L'ora di religione
di M.Bellocchio

Il brutto titolo fa pensare ad una tavola
rotonda televisiva e svilisce il soggetto del film, invece
molto originale. Il pittore Ernesto Picciafuoco, ateo
convinto, si trova a dover affrontare l'istanza di
canonizzazione della madre, perseguita con avidità dai
familiari, speranzosi di poter sfruttare economicamente la
presenza di una santa in famiglia. Il contatto con la
burocrazia ecclesiastica offrirà al protagonista
l'occasione di confrontarsi con un passato che ha voluto
dimenticare. La cosa più strana della sceneggiatura, dello
stesso Bellocchio, e' che non pone le basi per uno scontro,
o comunque un confronto, a cui potersi appassionare o
semplicemente partecipare. Il personaggio di Ernesto,
infatti, interpretato da un bravissimo Sergio Castellitto,
sembra avere già risolto da tempo i suoi conflitti nei
confronti della madre, dei familiari e del rapporto con la
propria fede, attraverso una scelta di non appartenenza a
quel mondo. Tutto ciò che gli ruota intorno, quindi,
appare più viziato dal punto di vista del regista, che
conseguenza degli eventi narrati.
Anche visivamente, al di là della
concretezza del protagonista, l'universo rappresentato
prende le pieghe del sogno virato all'incubo, con situazioni
assurde condite dalla recitazione stranita degli attori
(anche se Jacqueline Lustig, che interpreta la moglie,
sembra proprio involontariamente stonata). Alcuni personaggi
che il protagonista incontra nella Via Crucis del film,
riescono a comunicare la vacuità di un mondo dove la forma
ha preso il sopravvento, la ricerca di una propria identità
che superi i confini delle etichette, le insidie
dell'intimità
famigliare, il tentativo di raggiungere una laica purezza di
pensiero. Basta pensare alla bravissima Piera Degli Esposti,
che impreziosisce con il suo carisma il vivace personaggio di
zia Maria. Ma anche le altre zie, il conte Bulla, il
miracolato, il fratello blasfemo. Altri, invece, non
riescono a superare il confronto tra scrittura ed immagine e
restano prigionieri delle intenzioni, come la pseudo
insegnante di religione (forse l'episodio meno riuscito del
film), la moglie inespressiva, il bambino chicchirichi',
l'irritante editore, gli altri fratelli. L'insieme risulta
quindi disomogeneo. Coraggioso per il modo assolutamente
personale ed originale con cui Bellocchio mette in scena la
propria religiosità laica, ma un po' incompiuto nella
narrazione e senza un percorso intimo del protagonista
davvero comunicativo.
Probabilmente non e' un caso la
composizione dell'immagine con cui si conclude il film e che
ricorre più volte nel corso della pellicola, in cui la
famiglia e le figure ecclesiastiche sono schierate,
immobili, in fondo ad una sala. Ricorda molto i quattro
terribili carnefici di "Salo' o le 120 giornate di
Sodoma", come a rimarcare l'invariabilità delle oscure
pulsioni collegate all'esercizio del potere (tra l'altro
Bellocchio era il doppiatore di uno dei quattro lucidi
assassini del film di Pasolini).
Luca Baroncini
--- L'ora
di religione - L'ORA DI RELIGIONE di Marco Bellocchio -
MARCO BELLOCCHIO con Sergio Castellitto - SERGIO CASTELLITTO
Interessante.
Non esente da molte sbavature, ma cmq molto bella l'idea di
realizzare un film su un tema di profonda valenza
intellettuale in maniera diretta, senza fronzoli, e a tratti
anche iperbolicamente ironica. Bellocchio incalza
apparentemente le vesti di un film d'autore, di denuncia,
delineando una realtà, e cioe' quella dei rapporti tra la
fede e la credenza comune, sui motivi per cui
"credere", sulle sue devianze a aberrazioni
morali, pratiche, sociali. Il tutto e' reso abbastanza bene,
con un Castellitto che rappresenta efficaciemente lo
sbigottimmento dell'uomo medio nell'ambito pero' di una
profonda umanità esistenziale, un uomo come tanti che pero'
non accetta sempre a scatola chiusa tutto quello che lo
circonda.
Bellissime alcune scene:
la duellanza dell'ermetico Conte (Bertorelli e' la vera star
di questo film, un attore veramente unico capace di riempire
da solo la scena con la sua voce e la sua presenza; oserei
dire il nuono Gassman, anche per le sue pur sempre rilevanti
prestazioni anche in film pessimi come Luce dei miei occhi o
Zora la Vampira), il dialogo con la zia (semplicemente
eccezionale), e il forte pathos sprigionato da chi ha avuto
l'enorme coraggio di rappresentare una bestemmia in un testo
cinematografico (la scena del bestemmiatore, e'
potentissima).
Ho trovato invece molto debole il sostrato giallesco e
complottista che Bellocchio ha tessuto dietro a tutte le
vicende: poco credibile a mio avviso, ma soprattutto troppo
poco suggerito (specialmente nel finale). Così come alcuni
personaggi, situazioni, si e' avuta una certa
indecisione nel delinearli bene, nel renderli in
maniera più incisiva e legata al resto del racconto, a
partire dalla moglie Irene, all'avvenente falsa maestra di
religione, al miracolato, ai pasti familiari, o le visite.
La cosa meno riuscita IMHO restano cmq le palesi citazioni
su Kubrick (da EWS per la quasi orgastica festa
cardinalesca, a Barrylyndon per il duello), che se da una
parte sono cmq rese con grazia ed efficacia visiva,
dall'altro evocano un certo senso di emulazione che forse un
film del genere non erano necessarie (soprattutto per
gli intenti). Varie le altre influenze , anche in altri
ambiti, come per esempio Polanski (si pensi a "La Nona
porta", per esempio), che a conti fatti sembrava essere
più stilisticamente vicino alle idee di Bellocchio, e
quindi più raccomandabile per delle dirette contaminatio.
Nel
complesso un buon film, che denota un enorme coraggio visto
che tocca tematiche assolutamente scomode, e vede una grossa
sforzo, prima di tutto intellettuale, nell'affrontare certi
fenomeni di costume con con piglio ferocemente critico ma al
tempo stesso riflessivo, che cmq sembra funzionare anche a
livello cinematografico, cosa che di solito in Italia manca
quasi sempre.
Barryz
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