Episode II con Cristopher Lee

Oltre a un certo punto, la pressione che viene dall'innovazione tecnologica, che richiede di acquistare continuamente prodotti nuovi e di acquisire continuamente nuove abitudini, può divenire sia economicamente che psicologicamente troppo gravosa, e ingenerare una reazione di chiusura, se non di fastidio... L'innovazione tecnica e sociale nella comunicazione incontra, dopo qualche tempo, non solo la resistenza crescente dei consumatori, ma anche la resistenza delle stesse imprese (da Mediastoria, di Peppino Ortoleva).
Più o meno quel che è successo negli ultimi anni, che hanno visto una battuta d'arresto in una espansione che alla fine degli anni 90 sembrava inarrestabile. La crisi del modello economico di Internet basato sulla pubblicità appare, col senno di poi, assolutamente ovvia. Ma nell'incertezza derivante da tutte queste novità tecnologiche che mettevano in ansia noi non-tecnofili (non voglio dire tecnofobi, sarebbe esagerato) davamo credito ad 'esperti' che, se non erano dei veri e propri truffatori, ne sapevano tanto quanto. Inoltre l'ideologia liberista è oggi così pervasiva da produrre gli stessi effetti di offuscamento intellettuale di quella marxista del passato. E visto che si discute solo in quei termini si finisce per farsi prendere sempre alla sprovvista ('La Libertà è Informazione!' - ma davvero!). Così che l'articolo sulla CNN sul prossimo film di George Lucas appare un autentico trip di nostalgia del futuro. L'autore ricorda che all'uscita di The Phantom Menace Lucas, profeta delle nuove tecnologie digitale, si aspettava che le attuali 18 sale negli Stati Uniti attrezzate per la nuova tecnologia, sarebbero diventate almeno 200 se non di più in occasione dell'uscita di Episode II. In realtà oggi sono 19. L'articolo prosegue castigando sia il pubblico che i gestori dei cinema americani per non essere all'altezza delle visioni lucasiane. Ma con il Nasdaq a meno di un terzo del suo picco del 2000 la faccenda appare triste.

Mi chiedo però se in questo mancato salto tecnologico non possa entrare un altro fattore, direttamente legato al film di Lucas, a The Phantom Menace. Fatto: a me non è piaciuto: ma questi sono giudizi personali, come i giudizi della maggior parte dei critici,  cui non piacque. Altro fatto: ebbe un enorme successo di pubblico. Ma, ed anche questo è un fatto, non pari alle aspettative, sia di Lucas che dell'industria in generale. La mia personalissima opinione è che parecchi dei milioni di persone che sono andate a vedere The Phantom Menace siano rimaste deluse - alcuni lo hanno anche ammesso. La campagna pubblicitaria di tre anni fa fu lunga ed ossessiva, tutte le maggiori riviste americane dedicarono più copertine al film ed agli attori. Le minori ne dedicarono molte di più. Un giornale americano pronosticò un netto incremento del turismo: masse immense di europei e giapponesi sarebbero venute negli USA a vederlo, incapaci di tollerare un minimo ritardo. Code di mesi. Aspettative messianiche. Una nuova religione. E poi? Jar Jar Binks e quel bambino paffuto ed inespressivo. Il nuovo Star Wars fece un mucchio di soldi  ma non impensierì minimamente il primato di Titanic. La campagna pubblicitaria in questi giorni, sia in America che qui, è in tono decisamente minore, come per un Planet of the Apes qualsiasi. Probabilmente sarà migliore del precedente (come minimo: niente bambino e molto meno Jar Jar Binks) ma sicuramente sarà solo un altro film che ci piacerà o meno. La rivoluzione è stata rimandata. Non posso certo mettere in rapporto di causa-effetto la delusione collettiva di The Phantom Menace, che magari esiste solo nella mia mente, con il fatto oggettivo del crollo del Nasdaq. Ma una qualche forma di rapporto mi sembra che ci sia.

Inoltre, due parole su cinema e  tecnologia. L'avvento del sonoro impiegò alcuni anni ad essere assorbito pienamente nel linguaggio cinematografico. Ancor più tempo impiegò il colore, almeno un quarto di secolo. Ancora all'inizio degli anni 60 la maggioranza dei film americani ed italiani era in bianco e nero. La quantità di innovazioni tecnologiche degli ultimi decenni non avrà forse abbassato il livello del cinema come pensano alcuni. Ma non vedo proprio che lo abbia innalzato. I film non saranno 'peggiori' che negli anni 70, ma non mi pare proprio che siano 'migliori': termini vaghi ma comprensibili. Era mancata la fase di assestamento, di digestione: ad una nuova tecnologia ne seguiva immediatamente un'altra. Per i tecnofili questo era un miglioramento 'di per sé': per gli altri magari no, compresa la maggior parte degli artisti e dei creatori. Si spera che la fase di assestamento sia arrivata ora.

Moritz Benedikt

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