ATANARJUAT
(Atanarjuat the fast runner / Atanarjuat il corridore) di Zacharias Kunuk (2001)

E` tutta una questione di cultura, capire i film,detta cosi` e` una banalita` alla Alberoni, ma e` tragicamente vero. Faccio un esempio. Da queste parti c'e` cosi` tanto freddo e poca luce d'inverno che non esistono i balconi, ma le bay window, e tambien praticamente non esistono scuri. Tende, voglio dire, tendine alle finestre: non usano, semplicemente. A questo aggiungiamo che parecchie tenement house hanno la bay window al piano terra. Risultato: girando la testa mentre si passeggia per io quartieri residenziali, a Edimburgo, ti puo` capitare di osservare le famiglie scozzesi in allegra intimita`, senza nessun problema. Ma perche' non metti una tendina - dico io - cosi` eviti che la gente ti veda mentre costringi la moglie al quotidiano fish&chips? La risposta e` tutta culturale: perche' la gente NON guarda nel mio salotto, mentre passa per strada. E` cosi`, e` un fatto culturale: fin da bambini li hanno educati ad una certa riservatezza, e questo fatto fa parte del loro DNA. Immaginate la stessa situazione in Italia... Quindi per afferrare --- dico soltanto afferrare --- il senso di un film bizzarro come ATANARJUAT ci vuole un sacco di cultura, e la volonta` precisa di immergersi in una societa` talmente astratta da noi da mettere chiunque in seria difficolta`. A me e` riuscito in parte, tant'e` che dopo le due ore ho cominciato ad annoiarmi un tantino. Manteneva alta la concentrazione la fotografia iperbolica dei paesaggi canadesi eschimesi, il sole sempre ad altezza tramonto, le nuvole stagliate nel cielo come serigrafate, e colorate di sette tonalita` diverse. La storia, basata su una leggenda Inuit, racconta dello spirito maligno che si impossessa di una delle famiglie della comunita` Inuit di Igloolik (realmente esistente, si trova nel gelido nord canadese) scombinando i disegni pacifici dei vecchi, causando un omicidio, tanto odio, uno stupro e una riconciliazione finale con macumba. Niente di nuovo quindi: amore, rancore, vendetta, doppia vendetta con perdono e l'interessante idea che il Male e` esterno all'uomo, e come entrato nel suo cuore puo` venirne scacciato.

Il bello del film sono --- per tornare a quel che dicevo all'inizio --- le abitudini, i costumi, le usanze di un popolo talmente lontano, minuscolo e sconosciuto da strabiliare. Il grasso di foca unica sorgente di riscaldamento, le pelli di foca come abiti, la neve e il ghiaccio parti integranti della vita di ognuno; la promiscuita` sessuale totale; la vita scandita dalle migrazioni dei caribou, dei leoni marini; vissuta in comunita` di trenta/quaranta persone, piu` i cani. ATANARJUAT e` fondamentalmente questo: un profondo reportage sul popolo Inuit. Il primo e finora unico film in lingua, costumi e scenari Inuit, recitato da Inuit e soprattutto nell'assurda lingua Inuit, che dal fondo della mia ignoranza suonava come cinese mescolato al finlandese. Cinematograficamente non impressionante direi, escluse almeno due sequenze: Atanarjuat che corre nudo sul pack fino ad escoriarsi i piedi; e Puja, la sorella del cattivo, che lo seduce facendosi riscaldare le mani. E` un film da vedere, forse non propriamente avvincente ma utile.

Claudio Castellini

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