Le Grand Bleu
Di Luc Besson
Italia-Francia 1998
La storia di Enzo Molinari e Jacques Mayol,
due uomini i cui destini
sono stati uniti dalla comune passione per il diving.
Dalla morte del padre, fino alla sfida nelle acque di
Taormina, la
vita di Mayol trascinerà gli spettatori nelle profondità
marine, e
negli abissi dell'amore per la natura.
La coppia Besson- Reno torna sugli schermi, in una versione
primitiva
in un film sul mare, fatto da chi ama il mare.
E' questo il messaggio de "Le grand bleu", diretto
da Besson 14 anni
fa, per esplorare gli abissi della psiche umana, attraverso
quelli
marini.
Sbloccata la distribuzione, nel 2002, è stato presentato
alla XIX
edizione del Festival Europacinema.
Sembra infatti che Maiorca ne avesse bloccata l'uscita in
Italia,
perché offeso dalla rappresentazione di lui fatta, sullo
schermo.
Evidentemente non conosceva la chiave di lettura del cinema
di Besson.
Regista dell'eccesso, e del sopra le righe, associabile per
trasposizione nel mondo della moda all'enfant terrible
Gaultier (che
per lui ha disegnato i costumi del "Quinto
elemento"), immerge i suoi
personaggi in un mare profondo, e li lascia galleggiare come
zattere
alla deriva, alla ricerca del loro io.
Persone che s'inseguono, senza mai afferrarsi.
Ognuno di loro è esagerato e grottesco, ma totalmente
insignificante
se paragonato all'immensità del mare.
Ogni eccesso deve essere perdonato, perché si tratta di una
dichiarazione d'amore e non di una rappresentazione
veritiera.
Diventa così accettabile bypassare una patetica immagine
degli
italiani "spaghetti e chitarra", tronfi ignoranti
mafiosi, così come
degli americani, caotici personaggi da fumetto.
Jean Marc Barr deve essere il tramite per un lungo tuffo fra
i flutti,
piuttosto che un bambolino sperduto, con grandi occhi da
cerbiatto.
Capito questo, saranno tollerabili le riprese a volo di
gabbiano stile
"tonno Nostromo", e i tuffi di acrobatici delfini
in contatto
telepatico col protagonista.
Non si tratta solo di un confronto fra l'uomo e la natura.
Mayol ed
Enzo vanno oltre i limiti, per capire cosa c'è
"dall'altra parte",
completamente compenetrati dai misteri marini.
Una fuga dal mondo, ma anche un ritorno alle proprie
origini.
I due sub si perdono volontariamente nei flutti, consapevoli
che il
loro posto, è in quegli abissi, sicuri nella vita, come
nella morte,
in quello che è un accogliente liquido amniotico.
Finezza estetica riservata al prologo, realizzato in un
elegante
bianco e nero virato al blu, che spara i bianchi di Grecia,
e fa
risaltare la distesa marina quale unica etoile.
Non è possibile parlare di un brutto film, ma semplicemente
di un film
di quasi vent'anni fa, che come tale mostra ingenuità e
limiti,
attraverso le tecniche e i protagonisti dell'epoca.
Maggie
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