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A BEAUTIFUL MIND
con Russel Crowe,
Jennifer Connelly, Christopher Plummer
*** spoiler alert:
level 1
Bla bla bla... Ma sì, lo avete già capito: è
il classico film "acchiappaoscar" (o
almeno quello che spudoratamente più ci prova)
con il solito bravo attore di turno che
interpreta il solito personaggio portatore di un
qualche handicap, anche se in fondo
scontatamente genialoide. Ovvio che i
giornalisti si scatenino con i soliti paragoni
tra Russel Crowe e i vari attori che si sono già
cimentati con successo in un ruolo simile come
Tom Hanks, Daniel Day-Lewis, Sean Penn, Mark
Belotty, Dustin Hoffman, Leonardo Di Caprio,
ecc. ecc. E giù a parlare della "fisicità"
della parte, dell'immedesimazione profonda,
dell'essenza del personaggio e ancora bla bla
bla... Come vi aspettate questo film? Dai, da
tre a cinque stelle, senza vederlo prima, che
cosa gli dareste? Vedrete che non vi
allontanerete poi molto dal mio voto, garantito.
Insomma, come si suol dire "una pellicola senza
infamia e senza lode, sorretta dall'ottima
interpretazione dei protagonisti, da una
sceneggiatura ben calibrata tra dramma e momenti
divertenti e diretto con diligenza da
quell'onesto regista che risponde al nome
di Ron Howard" (e già che ci siamo
"sbraco" ulteriormente aggiungendo
anche in questa banalissima
pseudo-critica-fotocopia che Ron Howard non è
altri che il buon caro Richie di "Happy
Days", nel qual caso ci fosse ancora
qualcuno al mondo a non saperlo...).
DA TENERE: La costanza
di Russel Crowe nel volersi costruire la fama di
novello De Niro: massiccio ed incazzato in
"L.A. Confidential", ingrassato ed
invecchiato per "The Insider",
palestrato per "Il Gladiatore" ed
imbolsito e rincoglionito per questo "Un
bel testùn". Bravo, 7+.
DA BUTTARE: Non è detto
che per forza si debbano sempre vedere film
originali o capolavori, ma scegliere troppo
spesso soggetti furbetti come questi...
NOTA DI MERITO: Jennifer
Connelly, il grande ritorno. L' ho amata (per
come si possa amare un'attrice che non ti chiama
mai al cellulare...) sin da quando la vidi al
suo debutto cinematografico in quel capolavoro
che è "C'era una volta in America" di
Sergio Leone. Certo, allora era poco più di una
bambina, ma pure io lo ero! Poi un po' si è
persa per strada tra un filmetto e l'altro, per
ritrovarla quindi in un indimenticabile
topless in "The hot spot" di Dennis
Hopper e molto più recentemente un po'
imbolsita in "Dark City" di Alex
Proyas. Ora è a dir poco perfetta. Come donna e
come attrice. Però...
NOTA DI DEMERITO:
...anche lei proprio non mi vuole chiamare.
Ben, aspirante Supergiovane
"Sprazzi di vita di un genio matematico,
premio Nobel per l'economia,
John Forbes Nash Jr."
---- A BEAUTIFUL MIND - a
beautiful mind di Ron Howard con Russel Crowe,
RUSSEL CROWE,
Jennifer Connelly, JENNIFER
CONNELLY
Un commento dopo il trionfo negli Oscar 2002
Trionfa "A Beautiful mind"
agli Oscar 2002, dicono i giornali il giorno dopo
l'evento. Ed è vero, trionfa, se non altro
perché rispetto al grande avversario, lo spesso
sottovalutato "Il signore degli anelli",
si porta a casa statuette ben più pesanti come
quelle di "miglior film" e "miglior
regia".
Forse però una sotterranea, indicibile ombra di
insoddisfazione sotto sotto c'è, ed è quella di
aver perso una statuetta fondamentale per un film
incentrato sulla storia di un uomo afflitto dalle
sue allucinazioni, un genio naturale della
matematica che lotta contro un mondo ibrido di
realtà e follia, un anormale immerso in un mondo
fatto di normalità: la statuetta di "miglior
attore protagonista". E dire che Russel Crowe
non demerita affatto per l'intera durata della
proiezione. Non sbava una sola volta, si addentra
nei meandri del personaggio con convinzione (e
anche con coraggio, vista la possibilità di
rimanere poi intrappolati in soggetti del genere)
dipingendo un John Nash dai gesti sregolati e
nervosi che traspirano ansia.
L'inquietudine di "qualcosa che non va"
nel protagonista, perfettamente trasmessa da Crowe,
dura per tutta la fase iniziale, durante la quale
questa sensazione si scontra contro uno sfondo di
assoluta normalità (l'università da studente con
i suoi compagni, l'ufficio da professore, con i
suoi collaboratori e la moglie bella e fedele),
che sembra rendere imminente lo scoppio improvviso
di una "catastrofe mentale".
Il film inganna fin dall'inizio invece, mostrando
solo successivamente la finzione presente
dall'inizio e lasciando lo spettatore per mezzo
film nelle stesse condizioni del protagonista.
Tutto così reale; tutto così finto. Peccato per
Crowe, ma un plauso a Jennifer Connelly, splendida
"miglior attrice non protagonista" che
si rivela sublime non solo nella gioia del
fidanzamento e del primo periodo di matrimonio, ma
soprattutto nella disperazione della manifesta
malattia, dove insieme al buon Russel dà tutto
quel che ha dentro.
La regia di Ron Howard è quella di sempre: sempre
moderata, con una variegata ma equilibrata scelta
di modi espressivi, incline alla musica... Niente
di nuovo, niente di peggio o di meglio rispetto a
quanto già fatto. Eppure "miglior
regia": più che un premio un riconoscimento
(come spesso accade agli Oscar).
Ma il film, al di là di tutto, è veramente
bello, suscita emozioni intense e riflessioni che
potrebbero portare alla pazzia se non ci fosse la
solita, buon vecchia routine ad inghiottirsele
fuori dalla sala. Poco importa se il soggetto è
ormai classico e ripetuto: la doppia anomalia di
genio e malattia. Se la rappresentazione ed i
risultati finali sono questi ben venga, perché la
verità è che in personaggi come quelli di "Rainman"
o "Shine", in individui straordinari
come Van Gogh e John Nash, nell'inquietudine e
nell'attrazione che ci trasmettono, c'è tutto il
mistero di una realtà che ci affanniamo tanto a
decifrare, sospesi sul sottile filo di una
repressa, insana frustrazione, ma protetti e
accuditi - a differenza di loro - dalla calorosa
bambagia di una ripetitiva normalità.
Francesco Rivelli
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