JEEPER SCREEPERS
Regia
di Victor Salva, USA 2001
Se la memoria non
inganna, per trovare qualcosa di molto simile al furgone
mezzo arrugginito, targato “BeatNU” (beating you,
“ti pesto di botte”), e guidato da uno sconosciuto che
insegue e tampona tranquilli automobilisti, bisogna
tornare indietro sino a quel piccolo capolavoro di suspense che è Duel, di Steven Spielberg (sceneggiato
dall’insuperabile Matheson, quello di “Ai confini
della realtà”). Che la citazione sia voluta (come pare)
o no, rimane il dato puro e semplice, cioè il terrore che
quest’apparizione provoca nei due giovani protagonisti e
nel pubblico (una decina di persone, in un lunedì di fine
agosto nella città ancora semi-deserta). È la prima
scena concitata di questo horror, presentato dalla
Zoetrope di Coppola, che pare voler finalmente
accontentare chi in sala cerca brividi di paura, pura e
semplice, con una spruzzata – se possibile – di
raccapriccio.
Un dialogo iniziale introduce Darry e Trish, fratello e
sorella in viaggio verso casa lungo un’interminabile
strada di campagna che attraversa tutto lo stato. La
scelta di una coppia di protagonisti piuttosto inedita è
l’espediente giusto per evitare qualsiasi sottotesto
romantico-sessuale, e concentrare tutta l’attenzione
sull’azione e lo spavento.
Non bisogna aspettare molto prima di entrare nel vivo. I
due decidono di esplorare la chiesa abbandonata, sotto la
quale si trova la tana del mostro – un incubo a metà
tra la Cappella Sistina e Society di Yuzna. La cura
con cui è fotografata questa scena (in cui l’occhio
della mdp si abitua gradualmente alla scarsa
illuminazione, come un occhio umano, rivelando poco a poco
l’orribile spettacolo dei corpi straziati e cuciti alle
pareti) rivela un prodotto ben confezionato, pur senza
grandi pretese, se non quella di intrattenere in modo non
troppo banale. Senza grandi spiegazioni sull’origine del
demone, sulle sue abitudini e sulla sua presenza su questa
terra, al pubblico non resta che godersi lo spettacolo di
questo piccolo horror, girato e montato con ritmo.
A parte una o due battute di dialogo, in Jeeper
Screepers non ci sono le tonnellate di ammiccamenti
allo spettatore, nel segno dell’auto consapevolezza
meta-cinematografica, che da Scream in poi, hanno
segnato indelebilmente l’horror movie. Né si
troveranno le complicatissime e indecifrabili situazioni
post-Sixth Sense, per arrivare ai chiarimenti delle
quali bisognerà aspettare la fine del film, dove si capirà
di aver assistito alla vicenda dal punto di vista che meno
ci si sarebbe aspettati (e penso al pessimo Soul
Survivors, ma anche al più riuscito The Others).
Qualche caduta di tono (il demone che saltella sul tetto
dell’auto come fosse un ninja uscito da La
tigre e il dragone) e qualche spavento ottenuto con
facili espedienti (che, in ogni modo, appartengono in
pieno al repertorio del genere) completano il quadro.
Anche se la storia del demone che si ciba delle sue
vittime, tornando in vita ogni ventitré anni, non è
particolarmente originale (così come il look del demone
stesso), i novanta minuti scorrono piacevolmente,
regalando diversi sussulti, la giusta dose di ironia e un
finale spiazzante. Certo, non è il primo horror che
finisce male, eppure colpisce ugualmente la chiusura
repentina, senza nemmeno l’ovvio “scontro finale”
con il mostro. L’ultima truculenta inquadratura –
ovviamente - lascia la porta aperta ad un ritorno del
demone canterino, nell’inevitabile sequel.