Solaris
Solaris innanzitutto possiamo chiamarlo un
film _sulla_ fantascienza, non di fantascienza. (questo e'
evidente dal limitatissimo uso di canoni estetici dei film
di fantascienza, che vengono quasi visti ed usati con
sufficienza e disprezzo).
Un uomo inizia un viaggio carico delle proprie certezze, del
proprio ruolo nell'ordine delle cose. Un uomo si trova
davanti al progressivo crollo di queste certezze
sintetizzato iniziato con fare i conti col proprio passato,
la moglie, dal ricorso alla figura della madre scontate le
proprie certezze, fino a tornare all'inizio del viaggio,
alla ricerca di una figura che abbia delle risposte, al
padre.
Solaris e' un film lento, lento ed ossessivo, ossessionante,
per essenzialmente due motivi: Il primo e' di ordine
narrativo, in realta' la storia non ha necessita' di andare
in una direzione differente dalle prime battute dal film. La
storia non si evole realmente, e' l'uomo che si 'involve'
fino a ritornare su se stesso, alle proprie origini. Il
secondo motivo e' di ordine strutturale; il film realizza il
proprio scopo se riesce ad ottenere un annientamento del
senso del tempo con la "dilatazione dello spazio"
visivo. Una delle sequenze piu' ossessionanti (i non
eufemistici dicano senz'altro pallosa al di la' di ogni
umana sopportazione) ad esempio e' quella del viaggio in
macchina iniziale.
Per spiegare che intendo con "dilatazione dello spazio
visivo" faccio un esempio; chi ha avuto la fortuna (?)
di viaggiare 4/5 ore e piu' consecutive su un treno, in una
giornata magari plumbea, tanto coperta che non lascia
filtrare granche' la luce del sole, sa cosa significa
ricorrere spesso all'orologio anche ad intervalli di pochi
minuti, magari in prossimita' dell'arrivo in stazione, cosa
che nello scorrere quotidiano della vita non succede con
l'identica frequenza, perche' abbiamo dei costanti punti di
riferimento che scandiscono la giornata. Ci si 'perde, ci si
smarrisce' nello spazio che attraversiamo, che ci altera la
percezione del tempo.
A volte non e' raro intendere lo stesso viaggio come una
'fuga' dal tempo, da quegli stessi punti di riferimento del
quotidiano. Alla fin dei conti le odisse e le "recherce"
fuggono dal tempo quotidiano alla ricerca di uno spazio dove
esercitare la propria individualita'.
Ecco che lo spazio, gli spazi, la dilatazione dello spazio,
si 'appropria' in modo schiettamente illogico del tempo, o
per meglio dire della nostra 'sensazione del tempo'.
L'ossessivita', la lentezza, mirano nel film ad attuare non
solo una sospensione della incredulita' ma della nostra
percezione del tempo.
Perche' questo? Perche' nel prosieguo la narrazione gioca e
si altalena limando sempre piu' il fattore tempo, arrivando
ad una 'compenetrazione', ad un 'ripiegamento' del tempo
stesso, narrando su livelli sempre piu' prossimi
all'estinzione di una soluzione di continuita' temporale il
passato ilpresente e il futuro, facendo crollare tutto su di
una coscienza che si scopre non aver chiuso i conti col
passato, (ed ecco tornare la moglie), inadeguata per il
presente, ed infantile, egoistica, immatura, per il futuro
(ed ecco prima la madre e poi il padre alla ricerca di
certezze, di sicurezza).
La casa in campagnia (dacia?) e' ordinata e pulita. (e
ricostruita anche piu' volte, uguale) La stazione spaziale
e' in perenne disordine e disfacimento. Il passato e'
certezza, il futuro no. il futuro e' visto e vissuto con
valenza negativa e paura.
Alla fine il giudizio stesso e' negativo. L'essere umano e'
immaturo e cerca di tornare alle propria origini.
Kris Kelvin parte come uomo costruito, edificato sulle
proprie certezze, sulla stazione scientifica queste certezze
vengono man mano via una dopo l'altra come bucce di cipolla,
capendo che il suo egoismo e' l'egoismo di una razza che non
vuole conoscere ed ampliare il proprio orizzonte ma
esportare all'infinito il proprio "modus vivendi",
il proprio "way of live", una razza che non ha
ancora capito se stessa ma in base all'egoismo ed all'immaturita'
che le sono proprie si lancia nelle avventure nello spazio,
cercando se' stessa altrove, tranne dove la puo' trovare. In
se stessa.
