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Videodrome
Videodrome e un film seminale,
affascinante nella sua raffazoneria, e da qua che cronemberg
lancia il suo percorso originale per cui ad una realtà più
ampia e virtuale deve corrispondere una nuova carne,
preciserei io un nuovo ricettore di neuroni, non c'è più
confine tra sogno e realtà come non ce più demarcazione
tra reale e virtuale, videodrome è antesignano di quella
maniera di trattare la materia filmica che caratterizzerà
in parte il decennio successivo, non solo al cinema, ma
anche in pubblicità, nel videoclip e addirittura in alcune
sperimentazioni TV. Il testo si nega e nega la possibilità
di distinguere il piano della realtà da quello dell'
allucinazione. Il tema è evidentemente la televisione,
l'ipnotizzatore che comporta l'esposizione catodica e la
proprietà manipolatrice del mezzo.
Videodrome è la
trasmissione di un segnale , uno dei tanti segnali
televisivi socialmente pericolosi e non una funzione del
medium, non un messaggio, ma un input subliminale
indipendente da una rappresentazione, il cui scopo non è
mostrare ma incidere direttamente sul sistema nervoso. La
visione viene così ingollata dal corpo attraverso una
metamorfosi fisica e lo spettacolo abolito. Questo sistema
d'informazione perde così i suoi referenti nel mondo reale.
Il reale viene distrutto e ricostituito in un iperreale che
è reale in quanto fatto fisico, tangibile, materiale, ma
che ha perso ogni legame con il vecchio mondo da cui prende
forma. Il corpo continua in qualche modo ad esistere, ma
androide, fuso nella macchina, una sintesi biomeccanica,
"una video-parola fatta carne". Non c'è più un
individuo che fruisce una tecnologia, la acquisisce
materialmente, dentro di sé, protesizzandosi, mutando in
una nuova forma, in "nuova carne". Il vecchio
corpo esiste solo nell'iperrealtà del corpo monitorizzato.
Il primo personaggio che ci viene presentato, la
segretaria, è un'immagine video preregistrata, appartenente
ad un altro tempo e ad un altro spazio. La prima apparizione
di Nikki Brand è tradotta da uno schermo, e così apparirà
per tutta la seconda parte del film. Brian O'Blivion, come
ce ne dà notizia già il nome, esiste solo nel ricordo
impresso sul nastro magnetico, il suo non-essere /
neo-essere si confonde abilmente con l'essere
"normale", biologico, senza che nessuno ci faccia
caso. Max Renn va a penetrare l' enorme bocca di Nikki che
uno schermo vivo e sensuale ospita avidamente e colma
l'antica assenza, affondando in quella mammella negata e
ritrovata, che l'essere tecnologico gli offre. Durante la
sua performance sado-maso al Videodrome show frusterà il
simulacro, lo schermo in cui come in un peep-show appaiono
due delle tre divinità femminili che formano l'antica
triade di madre-moglie-figlia, Marsha e Nikki. Quello che
viene presentato è un universo fatto di forme in
trasformazione, in cui i concetti di presenza e spazialità
assumono accezioni nuove. I referenti fuori dallo schermo
video scompaiono inesorabilmente, inglobati nello spazio del
nuovo mondo e Max Renn vive questo processo di
destrutturazione e ristrutturazione del reale direttamente
sul suo corpo trasformandosi in un videoregistratore
umano finalmente capace di leggere la nuova realtà ed
essere programmato per essa. Alla evoluzione corporea dei
personaggi corrisponde quella degli oggetti della
tecnologia: televisori e videocassette si umanizzano,
vivono, respirano e trasmettono la loro sensualità.
Nel
momento in cui perde il suo carattere di referente, il reale
non viene però perso, esso subisce uno spostamento
epistemologico radicale in congruenza del quale viene
trasformato in nuova forma. Questa trasformazione viene
espressa dalle attività della Spectacular Optical,
dall'ambizione fascista di ripulire l' America e
controllarne l'intera organizzazione sociale attraverso il
dominio del mercato audiovisivo. E' attraverso il casco
fornito da questi cospiratori che la visione di Max si fa più
implosiva, carnale, viscerale, il suo corpo diventa il luogo
delle percezioni interne e, simultaneamente, delle
manifestazioni esterne. A questo punto del film si giunge ad
un nuovo regime visivo in cui ciò che Max esperisce non è
più riconoscibile, ogni tentativo di scindere la realtà
dell'allucinazione dalla realtà effettiva risulta vano, i
punti di vista sono sempre più frammentati e le scene che
si susseguono assomigliano sempre più a scatole cinesi,
fino alla reiterazione potenzialmente infinita della
sequenza finale. Da questo momento in poi non si esce più
dal piano dell'allucinazione, le immagini indotte dal casco
si inseriscono nella consecutio temporale
"normale" provocando una continua mis en abime
dello spettatore. Max Renn è ormai completamente in balia
degli eventi, il suo condizionamento coincide con il suo
desiderio di non essere più indipendente dalla tecnologia.
Ridotto a videoregistratore umano, riceve Videodrome dentro
di sé attraverso l'orefizio vaginale apertosi nel ventre,
si lascia programmare, deprogrammare e riprogrammare,
diventa una biosintesi, una "video-parola fatta
carne", per proclamare infine "morte a Videodrome,
gloria e vita alla nuova carne" nel catartico suicidio
conclusivo di cui non sappiamo se ne sia attante o eterno
spettatore. Evidentemente il suo post-modernismo risiede
anche altrove: nel pastiche dei generi a cui fa riferimento.
E' infatti possibile una lettura economica, politica,
sessuale, morale del testo, una sua affiliazione al film
horror e splatter, un'identificazione con la detective
story, per non parlare del legame estetico con tutta l'arte
spazzatura, in particolare la pornografia e lo snuff movie.
Zero Cool (da IAC)
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