|
|
Windtalkers
di J.Woo
Con Nicholas Cage

John Woo, ancora. Comincio subito con una
polemica: non capisco ancora chi va' a vedere un film di
questo regista e si aspetta trame complicate,
verosimiglianze, punti di vista dei nemici, eccetera. Non e'
quello il cinema di Woo: il suo e' un modo di rappresentare
la realtà barocco, pirotecnico e contemporaneamente intimo
e sofferto: chi non si e' accorto che tutto questo e'
presente anche (se non più del solito) in
"Windtalkers" non ha capito l'essenza del pensiero
di questo regista; John Woo non e' solo "colombe"
e "due pistole in due mani", John Woo e'
soprattutto onore, amicizia virile, a scapito di tutto il
resto, amore compreso.
Ditemi: cosa manca di questo nel suo ultimo film? Niente,
anzi: tutto e' amplificato, elevato all'ennesima potenza,
perché qui l'amicizia e' nata pur se non voluta, l'amore e'
odiato pur se insistente, l'onore indelebile e sofferto, ma
così come i protagonisti cercano di evitare le pallottole,
alle volte, e' quasi impossibile non esserne colpiti,
nonostante tutti gli sforzi, nonostante tutte le tattiche
elusive.
Così il personaggio di Cage (perno di tutta la vicenda, che
ha come scusa e solo come sfondo la guerra) deve affrontare
i suoi fantasmi: quelli morti per il suo senso
dell'obbedienza, quelli della realtà esterna al campo di
battaglia, quelli del suo handicap, quelli dell'amore: tutti
segnali che quasi gli precludono la possibilità di vivere
l'unica vita che conosce e che contemporaneamente teme,
quella che nasce dalla morte che lui avidamente e
bestialmente impartisce ai suoi nemici, fantasmi anch'essi
di un nemico quasi irreale, intangibile, che a volte cambia
sponda, fosse solo per aver imboccato una strada sbagliata.
Ed e' bello notare, nelle varie sottotrame, la delicatezza
del senso di coesione tra due culture diverse che provano a
conoscersi dati da un flauto e da un'armonica a bocca che
suonano assieme, alcune volte convivendo e alcune volte
scambiandosi i ruoli (il protetto basito e spaventato che
diventa protettore assetato di sangue, o gli alleati che
diventano per errore nemici, o ancora il codetalkers che
diventa giapponese - gli ennesimi "Face/Off"
inseriti con classe nella trama). Tutto questo unito a
magistrali scene d'azione, battaglie corali in immensi spazi
aperti, esplosive e roboanti coreografie di morte, mentre lo
sguardo si posa e chiede "chi e' il vero nemico?".
Se non e' cinema questo...
mAx (da IAC)
Recensioni
Home Archivio
|
|
|