegno che consegna, di preciso? Perche' stava cercando gli Hobbit?)
5) Lascio per ultimo quella che forse e' la svista peggiore del film. Nel bosco elfico vediamo Galadriel, e fin qui tutto bene. All'improvviso però, prima di congedarsi Galadriel dice di avere superato la prova e che perderà quindi i poteri e se ne andrà. Che prova? Che poteri? Dove andra? Perche'? Mi sembra assurdo introdurre nel film un tema senza spiegarlo.
A parte questi problemi, come dicevo all'inizio, tutto e' perfetto. Il film pero' non e' un capolavoro, ma "solamente" bello.
Perche'?
Il problema e' il romanzo di base, schematico e ripetitivo. Mi spiego, prima di far inferocire gli appassionati di Tolkien (di cui tra l'altro penso di far parte). "Il Signore degli anelli", soprattutto nella prima parte, e' un bellissimo romanzo non tanto per la storia di base, quanto per tutto un subtesto narrativo che viene contestualmente creato.
La storia, in fondo, non e' altro che una serie di pericoli che vengono superati uno dopo l'altro, in misura sempre maggiore. Il subtesto pero' al cinema e' impossibile da rendere, per limiti insiti nel mezzo espressivo. Ecco allora che rimane la parte piu' debole, resa peraltro egregiamente, e manca il "di piu'". Certo, con un film molto piu' lungo (almeno un'ora, un'ora e mezza di aggiunte), si sarebbero potute aggiungere varie sfumature. Ma un film di tale lunghezza sarebbe stato impossibile da commercializzare, e comunque avrebbe recuperato solo una minima parte di quello che e' stato perso.
Applausi quindi a Peter Jackson, per l'ottimo lavoro. Applausi anche al film, forse il miglior film di fantasy della storia del cinema. Ma per i capolavori si guardi altrove. Al libro, per esempio.
Graziano Montanini

***1/2 spoiler alert: level 1
Una recensione inversamente proporzionale alla lunghezza esasperante del film. Come si suol dire, sarò breve: "Il Signore degli Anelli" è un ottimo film fantasy di NOVE ore (vado sulla fiducia per le prossime due parti), realizzato magnificamente da un grande Peter Jackson (che al suo attivo ha solo una manciata di film, ma che è uno di quei registi genialoidi e un po' schizzati che molti di noi amano alla follia) ed interpretato da bravissimi attori che "vivono" la storia non come un semplice film, ma come una vera e propria avventura (e vorrei ben vedere: 18 mesi in Nuova Zelanda!). Ma allora perché il pubblico si divide nettamente tra esaltati e detrattori? E' facilmente intuibile, ma qui sotto vi elenco un paio di esempi. Per quanto mi riguarda io sto nella "terra di mezzo": né entusiasta, né tantomeno incazzato per quello che ho visto. Diciamo "cullato da una piacevolissima noia".
PERCHE' VEDERLO: Perché nessun altro avrebbe potuto far di meglio con un soggetto titanico come questo. Perché, anche se non si è letto il libro, ci si rende conto di assistere ad una grandissima avventura. Perché, se avete letto il libro, vi renderete conto di quanto Jackson sia stato fedele alla psicologia dei personaggi e ad ogni particolare.
PERCHE' NON VEDERLO: Perché se non ve ne frega assolutamente niente di nani, elfi e via discorrendo, vi annoierete a morte e già dopo dieci minuti dall'inizio del film desidererete di non essere mai entrati in sala. Perché dopo ben tre ore vi accorgerete che manca la fine; d'altro canto bisogna capire che non è una trilogia a episodi, ma un unico film di nove ore in tre parti.
DA TENERE: La potenza visiva della pellicola, piena di effetti speciali che volutamente non sempre si vedono, ma che contribuiscono a creare un mondo di fantasia popolato da strani esseri.
DA BUTTARE: Troppo ricco, troppo fedele al romanzo per non annoiare i neofiti.
NOTA DI MERITO: L'aver riportato Peter Jackson dietro ad una macchina da presa. Per i miei gusti fa troppo pochi film...
NOTA DI DEMERITO: Speriamo che Peter Jackson non aspetti l'uscita di tutti e tre i film per rimettersi al lavoro.
QUISS: Una frazione di secondo, ma si nota: in quale scena il regista compare nel film?
Ben, aspirante Supergiovane

---- Il signore degli anelli - IL SIGNORE DEGLI ANELLI di P.Jackson

...ma il libro era meglio! opinioni assai critiche sul film e super speciale di Simone Spoladori

Bloopers!

L'opinione di Francesco

Riflessioni su Peter Jackson

Apocalypse...Jackson!