L'umanita' cerca uno specchio per vedere, per distinguere se
stessa. Ed il bello, a mio avviso, e' che neanche vi si
riconosce.
Sono passati 30 anni dalla realizzazione di Solaris. E'
inquietante vedere che le tematiche affrontate siano ancora
attuali.
Intanto Sisifo continua con i suoi, inutili, sforzi.
COMMENTI sparsi sull'edizione restaurata (ovviamente su DVD)
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1. Qualcuno dica alla General Video Recording di cambiare
chi impagina le copertine. Non per altro ma trovare
strafalcioni quali:
*descrizione del reAstauro* a leggersi in copertina fa
venire i brividi pensando al 'restauro' fatto. Sono cose che
possono provocare tic nervosi di varia entita' pensando a
come possa essere stato fatto il reAstauro, che a onor del
vero e' molto buono per il video con qualche stranezza
nell'audio.
*la costina* ha il nome del film invertito rispetto a tutte
le region2 che possiedo.
2. In una parola. Perche'.
Perche' sostituire nei contenuti speciali quello che leggo
esserci in altre edizioni, quale un intervista a Natalya
Bondarchuk, con (!) una 'presentazione di Enrico Ghezzi',
che a fronte di un paio di cose scontate e sensate si
spertica inanellando e snocciolando una serie impressionante
di banalita' e di boiate quali il solito inutile paragone
con "2001: a space odyssey". Notevole il montaggio
di questo contributo montato con un mixaggio delle immagini
in movimento della superfice di Solaris con la sua faccia.
Molto creativo ma suggerirei di allegare qualche campione di
Xamamina e/o di sacchetto appropriato.
3. Per chi si chieda se il doppiaggio italiano e' QUELLO (ahime')
che ben conoscete, ebbene si' e' LUI.
I pezzi tagliati dall'edizione italiana precedente sono
sottotitolati con un sistema strano, ossia sopra il
fotogramma e sotto appaiono due linee orizzontali e sottili
bianche, quasi a 'contenere' il fotogramma che viene
sottotitolato. Non so se pensare ad un errore nella
sovraimpressione od a premeditato ed ulteriore moto creativo
(poi magari succede solo a me, ma ne dubito).
4. Assisteremo alla fine della bella
storia di Stanislaw Lem (da cui il film si discosta
notevolmente, specie nel finale), in arrivo sugli
schermi Hollywoodiani proprio quest'anno, con la Regia di
Steven Soderbergh per la Lightstorm Entertainment. ed
un cast quale George Clooney, Natascha McElhone, Jeremy
Davies.
Sperando non lo chiamino "Event Horizon 2, the
Solaristic Solypsism"
Dashie da IAC
Da quando l'oceano di Solaris e' stato
sottoposto ad un bombardamento di raggi x, le persone nei
ricordi degli scienziati della base hanno cominciato a
materializzarsi e ad interagire con loro. In realta' non
sono persone vere, ma cloni composti da neutrini, ma che
mantengono comportamenti umani e ricordi sbiaditi della loro
vita terrena. Lo psicologo Kris Kelvin viene inviato su
Solaris per studiare il problema, ma insieme agli
scienziati, trova il clone della sua ex moglie Khari, morta
suicida molti anni prima. Sullo sfondo, l'oceano sembra
osservare lo svolgersi di tutte queste esistenze...
Il film di Tarkovski va oltre la messa in scena
fantascentifica, offrendo diversi spunti di riflessione sui
piu' classici dilemmi esistenziali dell'uomo. Chi o cosa
siamo? Cosa significa veramente esistere, e quello che
vediamo e' cio' che realmente e', oppure un'immagine, oppure
un clone composto da neutrini, come gli ectoplasmi di
Solaris? Cos'e' la memoria? E il tetro oceano di Solaris,
cosa cerca di comunicare agli uomini? Kelvin e gli altri
personaggi si interrogano e cercano di dare le proprie
risposte.
Ma la realta' e' che siamo troppo piccoli per capire.
Grande opera del regista russo, e peccato che la versione
era spudoratamente tagliata (111' contro i 165' dichiarati
su imdb). Coraggioso Soderbergh a voler mettere in scena il
remake di un film cosi' complesso, vedremo i risultati.
Voto 8.
bax (da IAC)
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