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Momo alla conquista del
tempo
Versione "mollicata"
"Una splendida fiaba per grandi e piccini, che fà
riflettere sui grandi temi del nostro tempo e ci regala
attimi di vera poesia. D'Alò è un maestro del cinema di
animazione, e come i grandi maestri trova il modo di dire
cose importanti senza annoiare. In questo splendido film una
ragazzina, di nome Momo, ci ricorda che è sempre possibile
ritrovare il tempo di amare, anche in un mondo che sembra
sempre più preda dei miti dell'efficienza e dell'economia.
Consigliato alle mamme, che si stupiranno nel vedere come i
loro bambini siano capaci di accogliere con consapevolezza e
leggerezza, come e più dei loro genitori, un invito a
riflettere sulla nostra condizione. Consigliato ai papà,
che troveranno in Momo una spinta a cercare di aver più
tempo da dedicare loro. Consigliato anche a tutti quei
manager, iper-impegnati e azzimatissimi, effigi del nostro
tempo convulso e frenetico, che vi troveranno lo specchio
della propria incapacità di amare e di essere amati. Il
tutto accompagnato dalla bellissima musica di Gianna Nannini."
Versione "arrabbiata"
" Un film sbagliato. I momenti migliori si trovano
nelle scene di passaggio, quando l'azione si ferma, e le pur
belle immagini acquistano un senso poetico che nel resto del
film è del tutto imbrigliato in una vicenda scalcagnata e
arruffona.
La sequenza della nave immaginaria e l'ascensione di Momo
verso il regno
delle ore (non si tratta della rivista, porci!) è quanto di
più lieve si riesca a immaginare, e mi ricorda tanto le
atmosfere della balena Giuseppina. Il 'messaggio' (è
proprio questo il caso di parlare di 'messaggio', visto che
non c'è niente a giustificare termini meno banali e viste
le spudorate intenzioni pedagogiche di D'Alò) e quanto di
più semplice si possa concepire. Presi tra le spire dei
ritmi produttivi del terzo millennio, gli uomini stanno
perdendo il senso del tempo, regalando la propria esistenza
a un Moloch tanto invadente quanto sfuggente e subdolo.
L'amore, la famiglia e l'amicizia vengono sacrificati
sull'altare dell'efficienza, i giardini dei nostri affetti
si seccano, i vialetti dei nostri sentimenti si ricoprono di
grigio asfalto. Quello che potrebbe essere un intreccio
degno di un episodio di barbapà, si trasforma in una specie
di ibrido tra Matrix e "vivono tra noi". E quello
che accade quando si vuol cercare di fare a tutti i costi un
cinema 'intelligente' e si va in cerca del consenso
strizzando l'occhio al mercato e alle mode e esibendo allo
stesso tempo un certo riguardo per la critica sociale e
un'attitudine falsamente ribelle e disincantata.
I personaggi recitano a soggetto, i dialoghi sono ripetitivi
e monotoni, l'intreccio è incomprensibile e nebuloso.
Graficamente molto bello (richiama vagamente i fumetti di
Micheluzzi e la scuola belga) e con non poche invenzioni
interessanti e spassose (le riunioni dei grigi sono
divertentissime).
Il tutto condito dalle schitarrate roche e ormai penosamente
demodé della Nannini."
La Verità, ovviamente, starà nel mezzo. Boh!?
Adamski (da IAC)
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