Addio del passato…
di Marco Bellocchio
Nato come lavoro di
commissione da parte del comune di Piacenza al regista, il
bellissimo mediometraggio dedicato dal regista alla Traviata
di Verdi si trasforma subito in uno struggente inno d’amore
alla sua città natale. L’idea di partenza è molto
semplice; presentare le aria più famose dell’opera
facendole cantare dai personaggi più svariati; partendo da
una ragazza di 15 anni che vuole entrare nel mondo della
lirica, ad un gruppo accanito di melomani che si riuniscono
in un bar, ad un baritono che ironizza sulla bruttezza delle
parole del libretto dell’opera, ma che sottolinea come
alla fine dell’aria Di Provenza il mare, il suol
scoppino sempre gli applausi.
Dunque un omaggio all’opera
di Verdi, ma anche una riflessione sulla piacentinità di
verdi. Difatti non mancano le solite frecciate ai parmensi,
e si ribadisce come Verdi amasse molto Piacenza, tanto da
stabilirsi in una villa che si trova nella provincia di
quest’ultima. Parallelamente alle vicende di Violetta,
scorrono le immagine della città nel presente e nel
passato, dalla piazza Cavalli inquadrata al mattino ai
filmati amatoriali ritrovati chissà dove che raffigurano
una gita al Trebbia o un carnevale in lambretta di molti
anni fa, accompagnato dal coro Largo al quadrupede sir
della festa. Sorge un dubbio; è solo Violetta a
dare l’addio alla vita, o forse è lo stesso regista a
voler forse salutare per sempre la sua città? Tanto odiata
e amata al tempo dei Pugni in tasca, forse non la guarda ora
con molta nostalgia, sentendosi allontanato dal mondo
mostrato in quei vecchi super 8?
Ma l’addio del titolo
potrebbe anche essere dato al mondo della lirica, finito con
i dischi della Callas ascoltati dalla ragazza e con la
cantante anziana che canta l’ultima aria dell’opera E’
strano
Bellocchio riesce a far
coesistere in un modo mirabile le vicende dell’opera e gli
interventi ora ironici ora malinconici degli amanti della
lirica, creando un insieme di grande fascino. La sequenza
finale con il montaggio delle varie Violette che cantano
dalla ragazza alla vecchia soprano è molto suggestiva e
commovente. I titoli di coda scorrono con una soggettiva di
qualcuno in macchina che si allontana nella nebbia da
Piacenza; si tratta forse del saluto definitivo di Violetta
(o di Bellocchio stesso) ad una città e ad un mondo
scomparsi per sempre
Mauro Madini
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