Lucia y el sexo
(Lucia e il sesso / Sex and Lucia)
di Julio Medem (2001)
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a VM18 viaggio nel cinema (semi) invisibile
Altro caso di film schizofrenico (solo in apparenza,
stavolta): vado al cinema aspettandomi un bel filmone spagnolo turgido e
torrido con tanti paesaggi soleggiati e tante trombate in bella evidenza. E
cosi` per i primi venti minuti, anzi la regia e` talmente patinata da
risultare irritante: i colori di Formentera, i corpi degli amanti
impegnati in un
coito a pelo d'acqua, la fotografia perennemente sovresposta
e i contrasti sparati al massimo. Viene voglia di uscire dal
cinema.
Poi invece la trama si complica, e ad un certo punto non si
comprende piu` bene quale sia la realta` del film e quale quella del
romanzo che
il protagonista Lorenzo sta scrivendo. Entrambe le realta`
coesistono e corrono parallele, diversi piani temporali si intersecano
fino a far fare alla diegesi del film la stessa capriola che avviene a
quella del romanzo. E` un'idea affascinante e portata sullo schermo
degnamente, al punto che il dubbio resta: tutto cio` che abbiamo visto se
l'e` immaginato Lorenzo mentre sedeva alla tastiera del suo
computer?
E poi ci sono degli attori straordinari, una sceneggiatura
melodrammatica al punto da far storcere il naso (ma si
tratta pur sempre del romanzo di Lorenzo!) e una regia, in alcuni punti,
straziante. I paesaggi e le patinature dell'inizio assumono ben presto
connotati espressivi precisi, fino a quando il film diventa una
rappresentazione
affidabile dell'influenza del sesso sulla vita di ognuno dei
personaggi.
Montaggio strepitoso. Tenere le fila di un racconto simile
per due ore
non deve essere stato affatto semplice. "Lucia y el
sexo" e` un film onirico e sensuale, e soprattutto bello, bello, bello: i
corpi degli attori, la natura, i vestiti, i cibi (che giocano un ruolo
importante). Da non perdere, e magari raccomandabile per una
seconda visione per ricostruire tutti i dettagli non notati la prima
volta.
Claudio Castellini
Uno scrittore in crisi
creativa trova ispirazione nell'amore di una bella
sconosciuta, ma il passato e' in agguato ed e' pronto a
tornare per una resa dei conti (non) definitiva, sospesa tra
realta' e fantasia. "Non siamo altro che destino" sembrano dire i protagonisti, ma a dirigere questo
pasticcio, che arriva in Italia con due anni di ritardo dopo
avere mietuto successi un po' ovunque, non ci sono Claude
Lelouch o Pedro Almodovar, abili nel coniugare il dramma con
la commedia, il concreto con l'evanescente, ma l'aspirante
demiurgo Julio Medem. Gli elementi per costruire un
intreccio appassionante ci sarebbero. Si parla di eros,
arte, mistero, ma non si va oltre una superficie che evoca
stati d'animo senza riuscire a trasmetterli, ne' ai
personaggi, marionette dai fili impazziti che imitano una
vitale follia ma non la penetrano, ne' tantomeno allo
spettatore. Mancano infatti, nella progressione per accumulo
elaborata dal regista, la magia, il fluido, l'alchimia, in
poche parole l'essenza del cinema, che ha il potere di
rendere grande ogni storia e credibile qualsiasi
incongruenza. L'atmosfera onirica che permea il racconto non
nasce spontanea dai protagonisti e dal loro interagire, ma
e' forzata dalla regia e dalla sceneggiatura, con incastri e
lune velate tanto banali quanto inutili. L'amour-fou, la
fatalita', la liberta', non diventano quindi mai irrazionali
e soffocano sotto il peso della insensatezza. Dialoghi
risibili ed enfatici, poi, infarciscono amplessi (forse la
cosa migliore del film), nudita' e brulli paesaggi,
appesantendo la visione e ridicolizzando sul nascere
qualsiasi emozione.
Tutto risulta percio' gratuito, dagli sviluppi narrativi,
con i personaggi sviliti a pedine di un gioco in scatola,
allo stile visivo, con una onnipresente fotografia
desaturata che finisce per uniformare le immagini
appiattendone ogni implicazione. Nonostante la complessita'
della costruzione narrativa, con continui rimandi tra i
diversi livelli del racconto, lo spettatore, pur spaesato,
non resta mai sorpreso e la geometria artificiosa degli
improbabili incontri/scontri crea un melodramma raggelato.
Ha meno pretese e diverte di piu' una telenovela. Resta la
bellezza della protagonista, la neo-diva Paz Vega, unico
vero traino a un film che si presenta tanto ambizioso quanto
vacuo e irritante.
Luca Baroncini
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un viaggio nel cinema erotico/hard d'autore