---- Il signore degli anelli - IL SIGNORE DEGLI ANELLI di P.Jackson

La saga di John Ronald Reuel Tolkien, uno scrittore considerato a più riprese il padre del genere Fantasy, autore contemporaneamente di uno dei tre o quattro libri più letti e di uno dei tre o quattro libri meno leggibili del mondo (parliamo del Signore degli Anelli nel primo caso e del Silmarillion nel secondo) non poteva essere tradotta cinematograficamente se non da un fervente appassionato (per chiarezza, intendiamo saltare a piè pari ogni considerazione sulla assolutamente ininfluente adozione della saga e di ciò che esprime da parte di movimenti inneggianti ad un passato mai abbastanza condannato, il cui ricordo deve impedire il ripetersi delle sue assurde atrocità, per non dare adito a possibili associazioni tra il regista di questo film e certi neoestremisti, che risulterebbero assolutamente fuori luogo).
Il mondo di Tolkien, infatti, presenta una complessità costruttiva ed evolutiva tale da non permettere ad un lettore, per quanto attento e desideroso di approfondire, di coglierne gli aspetti più nascosti e spesso più importanti se non attraverso la mediazione di una sincera passione condita con un poco di immedesimazione per le vicende narrate; Peter Jackson dimostra in questa pellicola la sua passione, già nell'edizione adattata alle sale cinematografiche riducendone la durata, lasciandoci l'ansia di vedere al più presto il "Director's cut". In una storia di tale complessità, per forza di cose è necessario scegliere gli argomenti da passare in secondo piano, le parti da sottintendere come già conosciute dagli spettatori, utili alla miglior comprensione della trama ma non indispensabili, ed in questo particolare lavoro di riduzione Jackson ha azzeccato praticamente tutto, con l'unica eccezione dell'assenza di un approfondimento sulla storia di Galadriel, regina elfica che assume nel film un aspetto un po' troppo simile ad una Circe omerica. L'assenza di un personaggio in particolare, Tom Bombadill, e dell'episodio che lo vede protagonista, pare abbia un po' stupito ed amareggiato molti appassionati; non si fa notare più di tanto, ma sarebbe gradita sorpresa trovarne cenno nella ben più lunga versione Director's cut già annunciata, magari unita ad un approfondimento maggiore della parte riguardante il personaggio di Galadriel.
Non dovrebbe stupire, anche se forse poco gradito ai puristi, il maggior spazio dedicato ad un personaggio femminile che Tolkien ha posto più in ombra, dati forse anche i suoi principi legati ad un puritanesimo quasi vittoriano, quella Arwen interpretata dalla discreta ma efficace Liv Tayler che fornisce un tocco più prettamente moderno, anche grazie alla pronuncia del linguaggio elfico carica di armonia e di una sensualità assolutamente femminea, contrapposta alla pronuncia del medesimo linguaggio dell'umano Aragorn, più distaccata e fredda. Gli altri personaggi della saga sono riconoscibilissimi e quasi iconizzati, corrispondono pressoché esattamente al profilo psicologico impostato dallo scrittore e spesso sono come il lettore se li figura, peraltro aiutato dalle ampie descrizioni Tolkeniane, in particolare lo strano essere mutato dal potere dell'Unico Anello, Gollum, che alla sua apparizione riteniamo non possa non strappare un sussulto di approvazione per l'aderenza assoluta del suo aspetto alla descrizione dello scrittore. Di grande impegno e svolto in maniera impeccabile risulta il lavoro di chi ha creato gli effetti speciali (a questo scopo Jackson ha voluto creare un team finalizzato alla realizzazione dei tre film) considerato il fatto che Hobbit, Nani, Elfi, Uomini, Orchi, Uruk-hai e Troll devono necessariamente interagire continuamente tra loro, rappresentando razze profondamente diverse per dimensioni ed apparenza visiva, e dovendo necessariamente essere quasi tutti interpretati dall'unica razza esistente nella realtà. La sensazione è che si sia scelto di ridurre al minimo le ricostruzioni digitali, ragionevolmente limitate alla rappresentazione del Troll, del Balrog, del Kraken ed alle scene di massa, per favorire l'interpretazione di attori dedicati a ruoli prettamente non umani, non limitandosi ai protagonisti della storia. Ottima la necessariamente digitale ricostruzione delle ambientazioni chiaramente inesistenti nella realtà, mentre le scenografie naturali, i paesaggi neozelandesi scelti per lo svolgersi della vicenda, sono semplicemente suntuose, ed un ottimo lavoro di fotografia mette in evidenza il loro aspetto quasi paradisiaco; è facile e quasi scontato prevedere un notevole incremento turistico nei luoghi di produzione della pellicola, così ottimamente pubblicizzati.
In buona sostanza, il lavoro di Jackson merita di essere visto e rivisto, riscuoterà quasi certamente l'approvazione della maggior parte del pubblico di appassionati e rende giustizia all'opera di Tolkien, oscurando la non troppo bella, fortemente criticata e soprattutto mai terminata riduzione cinematografica della metà degli anni cinquanta, girata con tecniche miste di animazione e realtà che lasciano quantomeno perplessi; certo oggi la tecnologia è estremamente diversa da quella dell'epoca, sicuramente più adatta ad un film che nonostante questo è ancora oggi un progetto ambizioso, e che quindi nel 1955 rasentava l'irrealizzabilità.
In ogni caso, è verosimile ritenere che schiere di appassionati attendano trepidanti di poter vedere sia il Director's cut del film attualmente in circuito, sia i prossimi capitoli della saga, e questa non può che essere una vittoria, peraltro assolutamente meritata, per questa ottima produzione, nonostante il solito, eccessivo e fastidioso sfruttamento pubblicitario dell'evento.
Sergio Acerbi

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